Trevigiano

Ca’ Foncello: «Sale operatorie al collasso, lavoratori sul piede di guerra»

«L’impegno dell’Ulss 2 nel risolvere le criticità di organico e orari lavorativi in capo alle sale operatorie non è stato mantenuto e oggi ci troviamo di fronte a una grave situazione di sofferenza per i lavoratori e le lavoratrici del Ca’ Foncello, soggetti a turni anche di 12 ore, programmazione turnistica sempre in estremo ritardo e caotica gestione dell’attività aggiuntiva svolta al fine di smaltire le liste d’attesa». Parole di Marta Casarin, segretaria generale della Fp Cgil di Treviso che, giovedì 28 ottobre, punta il dito e pensa già ad una mobilitazione del personale ospedaliero qualora i necessari provvedimenti non venissero attuati dai vertici dell’Ulss 2.

La carenza

«La mancanza di personale sanitario addetto alle sale operatorie del presidio trevigiano non è cosa nuova, anzi è ormai da anni che la nostra posizione critica e di allarme non viene dovutamente considerata, scivolando con l’andare del tempo lungo una piega che porta il sistema dritto dritto verso il collasso – tuona la segretaria generale della Fp Cgil di Treviso – La situazione è più che inquietante e i lavoratori sono allo stremo, dentro un quadro di confusione e disagio che sta per esplodere. Ci troviamo di fronte a una molteplicità di problematiche, legate alla gestione dei turni, lunghi anche ben oltre l’orario lavorativo previsto e fino a 12 ore consecutive, con un aggravio di fatica non da poco. Lo straordinario è ormai un fattore consolidato, ma senza un preventivo accordo sindacale e in barba alla normativa. E anche la pronta disponibilità non è più un’eccezione e va molto oltre la soglia prevista dal contratto nazionale. La turnistica stessa non è programmata per tempo, non dando modo ai lavoratori di disporre i loro tempi di vita. Per risolvere la questione del recupero delle liste d’attesa poi – evidenzia Casarin – si va ben più in là dell’orario istituzionale delle sale operatorie, impattando sui reparti di degenza, in orari serali a numeri ridotti, la delicata fase del ricovero post operatorio.

Rischio collasso e sciopero

L’organico già in sofferenza non è mai stato rafforzato negli ultimi anni e ora ci troviamo ad affrontare quello che la stessa direzione dell’Ulss definisce un picco degli interventi operatori – aggiunge Casarin – e così la situazione potrebbe portare presto al collasso. Inammissibile far pesare ancora al personale le falle del sistema in termini numerici, le mancanze organizzative e gestionali e anche quelle della troppo aleatoria programmazione medica. Per questa ragione siamo pronti alla mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici se in tempi più che brevissimi non saranno affrontati i problemi e messi tutti nelle condizioni di operare al meglio, a garanzia della salute dell’utenza» conclude la sindacalista trevigiana.

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