Veneto

Trivelle: una nuova minaccia per il Delta del Po?

Grazie al nuovo emendamento, autorizzate le concessioni a scavare il fondale a diverse società tra cui Eni, Agip, Edison e Total. 15 in ambito nazionale, una nel Delta del Po.

Il caso

Rovigo. Il maremoto sulle trivelle torna a scuotere le acque, solitamente calme, del Delta del Po e apre una nuova falla anche nel governo. Torna infatti ad aggirarsi lo spettro delle trivellazioni davanti alla foce del grande fiume, trivellazioni che – con il conseguente aumento del livello del mare – sarebbero in grado di mettere in pericolo anche il futuro della città di Venezia. Lo scorso 24 gennaio è infatti arrivato il via libera al DL semplificazioni dalle Commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici; lunedì è programmata l’approvazione definitiva a Palazzo Madama. L’emendamento è stato messo a punto con difficoltà dal Governo giallo-viola, dopo un forte scontro tra M5S e Lega: il Movimento si era schierato totalmente a favore dell’ambientalismo, preoccupato della possibile erosione dei fondali; la Lega si era invece posta a favore di chi ritiene la ricerca di idrocarburi fondamentale per lo sviluppo energetico del Paese. L’emendamento al DL semplificazioni approvato in Commissione blocca per 18 mesi le nuove trivellazioni in mare: sono però escluse le concessioni già in essere, con la conseguenza che le trivellazioni a largo del Po possono continuare.

La denuncia di Bonelli

All’interno dell’emendamento si nasconderebbe quindi, in realtà, un via libera a 15 nuove trivellazioni: «l’intesa siglata da M5S e Lega autorizzerà 15 nuove trivellazioni, tra cui una di fronte al Parco del Delta del Po all’interno delle 12 miglia». Questa la denuncia di Angelo Bonelli dei Verdi a proposito dell’emendamento approvato in Commissione al Senato. Sono previsti 15 nuovi impianti di trivellazione, dei quali 4 in mare e 3 nel Mar Adriatico. L’effettuazione di nuove trivellazioni sarebbe  possibile, secondo Bonelli, dalla «norma che fa salve dalla sospensione di 18 mesi le istanze di concessione in essere alla data di entrata in vigore della legge e a queste se ne potranno aggiungere altre sino alla data di pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale». Tra le istanze, presentate in particolare dalle società Eni, Agip, Edison e Total, afferma con preoccupazione Bonelli, c’è quella «relativa al permesso che porterà ad estrarre idrocarburi di fronte al Parco del Delta del Po e – caso eccezionale – all’interno delle 12 miglia marine attraverso un’interpretazione abnorme del Decreto Sviluppo del 2012».

Le repliche del Governo

Vannia Gava, leghista, Sottosegretario all’Ambiente, conferma la ricostruzione: «nessun blocco delle perforazioni in corso – ha affermato – al termine di un lungo confronto abbiamo arginato alcuni eccessi ed evitato la sospensione delle proroghe delle concessioni in corso e ai procedimenti pendenti». Anche il leghista Paolo Arrigoni, coordinatore del Dipartimento Energia, spiega: «Grazie all’intervento della Lega sono salve le trivellazioni in corso. Se è vero che si sospendono le nuove ricerche, continuano le estrazioni di idrocarburi e di gas e non vengono sospesi nemmeno gli iter autorizzativi di rilascio di nuove concessioni di estrazione».

Il progetto

Tra queste nuove concessioni, vi sarebbe anche quella detenuta dalla Po Valley Operations pty ltd, società australiana in attesa della valutazione di impatto ambientale per iniziare le estrazioni presso il giacimento “Teodorico” al largo delle foci del Po. La piattaforma offshore dovrebbe essere realizzata proprio nel territorio del Polesine, a cavallo tra le province di Rovigo e Ferrara, nel bel mezzo del Delta, sopra due giacimenti di gas connessi, Carola ed Irma, già perforati anni addietro dall’Eni. Verrebbero costruiti, perciò, due pozzi di 1.500 metri di profondità e una conduttura lunga 12 chilometri. Secondo i progetti presentati dalla Po Valley, le attività di perforazione e sfruttamento comporterebbero, dopo un periodo di 20 anni, una “subsidenza” (cioè un abbassamento del livello del mare) di 10 centimetri in prossimità della struttura e di 2 centimetri in un’area di ben 35 chilometri quadrati.

La posizione del Movimento

Dal Movimento intanto arrivano dichiarazioni opposte rispetto a quelle della Lega: «Tutte le richieste di trivellazione che arriveranno sul tavolo del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa non verranno firmate», fanno sapere fonti vicine al Vice Ministro Di Maio. Luigi Di Maio ha affermato che «il nostro paradigma di sviluppo è sostenibile, non possiamo rischiare che il nostro mare venga ricoperto di petrolio, puntiamo sul sole e sulle rinnovabili». Di Maio continua in diretta Facebook, evidenziando che «un passo importante per il cambiamento è lo stop alle trivelle, che non vuol dire meno sviluppo ma sviluppo diverso». Ma Bonelli, che in un tweet ha definito l’intera vicenda «il bluff delle trivelle», risponde agli annunci di Di Maio: «queste dichiarazioni del Governo – sostiene – sono smentite dall’accordo tra Lega e M5S, quindi i casi sono due: o in Parlamento verrà votato un nuovo emendamento che annullerà questo, oppure Costa afferma che non rispetterà la legge».

Le voci del Polesine

Contro l’emendamento del Governo sulle trivellazioni si schiera, in ambito provinciale, il Consigliere Regionale Graziano Azzalin, PD: «le motivazioni per il no alle trivelle per cui ci siamo mobilitati tre anni fa sono ancora valide, per questo è grave il silenzio di Zaia che non apre bocca per non contraddire il proprio capo. Non vogliamo che si ripetano i drammi del passato perciò è doveroso continuare a mobilitarsi in difesa del territorio, indipendentemente dallo schieramento politico». Fa sentire la sua voce anche la Consigliera

Patrizia Bertelle, di Italia in Comune, che ricorda come il Delta sia una regione «che conosce bene gli effetti dell’estrazione del gas metano dal sottosuolo, che interessò il nostro territorio negli anni ’60». Preoccupazione viene espressa proprio dal mondo dei lavoratori del mare: Giuliano Zanellato, presidente della Cooperativa dei pescatori Pila Mare, ritiene che gli scavi vadano «fatti da altre parti, non qui da noi: altrimenti ci porterebbero via ulteriori zone di pesca».

 

Si tratta davvero di un tema di assoluto rilievo, che merita l’attenzione e l’impegno di tutte le Istituzioni e delle parti sociali per le conseguenze enormi che ha sull’economia regionale.

 

 

Pierfrancesco Divolo

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