Veneto

Uguale al pass di Hitler. Lega silura la vicentina

Il Green pass come il passaporto genealogico istituito da Adolf Hitler che certificava l’appartenenza alla razza ariana: questo ha scritto su Facebook la leghista Franca Mattiello che ieri, se solo non fosse mancato il numero legale, sarebbe entrata a far parte del consiglio comunale di Vicenza al posto del dimissionario Filippo Busin. Ma la prossima neo consigliera comunale rischia l’espulsione dalla Lega: «Parole così non sono degne di chi vuole ricoprire un ruolo di amministrazione, la Lega si dissocia e prenderà provvedimenti nei confronti della militante», ha detto il commissario della Lega veneta, il deputato Alberto Stefani. Sulla stessa linea il capogruppo degli zaiani in consiglio regionale, Alberto Villanova: «Il post di Franca Mattiello è incommentabile, deve scusarsi».

La storia

Il post incriminato è stato pubblicato su Fb da Rialzati Italia, un gruppo social pieno di teorie no-vax, e fa un confronto con il Green pass e l’Ahnenpass voluto da Hitler. Testuale: 1933 Adolf Hitler istituisce il cosiddetto Ahnenpass. Serviva per accedere agli uffici pubblici, ai teatri, alla scuola, agli autobus, al lavoro, viaggiare, etc. 2021, la storia si ripete nonostante avessimo giurato di non lasciar più accadere una cosa. Quel post viene condiviso da Franca Mattiello, militante leghista che ieri doveva entrare in consiglio comunale a Vicenza al posto del dimissionario Filippo Busin. Non solo: a Vicenza c’era anche chi ipotizzava un suo prossimo ruolo nella giunta di Francesco Rucco. L’accostamento del Green pass al passaporto ariano di Hitler ha provocato una bufera, ma la leghista non si è scomposta: «Voi giornalisti parlate solo di Covid. Non parlo di pettegolezzi», ha detto al Giornale di Vicenza, rifiutandosi di spiegare perché ha condiviso il post che equipara il Green pass all’Ahnenpass. Anche perché chi oggi non ha la Certificazione verde può andare comunque in piazza a protestare, chi non aveva l’Ahnenpass finiva nei lager.

Le reazioni

I primi a intervenire sono stati gli esponenti del partito Democratico. «Salvini non ha nulla da dire in proposito?», ha scritto su Twitter la presidente dei senatori dem, Simona Malpezzi. L’eurodeputata Alessandra Moretti: «In una delle regioni più colpite dal Covid e che ha pagato un prezzo altissimo di morti, il post negazionista rilanciato da Franca Mattiello è un oltraggio alle vittime oltre che alle decine di migliaia di professionisti che nelle istituzioni e nella sanità hanno speso l’ultimo anno e mezzo per salvare vite. Luca Zaia dovrebbe intervenire e imporre le dimissioni da qualsiasi carica pubblica di Franca Mattiello». Il capogruppo in consiglio regionale Giacomo Possamai: «Chi fa simili paragoni non dovrebbe stare nelle istituzioni». Anche i renziani di Italia Viva si sono fatti sentire con la senatrice Daniela Sbrollini.

La Lega la scarica

Durissima la reazione della Lega. «L’accostamento tra Green pass e certificato genealogico di Hitler è assolutamente inaccettabile e raccapriciante», ha detto il commissario veneto della Lega e deputato, Alberto Stefani. Che ha annunciato sanzioni: «La Lega si dissocia, quella espressa da Franca Mattiello non è la posizione del partito. E prenderemo provvedimenti nei confronti della militante nel più breve tempo possibile». Anche gli zaiani in consiglio regionale prendono le distanze dalla leghista vicentina: «Il post di Franca Mattiello è incommentabile, il paragone a livello storico improponibile, sono frasi che troviamo nei cartelli dei no-vax anche contro il nostro governatore della Regione», dice Alberto Villanova, presidente del gruppo Zaia Presidente nell’assemblea legislativa veneta. Che aggiunge: «Franca Mattiello deve scusarsi e deve farlo in maniera molto esplicita, tanto più che in queste ore i ministri della Lega hanno votato a favore dell’estensione del Green pass nel mondo del lavoro. Parafrasando il nostro governatore, mi verrebbe da dirle: prima de postar, tasi».

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