Veneto

Vaccinazione non prima di fine estate 2021

Lunga come l’anno del Covid. In Veneto la sospirata campagna di vaccinazione 2021, la più estesa e capillare nella storia, esordirà nell’ultima settimana di gennaio, privilegiando i segmenti di popolazione più esposti e fragili, per protrarsi «fino alla conclusione dell’estate». È questo l’arco temporale evocato da Luca Zaia, che prevede un’ampia adesione da parte della popolazione (4,9 milioni gli abitanti censiti, neonati e antiVax inclusi) e annuncia un ventaglio “creativo” dell’offerta tra ospedali, distretti, medici di base, punti rapidi, drive-in e teatri tenda. Primo passo, l’annunciato arrivo delle 341. 006 dosi richieste al commissario Domenico Arcuri: custodite in 22 presìdi dotati di refrigeratori a -80° (è la temperatura richiesta dai vaccini Pfizer, per gli altri basteranno i normali frigoriferi a -0,5°) saranno iniettate – in doppia somministrazione, a distanza di 21 giorni – a 171.003 tra dipendenti della sanità pubblica, anziani e personale delle case di riposo, e poi ospiti dei centri residenziali per minori, disabili, pazienti psichici e tossicodipendenti.

Indici in linea

«Noi siamo già pronti», assicura il governatore «completata la catena del freddo abbiamo riempito i magazzini di siringhe prima che comincino a scarseggiare sul mercato. Certo l’Unione europea non sta facendo una bella figura rispetto alla Gran Bretagna che inizierà a vaccinare la prossima settimana per non parlare di Cina e Russia, che sono partite mesi fa. Mi chiedo se c’era bisogno di validare ex novo prodotti già esaminati e approvati da agenzie scientifiche rigorose come quella degli Stati Uniti». Profilassi volontaria o resa obbligatoria per legge? «Io sono per la prima opzione ma ritengo che si arriverà al “passaporto sanitaria”, alcune compagnie aeree già avvertono che non accoglieranno passeggeri privi di vaccino. In ogni caso, credo sarà l’unica strada per uscire dall’incubo riacquistando serenità e libertà». Oggi i ministri discuteranno con le regioni il fatidico Dpcm natalizio («Per noi prima viene la salute e subito dopo i ristori»), domani è attesa la riclassificazione “colorata” del rischio.

Paura arancione

«I nostri parametri sono in linea con i requisiti della fascia gialla, siamo sereni al riguardo purché i cittadini concorrano all’obiettivo attraverso comportamenti responsabili». L’andamento epidemiologico, in verità, non rasserena: i positivi al test salgono a 152.538, con 3287 nuovi casi nelle ventiquattr’ore a dispetto della lieve regressione degli ultimi giorni, mentre gli ulteriori 91 decessi elevano a 3940 il bilancio delle vittime; sul versante dei ricoveri, l’area medica lievita a 2744 (+26), la rianimazione (+2) si attesta invece a 337.

Le differenze

«Rispetto alle regioni rosse e arancioni, che hanno conosciuto lockdown e divieti più stringenti, la discesa della nostra curva ritarda di un paio di settimane», il commento di Zaia; nel dettaglio, «la percentuale dei degenti ospedalieri Covid raggiunge ormai un terzo del totale, su tremila contagiati 3 in media richiedono la terapia intensiva ma a preoccuparci davvero sono le degenze in area non critica». Dove l’allusione corre a medicina, pneumologia e malattie infettive che hanno raggiunto un tasso di occupazione dei posti letto pari al 42%, due punti oltre la soglia-limite indicata da Agenas.

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