Veneto

Vajont, addio Mario Fabbri

Mario Fabbri era il giudice della tragedia del Vajont: è morto all’ospedale di Belluno all’età di 83 anni colui che mezzo secolo fa si occupò per primo della tragedia che sconvolse il nostro paese con la morte di quasi 2000 persone. In effetti possiamo tranquillamente affermare che il processo ai responsabili di quell’immane tragedia chiamata Vajont ha un solo nome, Mario Fabbri. Un uomo che nei mesi seguenti quel maledetto 9 ottobre del 1963, combatté quasi da solo per fare chiarezza sui responsabili dell’accaduto.

L’uomo Fabbri e il Vajont

Nato a Macerata, studiò Giurisprudenza e dopo aver vinto un concorso nazionale divenne prima pretore a Rovigo e poi giudice istruttore a Belluno nei giorni della catastrofe del Vajont. Da tutti riconosciuto per la sua fiducia alla legalità e il rifiuto del compromesso, in un epoca come la nostra che scarseggia di figure etiche e mirabili.

Il processo sul Vajont

Dopo il Vajont, Fabbri ha saputo resistere a pressioni dall’alto e nonostante le difficoltà quel giovane magistrato rinviò a giudizio i vertici della Sade, e riuscì a ottenere la condanna definitiva in Cassazione. Tra questi il direttore della Sade e l’ispettore generale del Genio civile, accusati di disastro colposo e plurimi omicidi colposi.

Davide contro Golia

All’epoca questa vicenda fece scalpore perché fu il primo caso in cui un potere forte venne sconfitto in sede giudiziaria. Un vero scontro Davide contro Golia, con Fabbri che, nonostante la schiera di legali, riuscì a dimostrare la colpevolezza degli imputati; la sua istruttoria risultò talmente solida che nei tre gradi di giudizio nessuno riuscì a demolirla.

Giovanni Leone e il Vajont

Anche un nome illustre della politica faceva parte degli avvocati di difesa: Giovanni Leone della Dc già capo di governo e nel ’71 presidente della Repubblica. Pare che durante l’istruttoria Leone avrebbe tentato un accordo in cambio del passaggio da penale a civile. Ma il giudice maceratese evitò ogni tipo di compromesso.

I riconoscimenti

Tornò a Macerata nel 2011. Fu premiato dall’associazione “Il Glomere” per «la tenacia, impegno civile e rigore con cui ha svolto il suo lavoro» contro una delle realtà economiche più potenti d’Italia.

La fine

Negli ultimi anni visse da pensionato a Belluno dopo esser stato, sempre in Veneto, giudice di tribunale, procuratore della Repubblica e presidente della commissione tributaria regionale.

Massimiliano D’Alpaos

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