Veneto

Il Veneto che vince

C’è un Veneto che vince. Si è assicurato in successione i Giochi Olimpici invernali del 2026 e il bollino Unesco sulle colline del Prosecco.

Le Olimpiadi in Veneto

C’è un Veneto che vince quando scopre che le Olimpiadi si terranno tra Cortina e Milano, torneranno sotto le Dolomiti dopo 70 anni. Le piste segneranno il trionfo dello sci in tutte le specialità; Milano non ha neve, offre Palazzetti e spazi agli sport invernali al coperto. Un’accoppiata vincente, in fondo Venezia-Milano (e Cortina si vende sul mercato turistico internazionale proprio come “Venezia”) funzionano sempre meglio e sempre di più come richiamo internazionale a ogni livello, dallo sport all’economia, dallo spettacolo al turismo.

Il prosecco

C’è un Veneto che vince con il vino. Le colline del Prosecco hanno avuto il riconoscimento dell’Unesco e sono state inserite nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità. Sono il 55°  sito italiano della lista. Un risultato sorprendente che servirà a tutelare non soltanto le colline, ma soprattutto il prodotto di quelle colline: il Prosecco, oggi il vino più venduto nel mondo, esportato dal Veneto in dimensioni crescenti, anno dopo anno. Oggi si vendono 450 milioni di bottiglie, un giro d’affari enorme che copre gran parte della produzione. Ma non si tratta soltanto di un problema economico, l’Unesco col suo vincolo condiziona e protegge: non ci si può allargare, si devono tutelare quelle colline e quella produzione; si deve anche pensare alla tutela ambientale, al ridimensionamento drastico di prodotti chimici, al consolidamento della produzione e dell’area. Insomma, tanto onore, ma anche non pochi obblighi. Comunque, un innegabile successo del modello veneto che gestisce in maniera aggiornata la tradizione senza rinnegarne i risultati, proteggendone anzi la cultura.

L’autonomia del Veneto

Per completare il successo si attende la definizione dell’autonomia. Ma questa è una logica che sfugge allo sport e al patrimonio, rientra in una politica nella quale certe doti spesso non bastano. 

Lo sport Veneto

E c’è un altro Veneto che vince, in acqua. Anzi è una Veneta che vince: Federica Pellegrini. L’atleta di Spinea rappresenta al meglio la tenacia, la costanza, la determinazione e la voglia di lavorare di una terra. A 31 anni (li compirà tra pochi giorni, il 5 agosto) ha compiuto un’impresa incredibile, segno di una preparazione precisissima e di una voglia di vincere certamente non comune. Le è riuscito qualcosa che ha pochissimi precedenti, tanto rara che il presidente del Coni Giovanni Malagò, dopo essersi detto stupito della longevità atletica della veneta, ha proposto la candidatura della Pellegrini come membro del CIO, in quanto atleta, per i Giochi di Tokyo del 2020. Quelle Olimpiadi saranno le ultime di Federica che ha anche detto che i mondiali appena disputati sono stati i suoi ultimi.

I successi

A Tokyo, Federica sarà alla sua quinta Olimpiade, traguardo che pochissimi azzurri possono vantare. Sono a quota otto i mitici Fratelli D’Inzeo in sella dal 1948 al 1976, con otto medaglie complessive; sempre a quota otto in canoa Josefa Idem dal 1984 al 2012, ma le prime due con la maglia tedesca. Così come restano irraggiungibili le 13 medaglie totali messe assieme da Edoardo Mangiarotti della scherma in cinque Olimpiadi, danneggiato dalla guerra che lo ha fermato per dodici anni.

L’eccezione

La Pellegrini resta un’eccezione per la specialità, i 200 metri stile libero, per la capacità di rompere il monopolio in piscina di australiane e americane e poi delle asiatiche. E’ stata la prima medaglia d’oro nel nuoto femminile italiano, detiene un record mondiale sui 200 imbattuto da tempo. Il suo esordio olimpico ad Atene nel 2004, quando aveva appena 16 anni, le è valso l’argento che con un po’ di esperienza in più sarebbe stato oro. La medaglia d’oro è arrivata quattro anni dopo a Pechino.

Il palmares

Incredibile anche il suo palmares ai Mondiali, l’ultima è stata la sua ottava finale su otto campionati disputati, coronati da 4 ori, 3 argenti e 1 bronzo. Da adolescente a donna senza mai ripensamenti, con una forza sempre maggiore e un’ostinazione difficile da trovare in un’atleta, tali da mantenerla sempre ai vertici. Lei dice: “Non scendo in acqua per odiare le mie avversarie, però ci provo”. Il suo ultimo mondiale è stata la dimostrazione di tutto questo e di una preparazione lunga e diversificata. Nella sua carriera Federica ha avuto tre maestri: il primo le ha cambiato la bracciata, il secondo le ha dato la resistenza che le mancava, il terzo la velocità. Oggi è completa e lo ha appena dimostrato, andrà tra un anno a Tokyo non per fare la comparsa, non soltanto – come spera Malagò – come membro del Cio.

Super Fede

Bella, fantastica, immensa, protagonista anche della moda e degli spot pubblicitari, talvolta discussa per la sua vita privata troppo esposta ai fotografi e ai social, Federica Pellegrini ha superato ogni ostacolo con una tenacia che non è sbagliato definire anche “veneta”. Le lacrime sul podio e il gesto col quale, alzando le braccia e battendo le mani, ha invitato il pubblico all’applauso, fanno di questa donna vincente anche la vera ragazza vincente della piscina mondiale.

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