Veneto

Veneto in zona arancione

Stavolta, dalla roulette del rischio epidemiologico è uscito l’arancione, il colore dell’allerta elevata. Già in vigore nel week end sull’intero territorio nazionale, in Veneto le restrizioni supplementari avranno effetto dalla mezzanotte di domani al 15 gennaio: venerdì è prevista la riclassificazione, pur se un immediato ritorno alla fascia gialla appare improbabile. La decisione governativa – che ci accomuna a Lombardia, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia – era nell’aria e ha preso forma nell’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, fedele alle indicazioni della cabina di regia scientifica: a fronte di un indice Rt di trasmissione del virus contenuto (0,97), il bacino veneto manifesta un’alta incidenza di contagi – 927,36 per 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni, secondo l’Istituto superiore di sanità – circostanza rivelatasi decisiva, al pari dell’ingente flusso di ricoveri.

Lo si aspettava

Misure più stringenti, allora, analoghe a quelle sperimentate nelle festività: spostamenti limitati al territorio comunale (salvo esigenze “autocertificate” e deroghe); bar, ristoranti e pubblici esercizi chiusi (è consentito il delivery), aperti invece i negozi. Coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino e lezioni a distanza nelle superiori fino al 31 gennaio. Tant’è. Al briefing di Marghera, in attesa dell’annuncio romano, Luca Zaia ha ribadito la fiducia nell’Iss: «Il Governo ci ha segnalato il pericolo imminente di una terza ondata pandemica, già evidente in gran parte dell’Europa, penso alla Germania, Paese amico che piange mille morti al giorni. Perciò ci affidiamo alle valutazioni degli scienziati. La politica faccia un passo indietro, non è tempo di trattative e interferenze, tantomeno di fenomeni che pontificano dal divano di casa. Mi auguro piuttosto che i divieti, protratti da settimane, producano effetti».

Tutela della salute

Su un punto, però, il governatore è apparso irremovibile: «La tutela della salute richiede un sacrificio, che scontiamo tutti con limitazioni della libertà, ma il conto più salato lo pagano alcune categorie imprenditoriali, commerciali e professionali, duramente colpite dalle restrizioni. È doveroso che il Governo pensi immediatamente a un meccanismo efficiente di ristori che eviti il tracollo alle imprese in ginocchio e salvaguardi i posti di lavoro. Al riguardo, ci impegniamo a vigilare».

L’attacco di Crisanti

Nel frattempo, sul versante ospedaliero la pressione si mantiene elevata, pur con un flebile spiraglio: «C’è una lieve flessione nei ricoveri», commenta Luciano Flor, il direttore della sanità «da tre giorni le dimissioni superano gli ingressi. Non è ancora una tendenza definita ma ci dà coraggio. I maggiori flussi di malati? A Treviso nell’area non critica, a Verona nelle rianimazioni».

A distanza, il microbiologo Andrea Crisanti polemizza nuovamente con la Regione invocando la zona rossa… «Il professor Crisanti sbaglia interlocutore», replica il manager «forse ignora o dimentica che la classificazione del rischio compete esclusivamente al ministero e riflette un algoritmo di 21 indicatori scientifici sul cui esito non vogliamo, né potremmo, esercitare alcuna influenza».

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close