Veneto

Veneto, salgono a novanta i Comuni senza una filiale bancaria: «Belluno soffre»

In Veneto ci sono 90 comuni, su 563 totali, che non sono serviti da alcuno sportello bancario e il fenomeno è in rapida evoluzione se si tiene conto che, in un solo anno, il dato è cresciuto di 12 unità. È quanto si rileva dalla relazione statistica annuale di Banca d’Italia aggiornata al 2021 i quali, incrociati con dati Istat, rilevano come in tutta Italia sarebbe pari a circa il 7% la popolazione che non ha disposizione nel proprio comune di residenza un riferimento bancario fisico.

Diminuiscono anche gli istituti bancari

Nella nostra regione anche le sedi sono diminuite da 2.358 a 2.181 mentre hanno lasciato il territorio due insegne bancarie, portando così a 20 il numero di istituti che operano in Veneto. In realtà la flessione riguarda esclusivamente il segmento del Credito cooperativo, ambito in cui anche lo scorso anno sono proseguiti i processi di fusione che hanno dato luogo alla nascita di due nuove realtà dalla aggregazione, due a due, di sigle precedenti. Rimane il fatto che, se si esclude la provincia di Venezia in cui i comuni serviti da banche restano stabili a 44, in tutte le altre si registrano nuovi territori sguarniti. Fra i casi che meritano particolare attenzione c’è Belluno, che scende in un anno da 37 a 34 su un totale di 61 comuni e ripropone anche in questo modo il tema del progressivo ritiro delle reti di servizi dalle aree montane. «È dal 2018 che andiamo ripetendo come sul tema occorra affrontare un cambiamento legislativo – interviene Giancarlo Pederzolli, segretario generale della First Cisl – visto che in questo modo non viene rispettato l’articolo 47 della Costituzione in cui al credito è riconosciuto un valore sociale. Invece le dinamiche delle banche sono in mano in tutto e per tutto agli azionisti. Chiaro che in questa fase storica non c’è stato interesse ad investire nel credito, le banche hanno preferito seguire percorsi come la gestione di grandi capitali e hanno progressivamente abbandonato la dimensione del retail. Del rapporto diretto, cioè, con le famiglie e i piccoli risparmiatori». E non è solo un tema che riguarda le aree meno popolate del paese. In dieci anni i comuni italiani che ospitano filiali bancarie sono diminuiti di mille unità e fra essi, prosegue Pederzolli, troviamo anche casi di realtà da 10 mila abitanti. «Viene da dire che per fortuna ci sono le Poste – prosegue il leader sindacale – con propri uffici in 5.900 dei 7.900 comuni italiani e non è un caso se si va facendo consistente il numero di coloro che dirottano in questa direzione i loro risparmi».

Abbandonano anche le Banche di credito cooperativo

Del resto, si intercetta ancora tra le tabelle dell’analisi di Bankitalia, pure le Banche di credito cooperativo, storicamente e per vocazione le più vicine al contatto diretto con la propria clientela, non si sono astenute dall’assottigliare il loro presidio riducendo gli uffici in Veneto, passati dai 631 del 2020 ai 619 dello scorso anno. Dodici in meno, perciò, la metà dei quali soltanto in provincia di Verona. Forse perché l’abitudine ad utilizzare gli strumenti informatici si è già diffusa abbastanza da affievolire il ruolo degli sportelli? Pare proprio di no, almeno secondo quanto sostiene la Federazione autonoma bancari italiani (Fabi). L’Italia, secondo una ricerca dedicata, in questo è ancora il fanalino di coda tra i paesi occidentali di tutta l’area euro, con appena il 45% della popolazione complessiva che preferisce l’e banking ai servizi bancari in filiale, rispetto a una media complessiva del 58%. Nel confronto europeo l’Italia precede solo la Grecia (42%), la Turchia (46%), la Bulgaria (15%) e la Romania (15%) mentre fanno molto meglio altri Paesi come Francia (72%), Spagna (65%) e Germania (50%).

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