Veneto

Veneto sempre peggio: 62 morti e quasi 100 mila contagiati

Quasi 100 mila. È un limite pronto a essere infranto. Già oggi, quasi certamente. È il totale dei veneti positivi al Covid da inizio della pandemia: 99.044 per la precisione. Nella corsa del virus, quella di ieri è stata la giornata più nera. I numeri hanno ripreso a correre come raramente avevano fatto negli ultimi 9 mesi, con la registrazione di oltre 3.700 nuovi casi e 62 decessi.

I nuovi casi

Sono 3.759 i nuovi casi registrati nelle 7 province venete: 156 all’ora, più di uno ogni 30 secondi. Una cifra che fa schizzare a 60.323 il totale dei positivi. Tra tutti i contagiati da fine febbraio, tre su cinque sono ancora positivi. «Stiamo ancora subendo l’aumento esponenziale registrato ai primi di ottobre, dovuto agli 8 milioni di studenti che si sono messi in moto, soprattutto nei mezzi di trasporto» sostiene Giorgio Palù, virologo, professore emerito dell’Università di Padova, nel motivare le cifre di questi giorni. «Oltre a questo, non dimentichiamo che i virus respiratori conoscono il loro acme in autunno, con la riduzione della luce del sole e l’aumento degli assembramenti».

I morti

Ma il dato più allarmante è quello dei decessi: 62 solo ieri. Più di uno ogni mezz’ora. La cifra più alta contata nella seconda ondata, distante di appena due unità dal record di 64, fermo al 28 aprile. Numero che è ennesima conferma di un contagio che corre. E che fa paura, nonostante l’Rt sia sceso a 1.29. «Ma c’è un’asincronia tra incidenza dei contagi e decessi» rileva Giorgio Palù nello spiegare la sferzata delle nuove morti, nonostante le misure per limitare i contagi.

Ricoveri

Intanto aumentano i ricoveri ospedalieri: ieri erano 1.978 i ricoverati nei reparti non critici e 249 in terapia intensiva, con un aumento di 19 posti di rianimazione in 24 ore. «Significa che riusciamo a trattare meglio i pazienti» spiega Palù. «Probabilmente alcuni dei ricoveri in area medica non sono così gravi. Il 20% è motivato dalla paura: c’è anche chi chiede di farsi ricoverare per un colpo di tosse, passando per il Pronto soccorso dicendo di avere la febbre. E poi esistono i ricoveri “sociali”, magari dell’anziano a casa da solo».Ma i dati preoccupano anche per gli effetti immediati che hanno sulla sanità non Covid: «I ricoveri in area medica stanno intasando l’attività clinica» spiega Palù. «In Italia stanno superando il 30%, riducendo lo spazio per altre patologie, anche più letali del Covid. Per fortuna in Veneto i dati sono più bassi». Altro dato che corre è quello degli isolamenti domiciliari, con la costrizione a casa di 26.478 persone, una crescita di 5.207 rispetto a venerdì. «Risultato di una precisa politica della Regione, che ha capito quanto sia importante la medicina di base» sostiene Palù. «Se possibile, i positivi rimangano a casa, non intasando i Pronto soccorso».

Parla Palù

«La prima e la seconda ondata non sono confrontabili» sostiene Palù. «In primavera esistevano malati e positivi, mentre ora ci sono anche asintomatici e paucisintomatici. Ed è cambiata l’età media: 75 anni allora, poco più di 40 ora. È variata la quantità dei tamponi, all’epoca quasi esclusivamente sui sintomatici, ora anche ai contatti, con il tentativo di contenere gli asintomatici. Anche per questo sarebbe importante che, all’interno dei dati epidemiologici, emergesse anche la sintomatologia dei pazienti». Infine, alla richiesta di una previsione, Palù risponde: «È difficile dire cosa ci aspetta. Stiamo andando verso l’inverno, quindi verso un’ulteriore propagazione del virus. Dall’altra parte, però, sono state messe in campo delle misure che ci si attende serviranno a contenere il contagio. Il Covid è un virus che conosciamo ancora troppo poco. È importante mantenere bassa la curva di trasmissione del contagio, perché questo è un virus che tende a crescere. Bisogna aspettare e vedere quanto saranno efficaci le misure. Però, appunto, serve attendere. Anche per questo l’Rt, ora, appare poco significativo. Stiamo considerando valori fermi a due settimane fa».

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