Veneto

Veneto “Smart Region”?

È cominciato tutto vent’anni fa, quando fece la sua prima apparizione una piccola automobile, 2 metri e mezzo di lunghezza a due posti, pensata per un uso prevalentemente cittadino. Da lì in poi è stato un crescendo continuo. Fino al protagonismo assoluto di oggi. Chi può dire di non aver mai sentito pronunciare o utilizzare la parola “smart”, che in inglese vorrebbe dire “intelligente, brillante, astuto”? Il termine “smart” è entrato prepotentemente nelle nostre vite, fino a condizionarle, plasmarle, modificarle. La stragrande maggioranza di noi è oggi munita di uno smartphone.

Molti hanno cominciato ad utilizzare gli smart watch ed in un futuro prossimo probabilmente indosseremo degli smart clothes dotati di sensori e applicazioni in grado di fornirci informazioni ed effettuare operazioni. Smart è una parola sempre più “trendy” anche in politica, lo stesso attuale vicepremier Luigi Di Maio ha recentemente dichiarato “Il nostro obiettivo è fare dell’Italia una Smart Nation”.

In ambito urbanistico si fa sempre più spesso riferimento al concetto di smart city per presentare le nuove strategie di sviluppo finalizzate a migliorare la qualità della vita attraverso cambiamenti innovativi nell’architettura, nella mobilità e nelle infrastrutture dei territori. Dal punto di vista ambientale, le smart city puntano su una gestione delle risorse eco-sostenibile, utilizzando le nuove tecnologie per ridurre l’inquinamento.

E il Veneto, oggi, quanto smart è? O meglio ancora, quanto smart potrà diventare? L’ostacolo più grande ad una evoluzione smart della nostra regione è dato proprio dalle peculiarità stesse del territorio. La pianura centrale veneta è caratterizzata da una forma di urbanizzazione denominata “città diffusa”, per cui il Veneto è considerato una delle aree con maggiore dispersione insediativa dell’Italia. Una caratteristica questa che non si concilia ad esempio con la sostenibilità ambientale. Nella nostra regione infatti gli spostamenti giornalieri per studio e lavoro avvengono principalmente con mezzi motorizzati e, tra questi, l’85% con mezzi privati.

Come ridurre l’uso dell’auto ed incentivare l’uso del trasporto pubblico? Qui entra in campo da protagonista la cosiddetta smart mobility. Si parla quindi di sharing mobility, carsharing e bikesharing, di parcheggi di interscambio posti nelle zone strategiche del traffico per ridurre gli ingressi delle vetture private nei centri cittadini, di mobilità elettrica, di infomobilità con la quale informare opportunamente e tempestivamente i cittadini sulle condizioni e sulle tempistiche della viabiità e dei mezzi pubblici. Insomma c’è ancora tanta strada da percorrere, in ogni caso meglio smart che mai.

Massimo Mescalchin

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