Veneto

Venezia, rischio disordini per il G20 dell’Economia

Nove giorni all’avvio del G20 e le riunioni per la sicurezza si susseguono in Prefettura e in Questura da mattino fino a sera. Nei prossimi giorni saranno individuare le aree da concedere ai manifestanti che sabato 10 luglio, con inizio alle 14.30, sfileranno per contestare il meeting della finanza mondiale. La mobilitazione a carattere nazionale è stata lanciata domenica 20 giugno, durante un’assemblea pubblica a Marghera, con lo slogan “We are the tide, we are only G20”. Non solo manifestazioni: altre iniziative sono previste per i 4 giorni durante i quali si svolgerà il summit dei ministri dell’Economia.

Centro storico chiuso per chi vuole protestare

Nella valutazione che in questi giorni viene fatta da chi deve concedere le aree dove poter protestare, di certo non viene considerato il centro storico. Per la protesta è previsto l’arrivo in città di migliaia e migliaia di persone. Impossibile individuare un luogo e un tragitto, tra calli e campi, sufficienti ad ospitare un corteo così imponente come quello che si preannuncia. Tenuto conto che nessuno concederà mai piazza San Marco.

Si fanno i conti anche con i turisti

Comunque sia i numeri non saranno mai come quelli del passato. Infatti i vari movimenti nati negli ultimi anni hanno metodi e contenuti delle iniziative che intraprendono ben diversi da quelli che caratterizzavano i contro vertici. Dal G8 di Genova sono passati 20 anni, ma sembra un secolo. Sul piatto, per dire no al centro storico, sarà messa anche la presenza di turisti. Forse in quei giorni saranno sospesi gli arrivi delle grandi navi in Marittima. La valutazione quindi viene fatta su tre o quattro luoghi del Lido e della terraferma. Nei prossimi giorni inizierà la trattativa tra coloro che coordinano le iniziative di protesta e la Questura. Sul tavolo spazi già sperimentati in passato. Come ad esempio in occasione dei vertici dei Ministri dell’Assemblea Nato al Lido.

Rischio Black Bloc

Rimane la spada di Damocle dell’arrivo in città di manifestanti che non vorranno stare certo alle regole della protesta civile e vorranno alzare il tono del confronto. Il rischio non viene nascosto dalle forze di polizia, anche se per tradizione le manifestazioni gestite dai “veneziani” non sono mai finite in scontri gravi con le forze dell’ordine. È anche questa volta saranno i “veneziani” a garantire il rispetto delle regole d’ingaggio. Per il momento ci sono solo deboli segnali della calata a Venezia di gruppi cosiddetti “black bloc”, cioè di appartenenti alla galassia degli anarco-insurrezionalisti. Gruppetti sparsi in varie parti d’Europa e pure in Italia, protagonisti, ad esempio, della devastazione a Milano in occasione delle proteste contro l’Expo del 2015. Sul loro arrivo, anche se non sono stati invitati e non lo preannunceranno di certo, si sapranno cose più certe solo qualche giorno prima della manifestazione quando arriveranno le segnalazioni dei servizi e delle forze di polizia degli altri paesi.

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