Veneziano

Acqua alta a Venezia. Niente Mose

Acqua alta a Venezia, non si può contare sul Mose. Infatti “non è tecnicamente possibile” alle condizioni attuali il sollevamento, anche parziale in momenti di emergenza, del sistema Mose. Lo riferiscono fonti del Consorzio Venezia Nuova. L’ipotesi era stata avanzata tempo fa dall’ex provveditore alle Opere pubbliche, ma non rientra nei compiti istituzionali del consorzio commissariato, incaricato di mantenere la legalità e di completare l’opera ingegneristica. Al momento, le bocche dotate di impianti definitivi per il sollevamento sono due, quella di Lido Treporti e quella di Chioggia. L’unica possibilità risiederebbe in un ordine impartito da un’autorità pubblica preposta, e comunque – ribadisce il Cvn – il sollevamento di una parte delle dighe non ‘salva’ la laguna da un’acqua alta eccezionale.

Mose, l’imputato per l’acqua alta per Cipriani

Il Mose. È lui il grande imputato contro cui la città punta il dito. La grande opera progettata per tutelare Venezia dall’acqua alta è al centro di polemiche e continui ricorsi dopo lo scandalo delle mazzette del 2014, e le opinioni sono divise tra chi chiede che sia ultimato rapidamente e chi ne denuncia l’insostenibilità e l’inutilità. “Il Mose, opera folle e la più grande ruberia degli ultimi 50 anni in Italia, non è stato messo in funzione per colpa loro, per colpa dei governi precedenti e di quello attuale”, attacca Arrigo Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia. Che se la prende anche con il governo, nel giorno in cui il consiglio dei ministri adotta il decreto che dichiara lo stato di emergenza per Venezia: “Tante parole e niente fatti. Questo governo Conte, come i governi precedenti, non ha fatto nulla, proprio nulla per Venezia”.

Il dolore per la città sommersa dall’acqua alta

E il dolore per la città ferita inonda i social network: “Venezia è la mia città dell’anima. Ho una piccola casa alle Zattere questa è veramente l’apocalisse, è un dolore atroce vedere quella che non è una città ma un sogno, ed assistere a questa agonia. San Marco non resisterà a tutto questo”, scrive sul suo profilo twitter Ornella Vanoni.

Tecnici al lavoro

Mentre la città è sconvolta i tecnici sono al lavoro. In particolare, si testa la conformazione delle condutture lungo le quali passa l’aria compressa che solleva le dighe mobili, che alcune settimane fa avevano portato alla sospensione delle prove alla Bocca di porto di Malamocco. Le squadre del Consorzio Venezia Nuova, con il commissario Francesco Ossola, stanno operando per l’innalzamento di due paratoie alla Bocca di porto di Chioggia, per la raccolta dei dati e i controlli dinamici del manufatto. Per quanto riguarda la ripresa dei sollevamenti completi delle barriere, sono in corso i contatti con le autorità del Porto e della Guardia Costiera, allo scopo di trovare le “finestre” nelle prossime settimane, compatibili con l’attività dello scalo e il transito delle navi.

Attese nuove ondate di acqua alta

L’emergenza meteorologica comunque non è finita. “Non ne siamo ancora usciti. Si prevedono altri picchi nei prossimi giorni. Avremo ancora ore di alta marea che comporterà ulteriori danni. Le fasi dei sopralluoghi partiranno non appena si esaurirà questo fenomeno anomalo. Ieri abbiamo fatto una prima ricognizione esclusivamente per quanto riguarda il patrimonio demaniale e in buona parte hanno avuto tutti danni ai piani terra. Per fortuna non ci sono astati danni al patrimonio delle collezioni museali, archivistiche e librarie. Stiamo raccogliendo una prima stima”, ha detto Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Comune Venezia e Laguna.”I danni dell’acqua salata non sono immediatamente visibili. Nel momento in cui la marea passa e l’acqua si ritira, si fanno palesi con il tempo perché il sale presente nell’acqua marina si infiltra nelle porosità dei materiali: mattoni, malte, marmi, rivestimenti, intonaci e quando il clima è più secco il sale cristallizza, aumentando di volume e diventando un elemento disgregante all’interno delle porosità dei materiali”.

Le passerelle

No, non stiamo parlando delle passerelle che si vedono in giro per Venezia quando la marea sale. Quelle si fermano a 120 cm. Stiamo parlando delle passerelle che in questi giorni tutti i politici sfruttano per rilasciare dichiarazioni e mettersi in mostra. Si è partiti con Brugnaro che si è fatto immortalare durante i 190 cm di acqua alta per mostrare la situazione, per poi ripetersi in conferenza stampa il giorno dopo con Zaia e Moraglia parlando di porti, scavi dei canali, apertura di porto off shore, bonifiche dei Pili (territorio di sua proprietà). Insomma, tutto tranne che del problema dell’acqua alta. E’ toccato poi a Berlusconi, scortato dal fido Brunetta (a cui per poco l’acqua non arrivava al petto) che si è pure fatto un selfie con alle spalle San Marco il giorno dopo. Aggiungendo anche la dichiarazione che Brugnaro sarebbe un suo ottimo sostituto alla guida di Forza Italia. Venerdì la volta di Salvini insieme a Zaia. Peccato per tutti che il primo ad arrivare fosse il premier Conte. Insomma, poco interesse per il disastro ma tanto audience per le telecamere. L’acqua alta? Problema risolvibile. Come? Magari con il Mose. Peccato sia costato 11 miliardi di tangenti. E dire che all’inizio qualcuno aveva suggerito di rivolgersi a ingegneri olandesi esperti da decenni in situazioni simili. Macché. Altrimenti a chi si davano le mazzette? Per la risposta rivolgersi a Galan.

Le previsioni

Niente di buono purtroppo. Per domani è previsto vento di scirocco e c’è il reale rischio di una seconda acqua alta molto simile a quella di martedì. E intanto artigiani e negozianti fanno la conta dei danni. E con loro la storia di Venezia. Basta pensare che la cripta della Basilica è finita sotto acqua. C’è poco da stare allegri. Ma sì. Pensiamo ai turisti e agli scavi. Magari qualcuno si dimentica della fragilità di Venezia. Una vergogna di cui parlano anche tutti i giornali stranieri…

Foto di Maria Vittoria Ghirardi

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