Veneziano

Battaglia sull’autonomia

L’acqua alta? Una settimana dopo fa il solletico. Sopra Venezia incombe già una battaglia ben più definitiva. Un muro, non solo burocratico, per separare il mare dalla terraferma. Il centro storico e le altre isole, da Mestre e da Marghera. Così, mentre riapriva la Fenice, il teatro Goldoni è stato preso d’assalto per il primo confronto sul referendum autonomista dell’1 dicembre. Tutto esaurito. Platea più quattro piani di palchi dorati e gente a premere nelle calli attorno a Rialto. Il “sì” contro il “no”. Non significa veneziani contro mestrini. Dividere piuttosto, amministrativamente parlando, gli abitanti che galleggiano e sempre più spesso nuotano, da quelli che vivono con i piedi all’asciutto. Alla Giudecca resiste un detto antico. “Se Venezia non avesse il ponte, il mondo sarebbe un’isola”. Il tempo di questa nostalgia di Serenissima centralità, al largo e sul “continente”, sembra essere arrivato.

Battaglia tra pro e contro

La novità questa volta non è il referendum, sempre consultivo. La trasversale mobilitazione popolare piuttosto, che causa esasperazione di massa, per la prima volta lo sostiene. “Non possiamo più – dicono gli autonomisti – difendere un fallimento. A Venezia agonizzano persone, natura ed economia. Mestre si è trasformata nel dormitorio dei turisti low cost. Per salvare queste due comunità, dobbiamo tentare qualcosa di nuovo. Restituire ad entrambe governi autonomi, che le conoscono e che le amano”. Per gli oppositori alla secessione in laguna, il divorzio ricorda invece la Brexit. La definiscono “Venexit in saor”. “Problemi sempre più grandi – dice Nicola Pellicani, deputato Pd – non si risolvono facendosi sempre più piccoli. La tendenza mondiale sono le megalopoli, nuovi epicentri dei territori umanizzati. Separarsi barricandosi nei microcosmi, sognando principati a città-Stato, è anacronistico e anti-storico”.

La storia della battaglia

La voglia di addio in realtà è storica. Fino al 1926 laguna e terraferma erano divise. La fusione, mentre crescevano la ciminiere di Marghera, ha la firma di Benito Mussolini. Sulle isole non l’hanno mai digerita. Tre i referendum per ritornare “autonomi”, bocciati dai “no”: 1979, 1989 e 1994. Il quarto nel 2003. Fallito per mancanza di quorum. “Ovvio – dice Deborah Esposti, di MuoverSI-: a Venezia resistono 52 mila residenti, 80 mila con le isole. A Mestre e terraferma gli abitanti superano i 150 mila. A decidere il destino della laguna, nelle urne, non è chi ci vive”. Partita persa in partenza? No, perché ora la terra è sconvolta e la clessidra che tiene in vita l’intera città metropolitana sta per finire. Con il “sì” c’è adesso buona parte dell’intellighenzia e dall’ambientalismo lagunari. Lo scrittore Antonio Scurati era sul palco del Goldoni con il professor Stefano Zecchi. Beppe Grillo fa il tifo sul blog. Mobilitati Italia nostra, ecologisti e leghisti disobbedienti che sventolano la bandiera di San Marco. Con il “no” l’establishment dei partiti. Pd e la sinistra, Forza Italia e il sindaco di centrodestra Luigi Brugnaro. In silenzio il governatore Luca Zaia.

Manifesti e striscioni

E mentre ormai manca poco, non mancano le ripicche tra i pro e i contro. Davanti all’esposizione degli striscioni per il SI durante la festa dell’Immacolata, Brugnaro e Agostini hanno minacciato multe. Cosa inesistente dal momento che si tratta di un referendum e non di un’elezione. I favorevoli al NO boicottano anche i manifesti sparsi un po’ ovunque tra Mestre e Venezia. Chi li toglie, chi li incide. Non da meno sui social, dove la battaglia infuria tra chi sventola i vantaggi di due autonomie e chi sostiene ancora l’imposizione fascista. Nei teatri e nei comizi applausi a scena aperta. Il primo dicembre nessuno lo sa. Intanto c’è anche chi denuncia lo sfregio con i suoi video.

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