Veneziano

Calcio, a Venezia insulti razzisti contro l’arbitro straniero

Tornatene a casa sul tuo barcone». È l’insulto razzista più gentile tra quelli rivolti ieri nello stadio di Malcontenta, a Marjan Gega, ventitreenne di origine albanese che stava arbitrando la partita categoria Allievi Under 17 provinciali, tra il Riva Malcontenta e il VFC Venezia calcio. In campo aspiranti calciatori minorenni, tutti tra i 15 e i 17 anni.

Partita dura

Una partita di quelle toste, un fallo a ogni pie’ sospinto, un’espulsione dietro l’altra, tanto che l’arbitro era costretto a fischiare, tirare fuori il cartellino, espellere dal campo. Insomma, una partita non certo tranquilla. Sugli spalti i genitori dei ragazzini del Riva Malcontenta, alcuni dei quali a un certo punto, visto che i loro figli stavano perdendo per 5-1 contro il VFC, non ci hanno più visto. E hanno deciso di prendersela con l’arbitro, attaccandosi alla rete, tentando di sfondarla e urlandogli contro insulti di ogni tipo. Il più gentile è stato «tornatene da dove sei venuto sul tuo barcone», gli altri non si possono ripetere. Parolacce e frasi offensive.Cosa sia accaduto nel parapiglia e come si sia venuti alle mani, nessuno lo precisa nel dettaglio. Sta di fatto che sono volati, oltre a insulti, anche spintoni. Fuggito negli spogliatoi l’arbitro, dopo aver subito le intimidazioni, ha fatto intervenire la polizia. Gli agenti sono arrivati allo stadio in men che non si dica, l’hanno rassicurato e accompagnato fuori.

Sospensione della gara

La partita è stata sospesa, interverrà il giudice sportivo che deciderà cosa fare: se la vittoria è valida, se non lo è, se deve essere rigiocata ma soprattutto se saranno presi dei provvedimenti e quali. L’arbitro ha la bocca cucita, perché adesso di mezzo c’è la giustizia sportiva.

Le versioni

E le due squadre danno ciascuna la propria versione. La dirigenza del Malcontenta sostiene che alla terza espulsione gli animi si siano surriscaldati con tanto di offese dagli spalti, ma non di stampo razzista. «Abbiamo visto un arbitraggio scandaloso», spiega una dirigente, «il secondo ragazzo che ha ricevuto il cartellino rosso per l’ennesimo fallo subito si è addirittura messo a piangere dopo l’espulsione. A quel punto gli animi erano tesi, sì. Ma non c’è stata nessuna offesa razzista».

Le espulsioni

Nella confusione scoppiata dopo la terza espulsione, sempre secondo la dirigenza del Malcontenta, ci sarebbe stata anche una spinta da parte dell’arbitro a uno dei calciatori espulsi. «Un altro ragazzo», aggiunge «si è rifiutato di uscire dal campo quando l’arbitro ha decretato la sospensione perché voleva concludere tutti e 90 i minuti di gioco, nonostante la nostra squadra fosse in inferiorità numerica. Abbiamo chiesto che venisse messo a referto il motivo della sospensione».

Ognuno dice la sua

Versioni farraginose e confuse, da entrambe le parti. Ulisse Miele, presidente del VFC, conferma l’accaduto. Ma sostiene che “i suoi” non hanno saputo dargli dettagli, perché nel parapiglia, nessuno avrebbe capito bene l’accaduto. «Sembra che un dirigente del Malcontenta non volesse lasciare andar via l’arbitro dagli spogliatoi, per questo è intervenuta la polizia. I genitori si sono arrampicati sulla rete, ma non c’è stata invasione di campo, nella confusione non si capisce se e chi si sia messo le mani addosso. Di certo, i genitori dei nostri giocatori non c’erano, perché si giocava a Malcontenta. Vincevamo 5-1, nemmeno sapevamo che l’arbitro fosse albanese, siamo la parte offesa». I dirigenti minimizzano quanto accaduto, e sembra che l’unico problema sia il risultato della partita. Non minimizza certo la Federazione arbitri italiani sezione di Venezia nè quella regionale, visto che a causa dell’escalation di casi di insulti razzisti sugli spalti, potrebbero essere presi provvedimenti forti.

Brusaferro

Severo Dino Brusaferro, presidente delegazione Figc di Venezia: «Gli insulti sono all’ordine del giorno, viviamo in un periodo sociale difficile, credevamo che il Covid ci avesse cambiato, ma siamo peggiorati. Dobbiamo capire la gravità dei fatti, quanto pesi la paura di essere percosso dell’arbitro, e se era solo stato intimorito dalle minacce. A volte ci sono dirigenti che non riescono a capire il loro ruolo, abbiamo cercato di fare corsi e serate ma evidentemente non basta. Sono convinto che il pubblico abbia fatto la sua parte, del resto se i figli vedono i genitori comportarsi così le cose non possono certo migliorare».

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