Veneziano

Chiude l’Officine del Gusto ma Mestre non ci sta

«Un colpo al cuore, un vero dolore». Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia ma anche candidato sindaco del centrosinistra alle ultime elezioni, ha voluto firmare di suo pugno un post per esprimere tutto il suo dispiacere per la chiusura dell’Officina del gusto, il ristorante tra piazza Barche e via Mestrina «che – ricorda Baretta – per quattro mesi è stata la nostra casa, il nostro punto di ritrovo, il luogo dove abbiamo ascoltato idee e costruito la nostra visione di città».

Solidarietà all’Officina

Ma, assieme a Baretta, sono in tanti a stringersi attorno al locale gestito da Lorenzo Miozzi che, negli anni, era diventato anche un punto di ritrovo e di incontro per associazioni e realtà cittadine, con la grande sala al piano superiore messa a disposizione per riunioni ed eventi. Ma il crollo del fatturato dovuto agli effetti del coronavirus ha spento ogni speranza di poter continuare a tener aperto il ristorante.

Il post di Baretta

PIER PAOLO BARETTA POLITICO

«Questa chiusura è un vero dolore, un colpo al cuore, il venir meno di un pezzo di quella famiglia allargata che avevamo costruito in questi mesi – scrive Baretta -. Insieme a Lorenzo e allo staff abbiamo condiviso entusiasmi, gioie e delusioni, in una strana campagna elettorale segnata dal Covid e dal distanziamento. Chiude un luogo simbolo di Mestre, non solo un ristorante, ma un centro di aggregazione che aveva dato spazio e ospitato iniziative e serate di quel mondo associativo di cui la nostra città ha tanto bisogno. In questi giorni, sono troppi i negozi del nostro comune, da piazza San Marco a piazza Ferretto, fino all’Officina, che chiudono. Evitiamo che le luci della città si spengano ogni giorno».

Il dispiacere per la chiusura dell’Officina

Molte le voci del centrosinistra cittadino (ma non solo) che si sono aggiunte a quella di Baretta in questo addio all’Officina. C’è quella di Maria Teresa Menotto («era il luogo più ospitale della città, Lorenzo aveva permesso a tante e tanti la possibilità di incontrarsi, presentare libri, organizzare iniziative. Lascerà un vuoto difficilmente colmabile»), di Marisa Gruarin («vuol proprio dire che rimane solo il computer e quindi saremo tutti inesorabilmente più soli! Questo virus sta uccidendo tutti: malati e sani») e di Luana Zanella («viene meno uno spazio pubblico prezioso che nel corso degli anni ha ospitato iniziative di pregio, incontri politici e conviviali. Ora bisognerà pure accedere a spazi pubblici senza sborsare cifre esorbitanti»). 

Non si torna indietro

Un po’ di autocritica la fa Dino Lazzarotto: «Forse anche noi dei partiti siamo stati poco generosi nell’usare la struttura…», segno che forse ci si è fatti prendere la mano di fronte a tanta disponibilità. Ma ci sono anche Ezio Ordigoni, per il quale questa è una sconfitta per la città dove è essenziale la presenza di locali che consentano ai cittadini di ritrovarsi in momenti di socialità, e lo sgomento di Debora Esposti («Sono senza parole, povera città di Mestre che continua a perdere attività sane e residenti») e di Maria Laura Faccini: «È veramente molto triste, mi spiace proprio».

Attacco a Brugnaro

E se Paolo Cuman mette il dito sulla piaga ricordando come l’Officina del gusto abbia fornito supporto logistico «a tante associazioni, la mia compresa, rendendo possibili assemblee, incontri e conferenze che altrimenti non avrebbero trovato casa o la avrebbero trovata a costi per molti proibitivi», Mario Esposito va giù pesante: «Nella devastante politica di eliminazione degli spazi di democrazia della Giunta Brugnaro, il locale di Lorenzo era uno dei pochi, se non l’ unico, a disposizione delle associazioni».

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