Veneziano

Ciao Pier

“Mi chiamo Pierluigi Tamburrini, sono il marito di Martina, dal 2011 papà di Livia. La mia biografia potrebbe chiudersi qui. Basta un rigo per i miei valori e dati essenziali. Tutto il resto è funzione o proiezione di questo nucleo primario. Ne è funzione il lavoro e la professionalità. Ne è proiezione la mia visione del mondo”. Iniziava così il tuo curriculum Pier. L’hai scritto mettendoci passione e specificando che un vero giornalista ha una dote rara: la sintesi.

Il CV di Pier come un testamento

In realtà caro Pier, non ti limitavi a un rigo. Dopo continuavi e non ti fermavi. Per questo lo allego. Perché chi legge veda come scrivevi e come lo facevi. Eppure non ti rendevi conto che proprio questo tuo curriculum così strano e particolare era lo specchio di quanto valevi. E non parlo solo come collega, parlo come amico. Cresciuti insieme, tu ciociaro con un cuore giallorosso, io sardo con un cuore bianconero. Sapevi parlare di tutto, avevi una cultura infinita eppure non la ostentavi. Di una cosa come me eri certo. Nella vita volevi fare il giornalista. Un mestiere schifoso, precario, pieno di insidie ma tu avevi una volontà di ferro. Ricordo quando ti conobbi che per andare avanti facevi il portiere da albergo tra mille collaborazioni ma avevi un obiettivo. Forse non lo sai. Ma l’hai raggiunto. E se ricordi ce l’avevi da piccolo questo desiderio. Eri l’unico bimbo che all’asilo leggeva i quotidiani. E tuo padre orgoglioso che suo figlio, almeno uno, era diventato un giornalista. E te lo disse. Non lo ricordavi perchè eri piccolo. Ma ritagliavi già gli articoli a 4 anni.

La carriera di Pier

Epolis che consideri la tua base e forse quello a cui sei più legato. Poi il Gazzettino, il Gazzettino illustrato. Collaborazioni su collaborazioni. Con me da TuttoVeneto fino a qui al Sestante. A parlare di pallavolo, tu che a malapena sapevi tirare un calcio ad un pallone. Fino a che non hai trovato la tua strada. La comunicazione istituzionale. Prima nell’ufficio stampa della Provincia, poi con il Comune di San Donà dove hai fatto vincere Cereser. Eppure eri sempre alla ricerca di migliorarti.

Chi era Pier

Non sei solo un gran giornalista (e scusa se ancora parlo al presente) sei una gran persona. Lo sei ancora vista la gente che c’era in chiesa. Tutte le associazioni che hai seguito ti hanno reso il giusto omaggio. Hai piantato un seme e non te ne sei reso conto. Eri schivo dietro quel sorriso. Parlavi poco di te e lo facevi solo con chi era davvero tuo amico. E di questo ne sono orgoglioso. Come non dimenticherò mai la testata che ho preso a casa tua su una trave mentre la piccola Livia mi chiamava “l’amico di papà” perché le leggevo Peppa Pig. Tu sei così. Capace di chiamarmi al ritorno da San Donà solo perché ti venissi a prendere e bere un caffè insieme. E quanti progetti avevamo fatto insieme? Resteranno in un cassetto a causa di quel maledetto incidente.

L’ultimo ricordo

Ricordi Pier? Due giorni prima della fine della campagna elettorale. Vengo a San Donà. Ti consegno la partecipazione di nozze e ti chiedo se volevi essere mio testimone. Hai pensato subito a che abito prenderti. E pensare che quando ci siamo conosciuti non riuscivi ad abbinare un paio di jeans con una maglietta! Poi però l’hai capito eh testa dura? 15 mesi da quel giorno maledetto. Amavi la vita e hai lottato come un leone per 15 maledetti mesi.

L’autunno

Te ne sei andato nel primo giorno di autunno. Lasciato al vento come un’ultima foglia portata via dopo che ha lottato con tutte le sue forze. Abbiamo condiviso tante battaglie. Risate. Siamo caduti e ci siamo rialzati. Mi hai insegnato a non mollare mai. Pier amico mio, lasci un gran vuoto. E ricordi quando abbiamo lavorato con altri colleghi e ci siamo fatti fotografare con il Cardinal Ruini? A rivederci ora ci metteremmo tutti a ridere. Quanti anni sono passati? Ma se ricordi era autunno anche quella volta.

La reazione

Come credi abbiamo reagito? Forse non ce lo aspettavamo nemmeno noi tuoi colleghi. Pensando di essere abituati a tutto come giornalisti che avevano fatto anche la “nera”. E per te la “nera” è fondamentale nel percorso di un giornalista. Perché ti forma, ti regala delicatezza, sensibilità. Sai? Pensavo di essere più forte. Di avere spalle larghe. Di aver visto tutto o quasi. Come ci avevano insegnato alla “nera”. Ma ancora una volta avevi ragione tu. Siamo solo uomini con le nostre fragilità. Debolezze. I momenti no. E le lacrime. Sento ancora vicini la tua risata e il tuo accento “romanesco/veneziano”. Persino la tua passione per gli scacchi per i quali sono un incapace. E tu che provavi a farmi capire quanto ragionamento c’era dietro una singola mossa. E quella tua passione per il canto. Mai avrei creduto quando me lo hai detto che cantavi in un coro gospel. Pensando di essere stonato mentre volevi solo migliorarti per cantare per Livia.

Un lettera

Stimavi molto mio padre. Lo vedevi come un maestro. Quasi come un secondo papà per i consigli che ti dava, per le chiacchierate che vi facevate e lui ti ha scritto sai? Si. Una lettera. Voleva raccontarti cosa ti stavi perdendo mentre dormivi. Ma anche farti capire quanto bravo eri. Non si viene premiati come miglior professionista dell’Ordine del Veneto se non sei bravo davvero. Ricordi cosa ti scrisse?

Il contenuto

Edoardo scrive così. Ciao Pier, è da un po’ che non ci sentiamo. Da molto non passo a San Donà per lavoro e per venire a salutarti nel tuo ufficio e tornare insieme a Mestre, parlando per tutto il viaggio di ogni cosa, soprattutto di tua figlia e del lavoro. Ti sei perso tante cose in questo tempo che passi a dormire, te le racconto perché  possa ricordarle quando ti sveglierai. Un buon giornalista deve sempre essere informato. Hai perso la rielezione del tuo amico a sindaco, cosa rara in una regione nella quale il partito di riferimento del sindaco è naufragato. Lui ce l’ha fatta e forse avrebbe finalmente risolto il tuo problema del lavoro che richiede dignità e anche uno stipendio adeguato. Ti sei perso gli effetti delle elezioni di marzo che hanno stravolto l’Italia e che hanno incredibilmente portato al governo due partiti che non avevano niente in comune e che, penso, non ne abbiano nemmeno adesso. Avresti mai immaginato Lega e M5S insieme a governare un Paese come il nostro? Avresti mai pensato a Salvini e Di Maio che si fanno chiamare pomposamente vicepremier?

Lo sport

Però ti sei perso il settimo scudetto consecutivo della Juventus e l’acquisto da parte della Juve di Cristiano Ronaldo, CR7. Dì la verità, l’avresti mai immaginato? E ti sei perso il Mondiale di calcio senza  l’Italia, cosa che non accadeva dal 1958 quando tu proprio non c’eri, ma io sì e mi ricordo che da bambino delle elementari ho visto sulla tv in bianco e nero la Nazionale che usciva stancamente e a testa bassa sconfitta da una piccola Irlanda del Nord che a pallone non era certo una potenza. La stessa vergogna con la quale l’Italia è stata esclusa da questo mondiale sconfitta dalla modesta Svezia. Forse questa volta gli azzurri avrebbero potuto perfino fare una bella figura. Avresti indovinato facilmente il pronostico: Francia. Hanno vinto i francesi allenati da Deschamps che tu hai visto giocare, contro la Croazia piena di “italiani”.

Pier e l’amicizia

E ti sei perso il matrimonio di mio figlio Gian Nicola che è tuo grande amico, sicuramente ti saresti divertito in quel giorno di mezzo agosto tra tanti amici. Ci saremmo messi a parlare del nostro mondo che non se la passa bene. I giornali si vendono sempre meno.

Il giornalismo

I giornalisti non li vuole più quasi nessuno. Anzi, chi comanda proprio non li vuole. In America Trump li minaccia ogni giorno. O in Turchia li gettano in carcere. In Arabia Saudita li ammazzano direttamente. In Italia li insultano. Li accusano di ogni colpa, li vorrebbero far sparire, cancellare. Forse non siamo gli eroi che ci crediamo, forse abbiamo colpe, ma certamente i buoni giornalisti sono lo specchio del Paese che raccontano. E come gli specchi si limitano a riflettere. Se l’Italia è malata, quello che si vede nello specchio non è bello. La colpa è di ciò che si riflette, non dello specchio.

Pier e il futuro

Non riconosceresti quello che ti circonda, forse continui a credere in un giornalismo che piano piano si sta allontanando. Ma hai ragione tu, anch’io non credo che il nostro mestiere tramonterà così facilmente. Penso che resisterà, supererà anche l’attacco dei social, riprenderà vigore e credibilità perché c’è gente come te che fa questo mestiere e ci crede. Forse anch’io, alla mia età,  ho paura di  scoprire che ho sbagliato. Ma come diceva Lucio Dalla nella sua canzone “L’anno che verrà” – a proposito Pier,  buon anno –  “E se quest’anno poi passasse in un istante … vedi amico mio come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io”.  

Noi sognatori

Tempi duri per chi sogna ancora – e sono sempre di meno – di fare il giornalista. Gian Nicola si arrabatta giorno dopo giorno, ma non molla, come non hai mai mollato tu e come non devi mollare. Forza Pier a volte un istante sembra lunghissimo, ma quando ci si risveglia sembrerà che sia trascorso giusto un istante. Edoardo Pittalis

Pier non ha mai mollato

E tu non hai mollato. Non hai mollato fino all’ultimo. Ma non ce l’hai fatta a svegliarti. Ti ricordo con le parole di un comune amico che, forse, più di tutti ha usato la metafora giusta. Raffaele Rosa. “Frosinone e Venezia ieri sera hanno pareggiato. Ma oggi hanno perso entrambi un giocatore di prestigio, un numero 10”. Tu eri e sei un numero 10.

Buon viaggio Pier

Fai buon viaggio amico mio e quando arrivi accendi un bel falò come quelli che si fanno ad Atina. Tanto un giorno, prima o poi, rideremo e scherzeremo ancora insieme. Buon viaggio Pier da me e da tutta la redazione. Con te se ne va una parte di me, di noi, di tutti quelli che ti vogliono bene e con te se ne va un pezzo di “buon giornalismo”. Con affetto. Gian (come mi chiami tu) e tutto il Sestante ti augurano solo di avere sempre accanto a te una penna. Ti salutiamo con un video. Un’intervista su un tema a cui tenevi. Basta questo per capire chi sei.

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