Veneziano

Comitati e partiti all’attacco per il SI

Ormai è risaputo. Il 1° dicembre Mestre e Venezia andranno alle urne per richiedere la loro autonomia. Mentre i comitati per il SI hanno già iniziato a uscire allo scoperto presentando le loro istanze, i primi partiti vengono fuori. Il primo è stato il Partito dei Veneti, il secondo il Grande Nord e in ultimo Fratelli d’Italia attraverso Raffaele Speranzon. Al momento la maggior parte degli attacchi tra chi pende per le autonomie e chi, invece, predica il no, si sta combattendo sui social. Ma non mancano le cose da sottolineare. Senza voler prendere posizioni, è comunque giusto far notare come si può cambiare velocemente bandiera.

Il caso Boraso

L’attuale assessore alla Mobilità e trasporti, Viabilità e piano del traffico e Gestione del Patrimonio di Venezia ha dichiarato di essere contrario al referendum e che se mai andrà a votare, voterà No. Peccato che l’assessore si dimentichi di essere stato non molti anni fa uno dei primi firmatari per l’autonomia dei comuni ed è inserito tra le famose 9000 firme raccolte per richiedere il referendum. Ma si sa, fanno notare i comitati, tra fare il consigliere di minoranza o l’assessore di maggioranza, la poltrona è molto più importante.

La circolare “maledetta”

Nel frattempo, in Comune la direttrice Stefania Battaggia ha diffuso una circolare al sindaco, agli assessori, ai presidenti e consiglieri comunali e municipali e ai direttori, ricordando che la legge prescrive che “è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale e indispensabili per l’efficace assolvimento dei pubblici uffici”. L’obiettivo è distinguere la comunicazione istituzionale dall’attività di propaganda. Oppure, spiegato meglio, la direttrice (non si pensa personalmente di sua spontanea volontà) impedisce ai dipendenti di schierarsi con i comitati e di parlare anche solo sottovoce di un referendum che il Sindaco stesso non ha mai voluto. Questo in barba agli accordi presi in fase di elezione e dopo aver mal digerito la decisione del Consiglio di Stato. È vero che ha dichiarato che non avrebbe fatto campagna elettorale direttamente, ma nessuno gli impedisce di farlo trasversalmente a favore o contro i comitati.

La replica di Bellati del Movimento Venezia Autonoma alla circolare

 “Il sindaco Brugnaro non smentisce mai di dimostrare di continuare a gestire il comune come cosa sua. Come un “paron” che però non tiene ad una gestione responsabilizzante della propria impresa. Ma che impone regole che nel settore pubblico hanno il sapore della dittatura. Basta leggere la comunicazione inviata ai propri uffici, raccomandazione di non organizzare, patrocinare qualsiasi tipo di evento collegato al referendum che va nella direzione opposta al dovere dell’ente pubblico di informare la cittadinanza di un proprio diritto. E dall’altra parte il suo invito ad astenersi (per alcuni reato) è perfettamente in linea con questa politica di soffocare qualsiasi informazione di iniziativa riguardante l’appuntamento referendario. Mettendo il bavaglio ai comitati. Possiamo dire che ha paura? Sicuramente ha paura. Soprattutto se i SI si saranno maggiori dei no. Ma collegando questo suo atteggiamento alla strana delibera regionale dove per la prima volta in un referendum consultivo si dice che ci deve essere il quorum, si ha la sensazione che oltre che la paura ci sia proprio una volontà di tenere un comportamento assolutamente non democratico. Cosa assurda per un sindaco eletto grazie alle regole democratiche del Paese. E che appena eletto di queste regole se ne fa un baffo. Strana delibera”.

Le dichiarazioni e l’appoggio di Fratelli d’Italia

Raffaele Speranzon ha dichiarato che il suo partito è non solo favorevole al referendum ma è schierato per l’autonomia dei due Comuni. Dichiarazioni forti che potrebbero anche mettere in bilico l’appoggio di FdI all’attuale Sindaco alle prossime elezioni. Appoggio arrivato qualche mese fa dalla stessa Meloni che però sembra aspettare l’evolversi di quanto accadrà il 1° dicembre. Insieme a chi si è schierato apertamente c’è anche chi andrà contro gli ordini di partito.

Le dimissioni di Brugnaro

E intanto c’è anche chi chiede al Sindaco di dimettersi, rispettare i patti stracciati con Bellati e Semenzato e favorire il referendum aspettando poi il risultato per potersi tranquillamente ricandidare sperando nel voto democratico del comune nel quale sceglierà di scendere in campo. A chiederlo è Più Europa con un comunicato girato ai giornali dal portavoce Michele Scibelli

Chi dice no al Partito

Vincenzo Conte, presidente della Municipalità Mestre – Carpenedo (PD) non ha nascosto che voterà SI. Come lui Mario Rigo, figura storica di Mestre e Venezia che pubblicamente ha detto che il SI risolverà buona parte dei problemi delle due città. Ma con loro anche una figura importante della politica veneziana e mestrina: Ugo Bergamo. Non solo ha sempre sostenuto spada tratta il referendum ma ha “strigliato” il sindaco dopo la sua chiamata all’astensione definendolo antidemocratico. Al grido di “Mai con Brugnaro” ha ribadito la sua volontà di lasciare democratica scelta ai cittadini non mancando di sottolineare di essere assolutamente per il SI. La Lega non si esprime ma è favorevole al referendum lasciando libertà di voto. Mancano meno di due mesi. Che possa bastare un SI a distruggere un “dogado” costruito in 5 anni? Ai posteri l’ardua sentenza.

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close