Veneziano

Controcorrente. No alle filiere ferme

L’opposizione in Consiglio dei ministri ha chiesto al premier Conte misure ancora più stringenti contro la diffusione del virus Covid19. Lombardia, e poi Veneto e Piemonte la chiusura totale delle Regioni, con il blocco delle attività, moltissime delle quali tra stabilimenti, negozi, ristoranti, botteghe, parrucchieri, catene e marchi, già hanno chiuso le saracinesche spontaneamente. Dove si può, nelle grandi compagnie come Google, secondo la Bbc News, i dipendenti lavoreranno da casa almeno fino al 10 aprile: quasi 100 mila persone. Ma qualcuno doveva andare controcorrente. E chi se non Brugnaro?

Sostegno controcorrente

In videoconferenza con i sindaci metropolitani, organizzata dal presidente Anci Antonio De Caro, il primo cittadino di Venezia Brugnaro è andato controcorrente. «No alla fermata delle filiere industriali. Il rischio è di ritrovarci un sistema produttivo compromesso. Il virus passerà». Sintonia sulla gestione centralizzata dell’emergenza, di cui si sta parlando al governo in questi giorni. «Sono sempre stato e resto filogovernativo – dice Brugnaro da Venezia. – In primis dobbiamo dare risposte per gestire l’aspetto sanitario. Tutto questo, però, non può prescindere da un’attenzione particolare alla salvaguardia di tutto il mondo legato all’economia e al lavoro. Serve una tutela salariale dei lavoratori, degli imprenditori, anche di quelli che non hanno alcun paracadute soprattutto nel settore turistico. Anche noi come Enti pubblici avremo problemi di tenuta dei bilanci e delle società partecipate. Per ora non è arrivato nulla dallo Stato. Ci siamo organizzati per conto nostro».

Controcorrente anche davanti all’evidenza

«Vi prego di credermi non tiriamo la giacchetta al governo mettendo pressione per far emettere provvedimenti che chiudano proprio tutto. Altrimenti poi saranno problemi amari che l’Italia pagherà caro per i prossimi anni. Non dobbiamo fermare la parte industriale e strutturale del Paese, le catene industriali e quelle artigiane». Rivolto ai sindaci in teleconferenza. «Siete i leader del vostro territorio, dovete essere in prima linea. E le nostre città devono continuare a vivere. Nei mercati ambulanti nel Comune di Venezia potranno restare aperti solo i banchi alimentari che saranno distanziati e che dovranno evitare l’assembramento dei clienti. Estetisti e parrucchieri dovrebbero continuare a lavorare, ma i clienti dovranno essere ricevuti solo su appuntamento e con addetti muniti di mascherine». E c’è una lettera al premier Conte del presidente di Confindustria Venezia Vincenzo Marinese.

Il rischio collasso per Marinese

«Illustrissimo presidente del Consiglio, in questi giorni stiamo attraversando momenti molto difficili. Ci rendiamo conto che Lei, e così anche tutto il governo, è soggetto a grandi tensioni, preoccupazioni che impongono scelte complesse, che mai nessuno avrebbe voluto prendere. A Venezia le categorie economiche, i sindacati e il sindaco della Città Metropolitana hanno posto come elemento irrinunciabile da un lato la tutela della salute e dall’altro la salvaguardia del tessuto economico, che vale 35 miliardi di euro con il 39% di quota export. Apprendiamo con stupore e disappunto che c’è chi suggerisce di chiudere tutto per 15 giorni. Le chiediamo di non ascoltare quelle sirene, perché sarebbe un errore gravissimo.

Chiudere equivarrebbe a morire, con impatti devastanti anche sulla ripresa. Siamo consapevoli che la mobilità debba essere ridotta ai minimi termini e abbiamo preso coscienza che anche le nostre abitudini di vita devono cambiare. Nelle nostre fabbriche abbiamo già avviato controlli severissimi per tutto il personale; l’impresa potrebbe certificare i movimenti dei propri dipendenti, limitandoli solo ed esclusivamente dal domicilio alla sede di lavoro. I Comuni dovrebbero farsi parte diligente, nel dare la più ampia comunicazione sui comportamenti che la cittadinanza deve assumere. Così anche le sanzioni devono essere immediate e prevedere per chi infrange le regole pene severe. Azioni forti, chiare, definite, puntuali, per scongiurare il blocco totale delle attività produttive. La chiusura sarebbe una resa».

Controcorrente fino alla fine

Nonostante le disposizioni di legge Brugnaro tira dritto. Nessun telelavoro per i dipendenti comunali. Altrettanto nella sua azienda Umana. Insomma. Non c’è verso di togliersi i panni dell’imprenditore che guarda al fatturato. Peccato che dopo le sue dichiarazioni e le interrogazioni di Sambo e La Rocca perché rispetti le regole, il sindaco va ulteriormente controcorrente. Prima si fa vedere in teleconferenza. Poi si addormenta in diretta con La7.

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