Veneziano

Covid hospital, «Chi non ci crede dovrebbe visitarlo»

Una giornata al Covid 1 di Jesolo sembra non avere inizio né fine. Per ora la sezione dell’ospedale con i contagiati più gravi che necessitano di ricovero è ancora una corpo estraneo al resto della struttura sanitaria, di fatto nascosta agli occhi dei pazienti che vanno e vengono in via Levantina per le visite o la riabilitazione. I flussi sono ben separati nell’ospedale che in piena pandemia è stato interamente Covid da marzo a fine maggio. All’ospedale di Jesolo, alle 13 di ieri, le persone ricoverate erano 20.

La situazione

La situazione è tutt’altro che confortante, però, alla luce dei contagi: 80 solo nella giornata di ieri in tutto il Veneto orientale. Ci sono cittadine come Noventa di Piave che hanno 17 contagiati e questa è la media nei 20 comuni del territorio, 230 mila abitanti. Al momento a Jesolo è attiva una sola sezione di Malattie infettive “Covid 1” dotata di 22 posti letto. In caso di aumento dei ricoveri verrà attivata una seconda sezione modulare con altri 15-20 posti fino a 80 e l’età media è sempre più bassa e con ricoverati non affetti da patologie ossia sani.

Usl 4

Il dottor Lucio Brollo, primario di Medicina, dirige l’unità di Malattie infettive dopo che in piena pandemia ha affrontato l’inferno assieme al primario di rianimazione, dottor Fabio Toffoletto. Il direttore generale Usl 4 Carlo Bramezza ha sempre costantemente seguito i protocolli e sviluppi anche in termini sperimentali. «Esattamente come per il trend nazionale, i numeri dei contagiati stanno aumentando», spiega Brollo, «anche qui. Per quanto riguarda i ricoveri in questo reparto posso dire che sono in continua evoluzione tra persone dimesse e nuovi ingressi, con un trend in leggera crescita. Allo stato attuale è tuttavia impossibile prevedere se l’evoluzione della epidemia sarà come quella che abbiamo già visto la scorsa primavera o sarà ridotta».

Attenzione ai giovani

«Un dato di fatto è che l’età media dei contagiati si è abbassata e il motivo è noto», avverte, «i giovani purtroppo non seguono molto spesso le più basilari accortezze per prevenirlo, come il distanziamento fisico e l’utilizzo della mascherina, in particolare nei momenti di svago, mentre le persone di un certa età sono diventate molto più scrupolose».

Il dott. Brollo

Molti ritengono che giovani abbiano tendenzialmente meno sintomi, ma il dottor Brollo non è convinto di questa valutazione ed è stato tra i primi a denunciare i rischi della “movida”. «Ho visto persone di 40 anni» stare molto male a livello polmonare. È vero che i giovanissimi hanno sintomi minori, ma il problema è che rischiano di contagiare il genitore o il nonno con conseguenze che invece possono essere fatali».

Le visite “guidate”

E ai negazionisti Brollo propone «visite guidate nei reparti Covid. Penso che dovrebbero vedere dal vivo la sofferenza che c’è all’interno di questi reparti. Dovrebbero vedere chi purtroppo paga anche con la vita il contagio da questo virus, in solitudine, isolato, senza poter avere vicino a sé nessun familiare».

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