Veneziano

Grandi navi via da San Marco dal primo agosto

«Grandi navi via da San Marco. Passo importante per la tutela di Venezia». Così Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, al termine del Consiglio dei ministri di oggi in cui è stato emanato il decreto per lo spostamento delle grandi navi a Venezia. La decisione del governo è di spostare le navi che superano le 25 mila tonnellate, i 180 metri di altezza e la lunghezza di 35 metri da San Marco a Marghera dal primo agosto. «Un grande passo – dice D’Incà – per la tutela della città di Venezia e per mantenere l’importante riconoscimento del sito Unesco, nel rispetto dei tanti cittadini che hanno combattuto questa importante battaglia di civiltà». Si lavorerà alla creazione di approdi offshore, ha dichiarato il ministro della Cultura Dario Franceschini all’uscita da Palazzo Chigi. Il governo, prosegue il ministro, «ha voluto imprimere una forte accelerazione a una decisione già adottata, con il bando di concorso per la realizzazione di approdi esterni, per evitare il rischio concreto dell’iscrizione della città nella lista del patrimonio mondiale in pericolo».

Il Bacino tutelato

Dal primo agosto 2021 le grandi navi non potranno più raggiungere Venezia attraverso il Bacino di San Marco, il canale di San Marco e il canale della Giudecca. Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che prevede tale divieto, interventi per compensare le perdite degli operatori economici e tutelare l’occupazione. Inoltre, sono stati decisi investimenti per 157 milioni per realizzare approdi temporanei all’interno dell’area di Marghera. «Un passo indispensabile per tutelare l’integrità ambientale, paesaggistica, artistica e culturale di Venezia, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità – afferma il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini – La disposizione per Venezia si inserisce all’interno di un provvedimento che salvaguarda tutte le vie d’acqua dichiarate monumento nazionale. Siamo convinti – ha aggiunto il ministro – che la difesa di Venezia e della sua laguna, unita a consistenti investimenti per il suo futuro economico e sociale, sia una ricchezza per tutto il Paese. Il concorso di idee pubblicato il 29 giugno scorso dall’Autorità portuale consentirà di individuare la migliore soluzione strutturale per approdi fuori laguna».

Giovannini

«Dal prossimo anno verranno realizzati i primi approdi a Marghera – ha precisato Giovannini – con le risorse messe a disposizione per il completamento del Mose e per le opere paesaggistiche collegate ai progetti per l’area previsti nel Pnrr, tra cui gli interventi per aumentare la capacità portuale e la resilienza delle infrastrutture ai cambiamenti climatici. A tal fine vengono destinati 80 milioni di euro cui si aggiungono 90 milioni per l’elettrificazione delle banchine». Nell’ambito di una convenzione con la Regione riservata al trasporto pubblico locale marittimo e lagunare, sono stati stanziati oltre 131 milioni per l’acquisto di 62 unità navali e il refitting di 37 navi traghetto e motobattelli oltre alla ristrutturazione di pontoni mobili galleggianti. Infine, il governo sta procedendo per definire il collegamento ferroviario di Venezia con l’aeroporto internazionale Marco Polo. Il transito provvisorio, spiega il ministro Giovannini, sarà verso l’area di Marghera con un piano di attracco temporaneo articolato in un massimo di 5 punti. Dal governo saranno assegnate nuove risorse destinate ai lavoratori impegnati nella logistica e nella navigazione per il transito delle navi, e agli esercenti dei servizi legati al terminal per superare la difficoltà legate al trasferimento. Un ruolo fondamentale lo avrà il presidente dell’Autorità del sistema portuale di Venezia che sarà nominato commissario straordinario».

IL PD

Il Partito democratico metropolitano e comunale, congiuntamente al gruppo consiliare Pd in Comune, hanno accolto positivamente la decisione del Consiglio dei ministri che tutela Venezia creando la classe Venezia. Ora che gran parte delle nostre istanze sono state accolte – scrive – il Porto di Venezia mantenga la sua caratteristica di home Port. Serve: pensare ad un’Autorità portuale dell’alto Adriatico, la transizione con ammortizzatori sociali e compensazioni, tutelare l’ambiente attraverso la manutenzione dei canali e senza effettuare nuovi scavi, creare approdi diffusi, realizzare un piano regolatore del porto. Certo rimangono ancora dei nodi da sciogliere. Ad oggi non si è ancora trovato un giusto equilibrio tra tutela della città e tutela del lavoro».

Tomaello contro

«Una decisione affrettata, mette a rischio il lavoro. Si poteva aspettare 2 mesi – commenta il vicesindaco Andrea Tomaello – Ora ci siano i ristori – prosegue – Le navi in arrivo di qui a fine stagione, ovvero a fine settembre, non sono poi molte e impedire il passaggio per il bacino di San Marco già dal primo agosto affossa un settore che è rimasto fermo per oltre un anno e mezzo». E per quanto riguarda il Pd veneziano, «dico che non si è ancora capito che posizione hanno sulle grandi navi. Una parte di loro va a manifestare con i No grandi navi, una parte festeggia oggi per una soluzione che è quella proposta dal sindaco – conclude Tomaello – Intanto per nove anni non hanno fatto niente e se Draghi si è trovato ad approvare questo decreto in maniera affrettata per rispondere a istanze Unesco è colpa loro».

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