Veneziano

Il Consiglio di Stato ribalta il Tar

La Quinta Sezione del Consiglio di Stato (sentenza n. 6236/2019) , riformando la decisione del Tar Veneto (n. 864/2018), ha dichiarato legittimo il referendum consultivo sulla proposta di legge regionale di iniziativa popolare sulla “suddivisione del Comune di Venezia nei due Comuni autonomi di Venezia e Mestre”.

La sentenza del Consiglio di Stato

Nella sentenza si legge che “la valutazione di opportunità” del distacco appartiene “alla responsabilità delle competenti istanze politiche e normative” e non può essere svolta dal giudice, il quale deve lasciare “le scelte politiche ai soggetti politicamente responsabili, incluse le popolazioni interessate”, perché “al giudice spetta solo di valutare se il procedimento seguito presenta i vizi di legittimità che gli sono denunciati”.

Nessuna illegittimità per il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha, quindi, accertato che non sussistono illegittimità o inammissibilità del procedimento referendario. In particolare, dall’eventuale esito favorevole del referendum non discende automaticamente che il capoluogo della Città metropolitana divenga Mestre per il maggior numero di abitanti e che a causa di questo effetto il referendum sia inammissibile. 

La Costituzione

Negando il referendum, del resto, si avrebbe una discriminazione dei cittadini interessati, privati del diritto costituzionale di esprimersi sul cambiamento dei loro assetti comunali. Quale poi sarà il Capoluogo – se la proposta passerà -, sarà deciso da una separata e autonoma valutazione di opportunità nelle sedi competenti e comunque, la legge n. 56 del 2014 (c.d. Delrio) “nomina «Venezia» la città metropolitana, così intendendo quale sia il conseguente comune capoluogo”.

L’obiettivo dopo la sentenza del Consiglio di Stato

L’obiettivo degli autonomisti, adesso, è il voto subito, prima delle elezioni regionali, visto che i tempi tecnici ci sono per indire il referendum. In passato si sono svolti quattro referendum sulla separazione, nel 1979, 1989, 1994 e 2003, tutti sfavorevoli alla divisione. I primi tre per vittoria del “No” . L’ultimo per mancanza di quorum.

Le reazioni degli unionisti

«Assoluto rispetto per la sentenza del Consiglio di Stato come per la precedente sentenza del Tar». Paolo Cuman, portavoce di Una e Unica, che si è battuto per il mantenimento dell’unione nei due Comuni, si dice rispettoso di quanto deciso e del nuovo cambio di rotta che potrebbe sovvertire le regole del gioco. «Una e Unica si è costituita come associazione dopo la sentenza proprio per essere preparata a rispondere ad una eventuale riproposizione del referendum di separazione», spiega Cuman, «convinti come siamo che sia una scelta penalizzante per l’intero territorio che solo unito e ben sincronizzato può reagire alla marginalizzazione in terraferma e a una definitiva destinazione turistica e museale nel centro storico».

I movimenti autonomisti esultano davanti al Consiglio di Stato

I movimenti per il “Sì”, quelli di Venezia e quelli di Mestre, chiedono senza perdere tempo una data per il voto. Tra i primi a commentare, Gian Angelo Bellati, che a causa del Referendum ruppe con Brugnaro. «Il sindaco ha utilizzato denaro pubblico per bloccare un referendum, per bloccare la democrazia, questo ci ha fatto perdere anni ma soprattutto ci ha tolto un pezzo delle nostre libertà e ciò è molto grave. Inoltre ha perseverato dopo la sentenza del Tar andando contro di noi in Consiglio di Stato nell’errore. Infine avendo io firmato col sindaco e con la Lega Nord un impegno davanti agli elettori sono felicissimo che questa sentenza porti ordine e giustizia».

L’avvocato che non si è arreso

«Zaia adesso fissi la data e lo faccia prima delle regionali», dice l’avvocato Stefano Chiaromanni, «i tempi tecnici ci sono, bastano 45 giorni da quando indetto e sappiamo, ora, che a votare come da sentenza del Consiglio di Stato andranno solo i cittadini del Comune». «Questa sentenza è la vittoria della democrazia nel senso più alto del termine e rende giustizia a quei 9.000 firmatari che l’hanno legittimamente chiesto», commenta Giovani Armellin, «ciò dimostra come tutti i movimenti che si sono impegnati per l’autonomia di Mestre e Venezia, avessero ragione sulla legittimità dell’unico strumento di democrazia diretta previsto dal nostro ordinamento». 

Quando?

Ancora non si hanno date certe. Tra chi vorrebbe andare subito al voto e chi, invece, è più paziente e aspetterebbe volentieri chiedere venisse celebrato insieme alle comunali che si svolgeranno nel 2020 per avere un quorum garantito (cosa non fattibile). Più probabile dicembre e la cosa sta dando molto fastidio a chi, al momento mastica amaro. L’attuale sindaco Luigi Brugnaro, che tutto aveva fatto (stracciando anche un accordo da lui stesso firmato) per bloccare il referendum, a denti stretti deve chinare il capo.

La dichiarazione di Brugnaro

“Chiedo alla Regione di indicare la data quanto prima e invito i cittadini a esercitare il diritto di non andare a votare per l’ennesimo referendum sulla separazione. Per questo motivo, non farò campagna elettorale. Una decisione romana tenta di indebolire la città, secondo il principio del ‘dividi et impera’, ma Venezia ha sempre saputo fare, fin dai tempi della Repubblica Serenissima, dell’unione la sua forza. Un valore per tutti, a prescindere dall’appartenenza politica. La Storia ci insegna che Venezia, capoluogo del Veneto, Città Metropolitana ed internazionale, deve restare unita, perché solo così è fortissima. Non ci saranno vincitori, ma solo vinti”

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