Veneziano

Il problema dell’ex Consorzio Agrario a Portegrandi

“Altro che alberi al posto dell’amianto, la fretta è cattiva consigliera e ora si rischia un grave danno ambientale”. L’opposizione in Consiglio comunale di Quarto d’Altino smorza gli entusiasmi del sindaco Claudio Grosso e attacca duramente la sua Giunta per come è stata gestita la partita riguardante l’ex Consorzio agrario di Portegrandi. Secondo il gruppo di opposizione Insieme è Possibile, la procedura di acquisizione dell’area dell’ex Consorzio agrario non conterrebbe le minime garanzie per la sicurezza ambientale di Portegrandi e l’accordo con il Demanio, attuale proprietario del sito, sarebbe stato deciso «in fretta e furia con un abominio di delibera», senza che questa fosse preceduta dalla costituzione di una apposita commissione tecnica composta da tecnici e da periti esperti della materia per evitare il rischio di ricadute sull’ambiente e sulla salute dei residenti.

Il rischio

Per il gruppo consiliare Insieme è Possibile si tratterebbe di un intervento che, prima del suo avvio, avrebbe richiesto uno studio molto più approfondito in grado di garantire un intervento eco sostenibile da presentare all’Unione Europea per ottenere i finanziamenti necessari a bonificare l’intera area dell’ex Consorzio agrario e di tutto il comprensorio. «Eravamo e siamo ancora pronti a condividere tecnicamente e politicamente un progetto sicuro e corredato da studi scientifici e tecnici spiega la consigliera Caterina Pagnin e per questo presenteremo una nostra delibera al prossimo Consiglio comunale. L’argomento è estremamente serio e sarebbe stato il caso di condividerlo, anziché estromettere l’opposizione. Peraltro, è uno tra i punti fondamentali del nostro programma, su cui avevamo già elaborato la procedura tecnica e ambientale per recuperare il sito e non avremmo mai iniziato un percorso di questo genere senza avere coinvolto attivamente tutte le componenti politiche rappresentate in consiglio. Al contrario, invece, notiamo che l’attuale maggioranza non si differenzia da quella precedente e il suo scopo è solo quello di raccogliere consenso immediato giocando sul fatto che non tutti sono a conoscenza delle procedure, soprattutto per quanto riguarda la salute dei cittadini. Non si tratta solo di smaltire le lastre di amianto, ma anche di abbattere la contaminazione degli ambienti esterni all’area di pertinenza del sito».

Se non ci ascoltano

Tuttavia, noi siamo pronti a fare un altro tentativo. A giorni, appunto, presenteremo la nostra proposta di delibera correlata da una serie di considerazioni tecniche specifiche e l’indicazione del percorso da affrontare con gli strumenti normativi disponibili, a tutela principalmente dei cittadini, per affrontare un progetto condiviso. Una proposta da discutere priva di condizioni o condizionamenti, ma che rientri in un programma di riqualificazione sotto ogni aspetto: sociale, economico sostenibile, occupazionale e, ovviamente, ambientale. Diversamente, saremmo costretti a muoverci autonomamente, anche portando il nostro progetto in Commissione Europea.

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