Veneziano

La paura degli artigiani: lockdown a Natale

Dietro ai ristoranti e ai bar, dietro alle palestre e pure ai teatri e cinema ci sono loro, gli artigiani, che forniscono una vasta gamma di servizi e adesso sono tornati in apnea, dopo aver già sopportato quattro mesi senza poter respirare. Il problema per queste categorie di imprenditori e lavoratori è che stanno aspettando il Natale con trepidazione perché solo quel periodo sarà in grado di salvarli, e per molti questo significa la differenza tra la continuazione dell’attività e il fallimento. Invece le voci che continuano a rincorrersi su un nuovo lockdown pesante che sarà decretato proprio per le Feste stanno togliendo il sono a tanti che sono ormai sulla soglia della sopravvivenza.

La voce degli artigiani

«Siamo un Paese fondato sul lavoro – dice il presidente di Confartigianato provinciale Siro Martin -. Il Governo impari a difenderlo sempre e comunque». Perché le categorie di Confartigianato hanno fatto due conti e in media, per loro, Natale e le feste collegate significano il 30% degli incassi di un anno: in un 2020 con gli incassi già falcidiati per oltre metà, perdere anche quel 30% significa per molti, appunto, la morte.


Non a caso Michele Barison, responsabile metropolitano di Cna Alimentare di Venezia, dice che «a questo comparto si sta chiedendo un nuovo, pesantissimo sforzo: e lo si sta facendo proprio adesso che aveva appena iniziato a riprendere fiato, e nonostante i costi che molte imprese hanno nel frattempo sostenuto per adeguarsi a normative e protocolli. Ci auguriamo davvero che le promesse di tempestività nei ristori più volte ripetute dal presidente del Consiglio e da molti esponenti del Governo siano mantenute».

Moda e Benessere

Per non parlare degli altri settori come orafo, benessere e moda che dipendono per buona parte della loro vita annuale dalle Feste di dicembre e gennaio: «L’anno scorso, solo per cenoni, cene e brindisi si sono spesi in provincia di Venezia ben 206 milioni di euro, 92 dei quali per prodotti tipici artigianali» spiegano Claudio Dozzo presidente della Federazione artistica della Confartigianato, Catia Pasqualato del Benessere, Gianluca Fascina della Moda e Alessandro Cella dell’Alimentazione: per il settore orafo dicembre vale almeno il 35% del fatturato annuo, per il benessere tra il 20 e il 25%, per l’alimentazione il 20%, mentre la moda quest’anno ha già perso il 40% del fatturato, se non il 50%: «Sono incassi che alla fine comunque servirebbero solo per coprire spese e debiti accumulati. E nel settore Moda il rischio di chiusure di ristoranti e il divieto di assembramenti di certo non spingerà la gente ad acquistare l’abito bello – spiega Fascina -. Con un dicembre al lockdown sarà ancor più un disastro, una disperazione tra licenziamenti e chiusure. Basti pensare che si sta ancora aspettando la cassa integrazione di luglio».

I dati della CGIA

Intanto anche la Cgia di Mestre ha fatto due conti calcolando che «dei 5,5 miliardi di euro previsti a livello nazionale dal decreto Ristori, almeno 85 milioni potrebbero interessare i lavoratori e le imprese della provincia di Venezia sotto forma di proroga della Cig Covid, sussidi alle aziende e credito di imposta per gli affitti» afferma Giovanni Gomiero dell’Ufficio sindacale. Questo riguarda le imprese della ristorazione, del tempo libero e della cultura, «tuttavia, un aiuto occorrerebbe anche agli altri settori artigiani che, sebbene non siano rientrati nelle limitazioni alle aperture imposte dal decreto Ristori, è come fossero chiuse. Ci riferiamo agli orafi, ai fotografi, ai taxisti, alle pulitintolavanderie, ai parrucchieri e alle estetiste all’interno delle cui attività ormai da giorni non passa quasi più nessuno».

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