Veneziano

Le imprese turistiche e le associazioni di artigiani bocciano l’ultimo provvedimento del governo

Sostegno alle imprese, al lavoro e contro la povertà. Ma i 32 miliardi nel decreto Sostegno, per ammissione del governo Draghi, sono un aiuto parziale da correggere ad aprile. Il mini condono vale per le vecchie cartelle esattoriali (dal 2000 al 31 dicembre 2010, fino a 5 mila euro e con un tetto di reddito a 30 mila euro). A Venezia la reazione è tiepida, se non critica, piena di ombre più che di luce. E la richiesta univoca è: «Aiuti veri e in fretta». Fipe Confcommercio ( pubblici esercizi) fa qualche conto: «il ristorante che nel 2019 fatturava 550 mila euro e che nel 2020, con oltre 160 giorni di chiusura, ha perso il 30% del fatturato, 165 mila euro, beneficerà di un contributo una tantum di 5.500 euro». E i bar: «chi nel 2019 fatturava 150 mila euro e ne ha persi 25 mila a causa delle restrizioni, avrà diritto a un bonus di 1.875 euro, il 4,7% della perdita media mensile».

Troppo poco

28/04/10 ERREBI – MESTRE – MASSIMO ZANON PRESIDENTE CONFCOMMERCIO REGIONE VENETO

Lo ribadisce Massimo Zanon, presidente della Confcommercio metropolitana. «Il decreto è uno specchietto per le allodole. Le cifre che contiene sono le stesse promesse in passato, ma mai erogate. Queste risorse sono insufficienti rispetto al fabbisogno delle imprese messe in ginocchio dalla pandemia. È necessario che lo Stato le rimpingui il più possibile, così come è necessario che lo Stato dia garanzia a lungo termine sul credito richiedibile alle banche. Anche la pace fiscale non è una soluzione per le imprese perché è evidente che non possono avere un contenzioso di così lunga data, sarebbero già saltate. È un vantaggio per i singoli cittadini e, diciamolo, per lo Stato stesso che così risparmia i costi per il rientro dei crediti». Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto: «Stiamo calcolando gli effetti sulla base dei fatturati delle nostre aziende; certo non ci possiamo aspettare il rimborso totale dei mancati incassi ma ci aspettavamo di più». Tra le misure urgenti, ribadisce, ci sono i mutui da allungare fino a 30 anni, con garanzie dello Stato, dice, «perché questo consente di spalmare i debiti su un più lungo periodo. Il condono? Tutto aiuta. Bene anche il taglio del canone Rai. È necessario alleggerire il carico fiscale sulle imprese, soprattutto per città d’arte come Venezia».

Ava e altri

L’Associazione Veneziana Albergatori si rivolge al governo. «Le imprese della città, dopo 17 mesi di crisi e di turismo assente, hanno bisogno di un intervento diverso e i sostegni proposti finora non risolvono il problema», dice il presidente dell’Ava, Vittorio Bonacini.«Gli imprenditori non hanno bisogno di carità e di speranze ma di certezze. Le aziende sono disponibili ad affrontare e a sobbarcarsi il peso dell’inefficienza dell’Italia caricandoselo sulle spalle ma a determinate condizioni», ribadisce. «Gli aiuti previsti saranno sufficienti a pagare una bolletta», dice con amarezza il presidente Aja e coordinatore di Federalberghi spiagge venete, Alberto Maschio. Pure gli artigiani evidenziano luci ed ombre del provvedimento. Paolo Zabeo della Cgia di Mestre: «Gli accrediti sul conto corrente delle attività arriveranno almeno tre mesi e mezzo dopo le chiusure imposte nel dicembre scorso dall’allora governo Conte. Pertanto, questi soldi, messi a disposizione dallo scostamento di bilancio del gennaio scorso, giungeranno a destinazione non certo con la tempestività che la situazione imporrebbe, bensì a passo di lumaca».

CNA Venezia

E Renato Fabbro di Cna Venezia: «La soglia per accedere ai benefici è un problema», spiega, «dato che rappresenta pur sempre una discriminazione nei confronti di moltissime attività che hanno subito pesanti flessioni del fatturato anche se al di sotto del 30%». Bene per tutti l’addio ai codici Ateco, «che permetterà a molti di accedere ai ristori per la prima volta», dice.

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