Veneziano

Le ragioni del No

L’ultima mossa di una campagna avvelenata, tra denunce, fake news vere o presunte, ricorsi al Tar e insulti sui social, vede il fronte del No, scrivere una lettera a Prefetto, Questore e sindaco, affinché siano fermate le notizie «fuorvianti e gravi» sulla presunta assenza di quorum, che per questo referendum consultivo è previsto.

Perché No

«Urge, prima che l’escalation di falsità distorca gli esiti del referendum, che sia chiarito in modo inequivocabile ed ufficiale questo punto», chiedono. Firma anche Laura Fincato, ex sottosegretario che da «cittadina», spiega, si spende per il No alla divisione. Le motivazione dei contrari alla separazione sono tante. Giorgio Dodi, segretario Pd, mostra i dati dei servizi Anagrafe Stato civile ridotti da Brugnaro: «È evidente che la scelta scellerata di diminuire i servizi ai cittadini ha giocato e giocherà un ruolo a prescindere da quale sarà l’esito del referendum: rendere più complessa la vita ai cittadini ha alimentato un senso di distanza dalla pubblica amministrazione». Esiti referendari a parte, su questo si deve lavorare, ricorda.

Il No e le elezioni

Le elezioni amministrative sono alle porte. Il circolo Pd di piazza Ferretto in un volantino punta il dito sul considerevole aumento dei costi di gestione di due Comuni; le diseconomie di scala; la visione antistorica rispetto a Venezia e Mestre integrate nel sistema della mobilità, dei poli logistici ed economici. «Abbiamo necessità di un Comune forte e non di due deboli», è il verdetto dell’ex vicesindaco e parlamentare, oggi con Leu, Michele Mognato «per realizzare una rivoluzione, quella della città sostenibile con più integrazione, più ponti e meno confini». «Solo con una grande città metropolitana si compete con il mondo», dice l’attore Salvatore Esposito. L’associazione “Una e Unica” aggiunge motivi per stare assieme: «Venezia è la undicesima città d’ Italia, capoluogo di Regione e della Città Metropolitana, riconosciuta a livello mondiale».

No per una città più moderna

«È città multicentrica, di dimensione europea, con caratteristiche tali da renderla già di per sé città metropolitana. Nella competizione globale, la dimensione conta». La separazione è vista come fattore che «indebolisce e non risolve nulla». Il futuro è visto di concorrenza, all’insegna dei contenziosi legali. Si perderanno le competenze «su rive e accessi, tranne un pertugio nel parco di S. Giuliano» mentre è dato per certo, con la divisione, che il Casinò di Ca’ Noghera dovrà chiudere e le tariffe Actv lieviteranno.

La paura

Ultimo appunto: la terraferma non è Mestre e la vittoria del Sì porterà ad istanze autonomiste a Marghera, Chirignago, Zelarino e Favaro. «Dividere Venezia da Mestre significherà indebolire quello che in questi decenni è stato l’unico contrappeso istituzionale allo strapotere della Regione Veneto, Galan prima, Zaia ora, quelli del Mose, delle Olimpiadi, delle Grandi navi», è l’appello di Laura Di Lucia Coletti. Il Pci insiste: «Le conseguenze sono una serie di quesiti irrisolti».

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