Veneziano

Le ragioni del Sì

Domani è il giorno fatidico per Mestre e Venezia. Ecco esposte le ragioni del Sì. Mestre e Venezia sono due città che hanno tutte le potenzialità per essere autonome, meglio governate, con più risorse e meno tasse. E’ questo il messaggio dello schieramento per il “Sì” che in queste ultime settimane, è diventato sempre più compatto e non solo di facciata. Da Mestre a Venezia alle isole, comitati, gruppi, associazioni schierati per l’autonomia amministrativa delle due città sono uniti nell’affrontare problemi macroscopici sotto gli occhi di tutti.

La situazione per le ragioni del Sì

Mestre ha un commercio che annaspa, Venezia fatica a uscire dall’acqua alta. Giovanni Armellin, commercialista, portavoce di Muoversì, dimostra con dati e cifre, che la terraferma ha solo da guadagnare a stare da sola: «Mestre è una città piena di risorse, ha tutte le possibilità in termini di entrate comunali per potersi sostenere. Con un comune autonomo avremmo la possibilità di poter diminuire le tasse locali, elevatissime soprattutto per le attività commerciali, a Mestre si paga una tassa dei rifiuti tre volte quella di Padova».

I vantaggi per il Sì

«Mestre comune potrebbe liberare risorse per i cittadini, dare impulso alla città metropolitana intera». «Vorrei invitare i mestrini ad avere il coraggio di fare una scelta» l’appello di Debora Esposti, commerciante di Mestre «dovrebbero guardare la nostra città con occhi nuovi e diversi, vedere cosa potrebbe diventare se avesse una guida attenta, lungimirante, che ha voglia di riportare Mestre al centro: il che significa investire nella città senza essere sempre una improbabile brutta copia di Venezia».

Commercio al centro

«Serve un riferimento locale che oggi manca, un’amministrazione che abbia voglia di trovare soluzioni, non rassegnata. Oggi il Comune ripete che in tutti i centri storici la situazione è simile. Da altre parti, invece, ci sono tentativi per fare in modo che il flusso bloccato da anni torni a scorrere». Il “Sì” è sempre più trasversale e passa per MuoverSì, il Movimento Autonomia di Mestre di Stefano Chiaromanni, Gianangelo Bellati (Movimento Venezia Autonoma), Due Grandi Città, Giorgio Suppiej (Associazione Civica Venezia Serenissima), Italia Nostra, Gruppo XXV Aprile, Venezia.com, We Are Here Venice.

Venezia e le ragioni del Sì

La voce veneziana di Marco Gasparinetti è tra le più lucide: «La presidente della commissione europea ha iniziato il suo discorso di insediamento programmatico parlando di Venezia simbolo del cambiamento climatico. Venezia è e sarà sempre al centro. Noi ci battiamo per gli studenti, per i lavoratori precari, per chi non riesce ad avere la residenza. Perché tutti abbiano una dignità oggi impedita dal mercato impazzito delle locazioni. Urge un’amministrazione che si occupi solo dei problemi di una città lagunare, di istanze del territorio destinate oggi ad essere in minoranza in consiglio comunale».

La questione Sindaco

«Un sindaco eletto da chi vive a Venezia siamo certi possa risolvere i problemi, a partire dal moto ondoso, dai posti barca. In qualsiasi altra città esistono park per i residenti, a Venezia tutto è destinato a turisti. Venezia è una nave nel mare in tempesta, noi dovremmo avere un sindaco che sia sul ponte di comando e non nelle retrovie a giocare con la play-station del Mose da una villa di terraferma con piscina e campi da tennis. Non ci serve un sindaco che viene a fare le comparsate in piazza San Marco per farsi i selfie al seguito di Conte. Venezia da sola avrebbe finalmente i soldi di tutto il mondo spesi per davvero per le sue necessità».

Le altre voci

Ne è convinto Nicola Pianon della piattaforma +Mestre+Venezia: «Venezia se resta abbracciata a Mestre non potrà mai giocarsi la partita dello statuto speciale, che significa: autonomia normativa, autonomia fiscale per chi decide di vivere a Venezia, autonomia sul turismo, poter lavorare autonomamente sulla tassa di soggiorno e ticket d’ingresso, autonomia di offerta commerciale (non maschere cinesi ogni due metri), forza decisionale sull’acqua e la laguna. Se non ci separiamo Venezia non avrà più abitati e Mestre sarà economicamente in ginocchio».

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