Veneziano

Massimiliano Zane – Capolista Svolta in Comune

Cosa l’ha convinta a candidarsi per le amministrative di Venezia con la Lista “Svolta In comune” a sostegno di Pier Polo Baretta sindaco?

“Mi ha convinto una parola. Una parola fondamentale che da sempre ha rappresentato la città di Venezia: relazione. Relazione con il territorio, con le persone, con la propria identità culturale. Base su cui è fondamentale costruire non solo i rapporti interpersonali, ma anche quelli istituzionali, oggi questa parola, relazione, rischia di andare perduta. La città di Venezia oggi appare in tutta la sua fragilità, ma anche e soprattutto nel suo esser isolata. Non lasciata sola, come alcuni dicono, ma isolata, allontanatasi volontariamente da quella fondamentale rete sociale ed economica necessaria ad una grande città per mantenersi tale. Ed assieme a relazione manca anche il confronto, l’ascolto, la condivisione di idee e progetti. Venezia basta a se stessa? No. Non poteva esserlo prima e non può a maggior ragione esserlo oggi, in un momento di difficoltà in cui ci troviamo, dato prima l’acqua alta e poi il covid. Allora serve cambiare. Serve innovare. Serve riattivare tutte le nostre risorse, soprattutto culturali, con tutti i valori che sono capaci di esprimere, e per farlo serve una politica di coesione, concreta e progressista. Serve farlo assieme. Serve una svolta in comune, che poi è il nome della lista di cui faccio parte come capolista. Ecco, trovo che si debba partire da questi assunti, ma soprattutto quello della relazione che oggi manca a Venezia, questa che un tempo era una opportunità ed ora è una necessità mi ha spinto a farmi avanti, e questo stesso spirito di condivisione lo hanno tutti i candidati di lista. Uno spirito lontano da interessi personali che inquadra non solo il progetto che la lista che rappresento propone ma anche l’idea di città che il candidato Baretta ha in mente e che condivide con noi”.

Quali sono i punti del suo programma al di là della lista che rappresenta?

“1) Cultura: per riavere un Assessorato alla Cultura e tutelare e rilanciare tradizione artistica e innovazione culturale internazionale

2) Turismo: per superare la monocultura turistica, incentivando nuove opportunità di residenzialità, lavoro, mobilità, accessibilità

3) Cittadinanza: per affermare la sovranità del cittadino e l’associazionismo, favorendo una cittadinanza attiva, partecipe, libera 

4) Rilancio Economico: per agevolare la libera iniziativa e dare nuova vita ad un mercato di prossimità contro i mega-poli commerciali 

5) Ambiente: per un nuovo «patto verde» e recuperare l’equilibrio fra città e natura in tutta la gronda lagunare.

Un programma che parte da pochi ma fondamentali assunti. Il primo: una città d’arte senza arte è incompleta nella sua essenza, parziale nel suo rappresentarsi e rappresentare la propria identità e quella delle comunità che la vivono. Anche se i nostri luoghi della cultura oggi aprono le proprie porte (parzialmente) e il personale rientra in servizio, a Venezia si continua a navigare a vista: non c’è nessun effettivo progetto o piano di rilancio, tanto meno di sviluppo e programmazione volta non solo al riconoscimento del “valore culturale” ma anche al rinnovo dell’esperienza offerta dai nostri musei. Un vuoto che manca di interpretare il nuovo contesto in cui stiamo oggi vivendo (senza contare che biblioteche e archivi restano comunque chiusi). 

Perché riaprire, oggi, non significa solo tornare a “sbigliettare”, significa (dovrebbe significare) anche ridisegnare un modello di accoglienza e accessibilità che in tempi di abbondanza pareva funzionare (pareva), ma che oggi purtroppo dimostra tutti i suoi limiti (a Venezia come nelle grandi realtà del resto d’Italia); significa rivedere dinamiche e meccaniche di quello stesso modello, per tutelarne le finalità, rinnovandolo, ripartendo dallo spirito di condivisione e messa a valore del patrimonio che ha costituito quello stesso patto a suo tempo. Perseguire le vecchie logiche, gli stessi schemi, significa non considerare la cultura nè un bene per la cittadinanza nè come un reale asset di sviluppo, ma solo un bell’oggetto fine a se stesso. Esattamente come prima della pandemia, quindi perseguendo ancora una volta la politica turistica ante-covid dello “sfruttamento del nostro petrolio”, con buona pace dei cittadini, ma soprattutto dimenticando che i musei non sono solo attrazioni turistiche ma presidi culturali civici, di appartenenza, fondamentali per il recupero del tessuto sociale e delle sue relazioni umane.

Il secondo: Venezia e la sua Laguna rappresentano un sistema unitario fatto di patrimonio naturale, culturale, artistico e architettonico unico e inseparabilmente integrato alle attività, al saper fare artigiano, al rapporto inscindibile con il mare, alla peculiarità degli eventi rituali e festivi, all’importanza del linguaggio e delle espressioni orali come strumento di trasmissione dell’identità della città nella sua comunità d’eredità. Una città unica per un equilibrio unico al mondo da tutelare e salvaguardare, ma non da congelare: il patrimonio culturale e l’eredità storica sono nulla se sconnesse dalle comunità che li hanno plasmati nel tempo. 

Allora serve che la città resti viva e vitale, e per far sì che #Venezia rimanga città e non museo occorre ristabilire un equilibrio “sano” innanzitutto tra cittadinanza e visitatori, reinterpretando il rapporto tra l’accoglienza e la stanzialità, trasformando i turisti in cittadini temporanei, consapevoli e responsabili; e poi investendo con coraggio e lungimiranza affinché la città (tutta) torni ad essere attraente come luogo in cui vivere e lavorare. Venezia ed il suo straordinario patrimonio di cultura e creatività, ma anche di tradizione e formazione che ne caratterizzano la storia contiene la chiave e tutte le risorse per rilanciare il suo futuro. Un futuro che generi valore attraverso le persone. 

Venezia può ripopolarsi puntando su studenti, studiosi e professioni creative (artisti e artigiani), ma anche elettricisti, idraulici, volontari, case occupate, famiglie, bambini, popolazione viva e attiva che se per “alcuni” sul breve periodo può essere meno redditizia del turista mordi e fuggi, è invece meno volatile, asse fondamentale della crescita capace com’è di portare grandi benefici, estesi e sul lungo periodo, creando necessità di altri servizi e altre tipologie di residenti, in un circolo virtuoso che dobbiamo saper attivare, anche assieme ai comitati internazionali, unesco su tutti. Come detto sopra serve riattivare una rete di relazioni che la città ha perduto, tanto all’interno dei propri confini che fuori, in quelli internazionali. Questa relazione culturale e identitaria oggi è negata al pubblico, alla cittadinanza, agli ospiti, senza nessuna certezza per il proprio futuro. Una interpretazione del nostro tempo, quella dell’amministrazione uscente, che rappresenta come una gestione miope delle proprie risorse possa condannare una grande città all’oblio e alla marginalità, sprecando, letteralmente, preziose opportunità di rilancio”.

Se eletto, quale sarebbe la sua prima azione?

“Ricostituire l’assessore alla cultura. Serve un bravo nocchiere che tracci la rotta. Una città come Venezia, città millenaria che proprio dalla cultura nasce e trova la propria grandezza, che sia senza assessore alla cultura rasenta il ridicolo. Non si può parlare di Venezia (e nemmeno pensare di amministrarla) senza avere piena consapevolezza del suo valore culturale e artistico; senza un progetto, una visione.

Quale futuro può avere quella città che investe €6.000.000 per finanziare il proprio casinò, e solo €600.000 per interventi e restauri nei propri #musei? (ps.€600.000 : 11 musei = €54.5454 a museo).

L’offerta che la città ha a disposizione è senza pari nel Mondo ma va promossa e tutelata in quanto portatrice di valori culturali, sociali, storici ed economici legati strettamente alla città, non come mero spot “acchiappaturisti”. Parliamo di risorse collettive che non si possono commercializzare in modo superficiale e riduttivo, cosa che invece è stata fatta fino ad oggi dall’amministrazione uscente: dai musei civici, come detto sopra, alla Bevilacqua La Masa, ormai svanita dal panorama dell’arte contemporanea internazionale, o all’M9 abbandonato al degrado. E poi le manifestazioni e gli eventi culturali di Venezia, come la 𝐁𝐢𝐞𝐧𝐧𝐚𝐥𝐞 e istituzioni, come il teatro 𝐋𝐚 𝐅𝐞𝐧𝐢𝐜𝐞o la 𝐁𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐭𝐞𝐜𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐚𝐜𝐢𝐚𝐧𝐚 che non si possono commercializzare in modo superficiale e riduttivo. L’importanza di un’azione politica che miri ai valori, prima che alla commercializzazione del patrimonio è fondamentale. Da questo poi si apre la questione del 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨, diviso tra fenomeno di massa e, se ridotto e controllato, di 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚.

 
Tra le nostre proposte per rilanciare il secondo occorrono maggiori connessioni tra scuole e musei e programmazione degli accessi e degli eventi, distribuendoli lungo tutta la durata dell’anno.  In questo senso è importante definire l’immagine della città all’estero ripensando l’idea di accoglienza e cittadinanza, fondamentali nel rapporto tra Venezia e la realtà europea con tutte le sue opportunità che l’Unione può offrire alla città.

L’aumento della circolazione dei capitali mossi dalle strutture museali oggi deve passare da nuove dinamiche e strategie che mirino a rafforzare la credibilità nelle potenzialità delle strutture stesse, soprattutto sul piano internazionale, creando un circolo virtuoso di richiamo economico, non attraverso soluzioni miopi che antepongono il ritorno immediato a una progettazione di ampio respiro che garantisca rientri costanti nel tempo.


Oggi come non mai si necessita di una nuova visione attiva, e non più solo passiva, della messa a valore del nostro patrimonio culturale, pensata e non casuale, pianificata e non occasionale. Implementare gli “asset stabili” di reputazione creando una sempre più fitta rete di programmazione congiunta di esposizioni e prestiti con altre istituzioni internazionali; avviare campagne di valorizzazione e relazione di mission e intenti che coinvolgano direttamente più e diversi soggetti, anche privati; sviluppare offerte che indirizzino e rinnovino fasce di pubblici differenti, e non solo le gestiscano, evitando così la sclerotizzazione dei flussi turistici. 

A Venezia, oggi come non mai, serve una strategia che abbia nel proprio comparto culturale un asset fondamentale: serve una visione, un’idea e un progetto. Non rattoppi raffazzonati, o ancora formule sterili di (s)vendita, o, peggio, di spettacolarizzazione. Cose così non solo sono inutili, soprattutto senza alcuna strategia dietro, ma sono anche controproducenti in termini di sostenibilità (e non da meno di immagine). Quel che serve a Venezia, e non solo, è iniziare fin da subito a implementare una programmazione di produzioni culturali “native”, siano esse teatrali, cinematografiche, museali, di spettacolo o altro. Il terreno veneziano è culturalmente fertile e attrattivo per sua stessa natura. Pensiamo ai musei della rete civica, che grazie anche a un ottimo lavoro con le scuole, erano una realtà consolidata ma che necessita di essere rilanciata: le prospettive non sono incoraggianti, visto i cambiamenti con cui siamo oggi costretti a fare i conti e che faranno sentire i loro effetti per molto tempo al di là della crisi sanitaria. Un rallentamento che peserà anzitutto sulle realtà “minori”. O prendiamo ad esempio l’importantissima presenza del Teatro, del Toniolo a Mestre e del Goldoni a Venezia, luoghi della relazione ancor prima che della cultura, che possono divenire punti di riferimento, tanto più se in compresenza della Fenice, per quanto riguarda la lirico/sinfonica, per una nuova socialità post pandemica. O la Biennale, che dopo oltre cento anni ancora è luogo di cultura di altissimo livello, riconosciuto da tutto il mondo, attirando centinaia di migliaia di visitatori.

Una risorsa, quella della cultura che Venezia deve tornare non solo a considerare ma che deve riformare e sviluppare: iniziando da una revisione della fondazione musei civici e un nuovo patto tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, per creare nuovo lavoro ed attrarre nuovi investimenti, anche internazionali. Ma soprattutto tornando ad avere un vero assessorato alla cultura, con un vero assessore che come un bravo nocchiere individui una rotta di rinnovo di un settore chiave per il rilancio della città”.

Come sta vivendo queste elezioni per certi versi giocate più sui social che a confronto con la gente? Lei come si sta comportando? 

“Sicuramente questa è una campagna elettorale diversa dalle altre, in cui i vecchi schemi gioco forza non sono più percorribili. Più che il potere comunicativo delle agenzie, la differenza la faranno davvero le persone: è una campagna “porta a porta”. Nessun “bagno di folla” ma appuntamenti dedicati e raccolti, incontri personali, incroci di gomito al posto delle strette di mano: oggi ogni relazione personale va misurata quindi anche quella politica va (andrebbe) adattata. In questo senso i social giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione delle liste e dei candidati. E se questo da un lato rende un po’ distaccato quel sapore di comunione e di “sentirsi tra la gente”, fondamentale per creare relazioni e condividere un percorso politico; dall’altro, se ben dosata, questa modalità online offre una maggior capillarità di rappresentanza, lascia spazio al contenuto più che allo slogan, all’argomento approfondito giorno per giorno, per cui quei pochi appuntamenti “live”, con le persone, diventano occasioni preziose di ascolto più che di palco e comizio. Probabilmente questa elezione verrà studiata in futuro. 

Per quel che mi riguarda io ho sempre inteso l’uso dei social come a fini professionali (a parte poche occasioni). In questo senso è dal 2008 che utilizzo i mezzi social per far conoscere soprattutto il mio lavoro, ma anche le mie idee così da intessere una rete di relazioni (nazionali ed internazionali) che poi sono (quasi) tutte sfociate in incontri di persona, collaborazioni e lavori, sia per quel che riguarda la diffusione dei progetti riguardanti la progettazione culturale (Parma 2020/21), che per i percorsi di insegnamento universitario (IULM e Palermo), o di relazione estera (COE, ICOM, ICOMOS). Avendo questa ottima base di partenza, costruita sulla mia credibilità (personale e professionale) non ho fatto altro che continuare a comunicarmi come facevo prima, affrontando tematiche che padroneggio e che mi sono care per il mio lavoro di “Progettista culturale” e per la mia città. Inoltre non ho voluto creare una “pagina politica” a mio nome su Facebook, come invece se ne vedono spuntare ogni piè sospinto, e questo nonostante sia candidato e capolista: come dicevo la differenza la faranno davvero le persone non i post sponsorizzati”.

Faccia un appello al voto. Molti sondaggi indicano che quest’anno ci sarà un grosso calo e l’astensionismo potrebbe ribaltare ogni risultato

“Venezia sembra lontana dai problemi di tante città. Eppure le rappresenta tutte. Venezia, la Laguna e le sue Isole, Marghera, Mestre rappresentano un sistema unitario fatto di patrimonio naturale, culturale, produttivo unico e inseparabilmente integrato alle attività e alle caratteristiche proprie della città più bella del mondo. Un patrimonio comune che rischia di andare perduto. Per questo serve che tutti, indipendentemente da come la pensino, esercitino il proprio diritto/dovere elettorale:una politica realista e pragmatica che, guardando al futuro, mira alla crescita ed al rilancio della realtà locale rispettandone identità̀, produzione (economica e culturale) e tradizione, non può nulla senza una grande partecipazione della cittadinanza. Chiunque vincerà avrà davanti sfide importanti cui dover fare fronte e potrà farlo solo con una comunità unita. Invitiamo quindi tutti i cittadini, innanzitutto ad esprimersi liberamente, ma anche e soprattutto a sostenere ed essere vicini al nostro ambizioso progetto ispirato dai principi di civismo e partecipazione, lontano da interessi, rivolto esclusivamente al bene comune, di tutti e della città. Facciamone di Venezia un nuovo laboratorio, organismo civile di cultura, memoria e innovazione”.

Descriva sé stesso in poche parole e il perchè condivide certi ideali

“Dal 2006 sono Progettista Culturale e Consulente Strategico per lo Sviluppo del Patrimonio e delle Risorse culturali. Sono membro ICOM e ICOMOS, parte della Expert of Management List of REA della Commissione Europea, Crew Member of Expert List of KEA e Independent Exper presso Council of Europe. Tra le altre cose collaboro con diverse università italiane e concorro inoltre allo sviluppo ed all’applicazione delle nuove Tecnologie per la valorizzazione della cultura come Cultural Designer per società specializzate nel settore hi-tech. Ultimo e non da ultimo sono nato a Venezia, ci vivo e sono convinto che negli anni la città abbia perso tante opportunità piegandosi sempre più alla monocultura turistica dimenticando se stessa. Allora occorre capacità di visione, lungimirante, programmatica e pragmatica che ne riattivi le risorse: per una città che sappia abbracciare una nuova dimensione culturale, europea e internazionale; che torni ad avere una regia politica capace di attrarre nuovi investimenti e creare nuove collaborazioni globali; che valorizzi una forte alleanza tra le istituzioni pubbliche e private (anche e soprattutto culturali) e favorisca una nuova idea di accessibilità e cittadinanza. L’ascolto e l’incontro tra persone genera valore e idee, rappresenta un processo condiviso e costruttivo in cui credo fermamente. Per una politica civica fatta con trasparenza e responsabilità. Questi i miei valori che voglio condividere”.

Per quale motivo una persona dovrebbe dare il voto a lei e non a un altro della sua lista?

“Chi mi conosce sa che se mi impegno in qualcosa, do il massimo per realizzarla. Non ho mai fatto politica, ma è molto tempo che lavoro con la politica, in Italia ed in Europa. Sono un tecnico, non un accademico. Ho sempre lavorato con le persone e la mia esperienza mi ha portato a confrontarmi con tante realtà differenti, in Veneto, in Italia ed in Europa. Questo mi ha permesso di convincermi di una cosa: per dare nuovo valore ad una città, occorre dare nuovo valore alle persone. Perché il patrimonio principale di un territorio sono prima di tutto proprio le persone, quelle che in quel territorio si identificano e lo vivono (anche solo temporaneamente). Occorre (ri)partire da qui per far tornare Venezia quella Capitale d’Europa che merita di essere. Io credo in questo, e lavorerò per questo.

Svolta in Comune, poi, è un progetto ambizioso, plurale e sincero, che nasce innanzitutto dall’ascolto delle istanze del territorio e dalle sue tante nuove voci che lo compongono e a cui vogliamo dare lo spazio che meritano. Io sono stato chiamato a rappresentarlo, ma senza personalismo: la nostra lista, oltre coinvolgere due partiti politici come Italia in Comune, il movimento dei sindaci di Federico Pizzarotti, e Volt, il patito pan europeo, ha tra i suoi candidati una fortissima componente civica, apartitica, con tanto territorio, tra Venezia e Mestre, e porta in se anche tante differenti professionalità: progettisti e operatrici culturali, insegnanti ed impiegate, esperti del sociale e di tecnologie Web e Green. Ma anche studenti di economia e discipline umanistiche. Ci sono poi tante voci concretamente europee”.

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