Veneziano

Mille giovani chiedono un mondo diverso, poi forzano il blocco

Si è chiusa con una carica della polizia contro i manifestanti la mobilitazione «We are the Tide! You are only (G)20».Tra fumogeni, razzi e fuochi di artificio il corteo è uscito dall’area prestabilita, cercando di raggiungere simbolicamente i big del G20, ovattati nelle Tese dell’Arsenale. L’onda di associazioni, comitati e movimenti come i No Grandi Navi e i No Tav ha inondato le Zattere di manifesti, cartelloni, ombrelloni arcobaleno e di tantissimi giovani, preoccupati per il futuro e spinti dalla necessità di fare qualcosa per il pianeta. Un migliaio di persone, per gli organizzatori oltre duemila.

L’appello

«Fermatevi, ascoltateci e uscite dalla bolla» ha detto metaforicamente ai big Anna Clara Basilicò, portavoce della piattaforma «We are the Tide», a conclusione della manifestazione. È questo il messaggio che gli attivisti del movimento vorrebbero arrivasse ai big, ma la realtà è che più cresce la marea di persone consapevoli, più sembra che i pochi che decidono non prendano sul serio i movimenti cittadini. Il sole picchia, qualcuno trova refrigerio nelle calli vicine alle Zattere, altri costruiscono piccole tende con grandi sciarpe. In un banchetto le angurie vanno a ruba. C’è sete, ma anche sete di protestare e di far sentire che le persone sono informate, che sono stanche di essere trattate come pedine. Gli interventi chiedono sistematicamente che ci sia più uguaglianza, più giustizia, più equità nel lavoro e più attenzione al benessere della persona. La pandemia ha mostrato il baratro abissale che c’è tra i più ricchi e i poi poveri e non deve tornare tutto come prima.

Diritto alla salute

Il diritto alla salute non viene chiesto soltanto per il nostro Paese, ma anche per quelli che al G20 non sono potuti essere rappresentanti. I giovani sento che il mondo è uno e che lo erediteranno malato. «L’aspetto positivo delle manifestazioni di oggi è che ci sono tante più donne e tante più donne protagoniste» spiega Gianfranco Bettin. «Quello negativo è che c’è sempre un’incolmabile distanza tra le persone e le politiche dominanti che non ignorano i movimenti, ma li evitano. La strategia delle politiche dominanti è quella di evocare nei loro discorsi i temi cari ai movimenti per aggiudicarsi consensi, ma poi di fatto non fanno nulla».Eppure gli interventi al microfono degli attivisti dimostrano quanto a cuore stia loro il futuro del pianeta: reddito universale per tutti, politiche che la smettano di guardare solo al profitto, più attenzione ai beni comuni, distribuzione equa della ricchezza e sforzi concreti per dare un futuro al pianeta. «Siamo soddisfatti della manifestazione» spiega Basilicò.«Il nostro percorso non si ferma qui e proseguirà. Saremo a Napoli tra dieci giorni perché è in programma un altro incontro sul clima e a Roma per la conclusione del G20. Dobbiamo far capire che bisogna cambiare, a partire dalle banche che continuano a investire sul fossile».

Tommaso Cacciari

Oggi sarà in programma la giornata sul clima, ma per Tommaso Cacciari, leader del movimento No Grandi Navi, già questi giorni sono stati uno schiaffo alla città: «Vi sembra un risultato quello che le multinazionali pagheranno il 15% di tasse quando una piccola impresa artigianale come la mia ne paga il 39%? Dovrebbe essere il contrario in caso» tuona l’attivista. «L’allarme sul clima è in aumento, come ha detto l’IPCC, ma che cosa stanno facendo questi big se non annunciare svolte green e poi continuare con una politica di sfruttamento? E venire in una città come Venezia è quasi un’offesa». Sulle 17 parte dei manifestanti, con tanto di scudi e caschetti, si compatta in un corteo ed esce dalle Zattere urlando «We are untouchble, another world is possibile» (siamo intoccabili, un altro mondo è possibile), nella speranza che questa volta i big li ascoltino.

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