Veneziano

Musei civici commissariati

Fondazione Musei Civici “commissariata” dal sindaco Luigi Brugnaro. C’erano pochi dubbi su chi fosse l’artefice della clamorosa decisione di attuare una “serrata” almeno fino al primo aprile di tutti i musei cittadini, ponendo contemporaneamente i dipendenti in cassa integrazione. Li ha definitivamente dissolti lo stesso Brugnaro – vicepresidente di diritto dell’istituzione – nella conferenza stampa di fine anno, quando ha rivendicato la paternità della decisione per la mancanza di turisti e per risparmiare evidentemente su personale e spese fisse, dopo che il bilancio 2020 della Fondazione Musei chiuderà in largo attivo grazie anche agli oltre 8 milioni di euro arrivati dal governo per le chiusure forzate delle sedi legate al Covid, che compensano ampiamente le perdite per minori incassi.

La burocrazia

Anche se formalmente la decisione della chiusura sino al primo aprile va ascritta al Consiglio di amministrazione che l’ha approvata, Brugnaro non ha parlato di decisione condivisa. Anche perché solo poche settimane prima in Commissione consiliare la presidente dell’istituzione Maria Cristina Gribaudi e la direttrice Gabriella Belli erano venute a dire l’esatto contrario: cioè che la Fondazione era pronta a riaprire i musei non appena possibile, avendo già attuato tutte le misure antiCovid all’interno delle sedi. E del resto a oggi la Fondazione non ha emesso una riga di comunicato per motivare la “serrata” annunciata prima dai sindacati e poi confermata da Brugnaro – non sapendo evidentemente che dire – e sullo stesso sito dell’istituzione ci si limita ad avvisare che i musei sono chiusi, senza indicare date, quando in teoria dal 15 gennaio – se il governo non deciderà diversamente in questi giorni – potrebbero teoricamente riaprire.

L’ente

Se la Fondazione Musei è giuridicamente un ente diritto privato e quindi autonomo e se in base allo statuto sono la presidente e la direttrice ad avere compiti di programmazione e di indirizzo dei programmi e attività, è evidente ormai a tutti che chi decide realmente è appunto il sindaco, indipendentemente dal parere degli altri. Che è, certo, vicepresidente di diritto dell’istituzione e designa i consiglieri, – oltre a mettere a disposizione le sedi museali – ma è teoricamente un membro del Consiglio di amministrazione come gli altri, se la fondazione fosse appunto realmente autonoma.

C’è un senso?

Viene da chiedersi a questo punto che senso abbia tenere in piedi una Fondazione nata nel 2008, che ha tutti gli oneri dell’istituzione privata, senza vantaggi dal punto di vista gestionale e dell’autonomia, visto che poi le decisioni fondamentali restano prerogativa del sindaco, che ha mantenuto per sé anche il referato di assessore alla Cultura.

Tanto varrebbe allora, a questo punto, scioglierla e tornare alla situazione precedente, quando appunto i musei civici erano in capo direttamente al Comune e dipendevano dall’assessore alla Cultura, con un direttore guidarla. Se così fosse, almeno oggi i dipendenti non sarebbero in cassa integrazione, in quanto dipendenti comunali. E non sono mai stati trovati quei soci partecipanti – pubblici o privati – che in base allo statuto della Fondazione avrebbero dovuto contribuire al suo sostegno economico. Resta intanto la chiusura a freddo, che blocca l’attività dei musei come fossero una vecchia auto con la batteria scarica.

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