Veneziano

Nel Veneziano, centinaia di defezioni scolastiche

L’onda d’urto della pandemia e delle decisioni, spesso durissime, prese per tentare di arginarla si fa sentire tra i più giovani, con numeri che fanno veramente paura: 183 segnalazioni di dispersione scolastica nella scuola dell’obbligo e 114 studenti “inadempienti”, che quest’anno non sono stati iscritti in prima elementare, media o superiore.

A Venezia

Sono le cifre registrate dal Comune di Venezia e fornite dall’assessora alle politiche educative Laura Besio, che dimostrano l’esistenza di un trend, finora soltanto ipotizzato. Nell’ultimo anno scolastico, il Comune di Venezia aveva ricevuto 141 schede di segnalazione di dispersione scolastica, erano 152 in quello precedente. Nell’anno in corso, alla cui conclusione mancano ancora tre mesi, queste sono già 183. Sono gli studenti assenti ingiustificati per almeno 15 giorni, con una frequenza irregolare o ritiratisi dalla scuola dell’obbligo.

Besio

«È un fenomeno che ci preoccupa» commenta Besio. «Alcune famiglie decidono di non mandare i figli a scuola per paura del contagio. La didattica a distanza, per quanto unico strumento utile ora, accentua le difficoltà degli studenti più fragili. Se il rapporto è già delicato, il rischio di abbandono aumenta».

Nel Comune di Venezia, il fenomeno è seguito dall’ufficio inadempienza scolastica che, con l’ausilio di due psicoterapeute, lavora come cerniera tra scuole e famiglie. La segnalazione dell’inadempienza alla procura è l’extrema ratio.

«Spesso i tentativi di convincere i genitori vanno a buon fine, ma l’aumento dei casi è evidente. Il malessere per le restrizioni, la convivenza forzata e la solitudine innescano meccanismi importanti negli adolescenti» spiega ancora l’assessora. Spesso incide la paura delle famiglie, per questo sono 59 gli studenti veneziani per i quali, quest’anno, i genitori hanno scelto la strada dell’istruzione parentale.

Il parere dei presidi sulla DAD

A calare il fenomeno nella realtà delle scuole sono i dirigenti scolastici. «Nelle mie scuole, insieme ai servizi sociali stiamo seguendo una trentina di ragazzi. L’anno scorso erano decisamente meno» spiega Luigi Zennaro, presidente provinciale dell’Associazione nazionale presidi e dirigente dell’Ic Camponogara.

I suoi numeri fanno paura, soprattutto perché riferiti a ragazzini di elementari e medie. «Alle primarie, il fenomeno è marcatamente familiare. I genitori, spesso stranieri, non portano a scuola i figli per paura del contagio». Il fenomeno era stato registrato l’anno scorso, in tutto il Veneziano, soprattutto tra le famiglie cinesi. Prosegue Zennaro: «Altri nuclei si sono trasferiti, non iscrivendo più i figli a scuola. Alle medie è diverso. È una scelta dei ragazzi, davanti alla quale i genitori rispondono “Affari tuoi”».



Il fenomeno è evidente effetto di quello che stiamo vivendo. «L’anno scorso, la didattica a distanza ha distaccato alcuni ragazzi dalla scuola per quattro mesi. I più fragili disertavano le lezioni online e ora hanno iniziato a disertare quelle in presenza. La lontananza dalla scuola ha insegnato ai ragazzi che possono benissimo fare a meno di andare in aula tutti i giorni. Di fronte a queste situazioni, io, insegnanti e segretaria chiamiamo e incontriamo i genitori. Il passo successivo è il coinvolgimento dell’assistente sociale. E poi scatta la sanzione, perché parliamo di scuola dell’obbligo».

Il fenomeno ha diversi volti. «Nelle mie scuole, quest’anno 4-5 famiglie straniere si sono trasferite a Londra a causa della crisi. È una novità rispetto al passato, quando lo spostamento era verso il Paese di origine» spiega Michela Manente, dirigente dell’Ic Giulio Cesare a Mestre, non parlando però di dispersione scolastica. Ma il tema preoccupa anche alle superiori, come evidenzia Rachele Scandella, preside del Barbarigo, a Venezia. «I ragazzi più fragili stanno dando forfait, soprattutto nel percorso triennale. Sono loro a pagare il prezzo più alto della didattica a distanza».

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