Veneziano

Referendum, il Tar si pronuncerà oggi sull’obbligo del quorum

Ultima spiaggia per le speranze autonomiste. Stamattina il Tar dovrebbe pronunciare la sentenza sul ricorso presentato contro l’obbligo del quorum per il referendum. Ieri la conclusione dell’udienza e il ritiro dei giudici, presieduti dalla presidente del Tar Veneto Maddalena Filippi. La sentenza dovrebbe essere resa nota stamani. O tra 45 giorni se i giudici decideranno di scrivere prima le motivazioni.

Sitran

«Una giornata storica», dice non senza enfasi l’avvocato Marco Sitran, primo firmatario della proposta di legge che aveva portato nel dicembre scorso al quinto referendum sulla separazione. «Una scelta illegittima e fatta con dolo quella del presidente della regione Zaia», attacca Sitran, «che ha prodotto una grave interferenza sulla vita dei cittadini veneziani». L’accusa è quella di aver assunto la decisione di fare il referendum con i poteri di giunta e non di Consiglio. E avere introdotto l’obbligo del quorum, cioè del 50 per cento più uno dei votanti. «Il quorum è obbligatorio soltanto per i referendum abrogativi, e dal 2020 anche per quelli di accorpamento dei comuni», dice l’avvocato separatista, «invece hanno scelto una strada che ha finito per penalizzarci».

Il ritardo

Denuncia dei ritardi con cui si è arrivati a questa sentenza. «Dovevano farla in giungo, prima delle elezioni, la nostra vita sarebbe cambiata», continua Sitran. Invece si è arrivati a ieri. Discussione in aula, con i legali di Regione, Comune e Città Metropolitana da una parte, gli avvocati Sitran e Giorgio Suppiej dall’altra. «Siamo fiduciosi, perché la norma è chiara», dice Sitran, «speriamo che la giustizia accolga il nostro ricorso». In caso contrario gli autonomisti sono pronti a impugnare la sentenza al Consiglio di Stato. Va avanti l a storia infinita dell’autonomia amministrativa. Cinque referendum, tutti finiti con la vittoria dei «no». «Ma l’ultima volta a Venezia il quorum lo abbiamo raggiunto, dice l’avvocato. La nostra battaglia non si ferma, anche se il patto elettorale tra Brugnaro e Zaia ci ha fermato».

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