Veneziano

The one man show

È la vittoria personale di Luigi Brugnaro. Il successo al primo turno e la lista Fucsia che prende quasi un voto su tre, segnano il trionfo del sindaco uscente e riconfermato sullo scranno più alto di Ca’ Farsetti. «Ha vinto prima di tutto Brugnaro», il commento, unanime, degli esponenti di punta delle forze politiche che l’hanno sostenuto, da Forza Italia il partito che per primo cinque anni fa espresse il suo appoggio all’imprenditore a Fratelli d’Italia, che nel 2015 aveva fatto corsa a sé, fino alla Lega che stavolta ha deciso di fare l’accordo subito, sin dal primo turno. The one man show ha rivinto. Con merito. Al primo turno e grazie agli errori degli avversari.

Gli elogi a The one man show

«Quella di Luigi è un’affermazione super dice Michele Zuin, assessore uscente al Bilancio e coordinatore regionale di Forza Italia il giusto premio per l’enorme lavoro svolto in questi cinque anni, tra mille problemi. Il risultato della sua lista civica è eccezionale, dimostra che i cittadini hanno riconosciuto nella sua figura un punto di riferimento per come questa città è stata amministrata». Sulla coalzione, Zuin sottolinea che «da sempre io sono fautore del centrodestra nella formulazione classica, allargato alla Lega e mi auguro che questo schema possa essere esportato sempre di più anche in altre realtà territoriali. Qui a Venezia la figura di Brugnaro è predominante, l’alleanza ha il suo perno nella sua lista ed è un modello vincente che ha dato ottimi risultati come è stato dimostrato dagli esiti del voto».

Elogi ma sconfitti

Sottotono, invece, Forza Italia che fatica a raggiungere il quorum del 3 per cento necessario per eleggere almeno un consigliere. «È successo quel che è successo anche a livello regionale commenta Zuin Così come molti hanno votato Zaia, che ha pescato voti da tutte le parti, in città hanno votato Luigi, lasciando da parte le appartenenze. È matematico che sia accaduto anche per noi». E per il senatore forzista Marco Marin «il civismo pragmatico moderato, cattolico, liberale interpretato da Luigi Brugnaro e fatto di competenza e professionalità è un esempio importante per il centrodestra che vuole vincere».

Anche la Lega si piega a The one man show Brugnaro

Festeggia Alex Bazzaro, deputato della Lega, sebbene il partito non abbia sfondato fermandosi più o meno allo stesso risultato, il 12%, di cinque anni fa. «Siamo soddisfatti della conferma, non scontata, al primo turno di Brugnaro spiega E’ per lui una vittoria personale come lo è stata per Zaia alle regionali, il parallellismo è perfetto. Il grande successo della lista Fucsia conferma che la gente ha premiato l’attivismo e la concretezza del sindaco. La coalizione ha vinto in maniera abbastanza brillante, anche se i partiti sono stati un po’ oscurati proprio dalla lista del sindaco».

L’autocritica

«Noi stessi riprende Bazzaro probabilmente potevamo fare meglio, nei capoluoghi fatichiamo un po’, ma il nostro bottino l’abbiamo portato e adesso lo scenario è diverso dal 2015. Allora non c’era stato neanche l’apparentamento, avevamo dato un appoggio esterno: ora i patti con Luigi prevedono per noi il vicesindaco e gli assessori alla Sicurezza e al Commercio. Sapremo far valere la nostra rappresentatività in seno a una Giunta che immagino forte, pronta a svolgere un grande lavoro per le sfide che la città ha davanti a sé. Onore al sindaco, la vittoria è un merito suo personale, in una città non facile da conquistare». A dimostrazione di ciò il fatto che il capolista ha preso meno voti di Tosi e Costalonga!

FdI

Soddisfazione viene espressa da Francesca Zaccariotto, assessore ai Lavori pubblici uscente, figura di spicco di Fratelli d’Italia che sfiora il 7% delle preferenze. «Mi felicito con Brugnaro per lo straordinario risultato acquisito afferma Gli elettori hanno dato il giusto riconoscimento a un lavoro immane, che ha cambiato la città, chiedendo continuità. Brugnaro ha ancora progetti ambiziosi, di grande concretezza, è un bene che prosegua nella sua esperienza di governo. Io lo ringrazio per l’esperienza che ho potuto vivere al suo fianco». Sul risultato di partito, ricorda che «abbiamo triplicato il due e mezzo scarso di cinque anni fa, facendo lo stesso risultato che allora era di coalizione con la mia civica. Siamo andati in linea con i risultati delle elezioni regionali in provincia».

Gli avversari

Di errori ce ne sono stati troppi. Prima di tutto la scelta di Baretta. Persona integerrima. Gran professionista. Ma forse troppo buono. A volte il fioretto non serve quando è più utile la sciabola. E’ stato comunque un signore ma (forse) non l’uomo adatto a competere con il The one man show Brugnaro che praticamente non ha fatto campagna elettorale. A metà mattina, senza aspettare la conclusione dello scrutinio, ha preso il telefono e si è congratulato con Luigi Brugnaro. È stato lo staff del sindaco riconfermato a renderlo noto, al termine di una campagna che non ha lesinato attacchi incrociati ma anche gesti di fair play, come la stretta di mano al termine del dibattito televisivo di due settimane fa.

Gesto elegante

Un gesto cavalleresco, quello di Pier Paolo Baretta, che pure lunedì deve avere sperato in un clamoroso recupero dopo essere stato informato dell’exit poll che ridimensionava il risultato per il suo avversario. La rimonta, però, non c’è stata. Come spiegare la discrepanza fra l’exit poll realizzato da Opinio per la Rai e i dati reali? «Si spiega con il ruolo di Zaia – è l’interpretazione di Baretta – Ci ricordiamo la foto di qualche giorno fa alla kermesse dell’Arsenale, con tanto di striscione fuori regola. È chiaro che fra i due c’è stato un patto, legittimo per carità, che ha influito sulle intenzioni di voto dei cittadini. I sondaggi probabilmente non avevano calcolato questo effetto».

Per Baretta però quanto avvenuto ieri, e nella campagna elettorale delle ultime settimane, non è tutto da buttare. Anzi: «Questa notte ho dormito bene – assicura – sapevo di avere una montagna difficilissima da scalare, in condizioni difficili, con un tempo limitato a poche settimane di vera campagna elettorale. E soprattutto con un avversario che aveva a sua disposizione mezzi inarrivabili».

The one man show meglio di tutti

Il Consiglio comunale che esce dalle urne del 2020 non sarà molto diverso da quello del 2015, sotto il profilo dei rapporti di potere. Anzi. Come Luca Zaia in Regione ha visto la sua leadership uscire rafforzata dal successo della sua lista, anche Luigi Brugnaro ha accresciuto il suo prestigio presso gli alleati. Se è vero che tutti i sondaggi lo davano vincente al primo turno in questa tornata elettorale, è anche vero che per lo più lo scenario che usciva era di una lista fucsia fortemente ridimensionata e della stessa consistenza, se non meno pesante, della Lega. Idem per gli alleati di Fratelli d’Italia, che in certi sondaggi venivano accreditati con un improbabile 8 per cento.

Primo partito

Invece dalle urne la civica di Brugnaro è uscita come il primo partito, con oltre il 31 per cento delle preferenze, che le consentirà di avere 14 consiglieri. Tra i sicuri ci sono i trascinatori come Simone Venturini, Renato Boraso, Alessandro Scarpa Marta e Paolino D’Anna. Ci sono poi tra i riconfermati la presidente uscente Ermelinda Damiano, gli assessori uscenti Paola Mar e Massimiliano De Martin e i consiglieri uscenti Enrico Gavagnin e Matteo Senno. Ci sono poi le new entry che hanno preso molti voti come Laura Besio, vicepresidente dell’Ipav, e l’imprenditrice Silvia Peruzzo Meggetto. Ieri sera alcuni posti erano ancora contesi.

The one man sho ridimensiona gli altri

Tra gli alleati, la Lega avrà 5 consiglieri, tra i quali ci saranno certamente Alex Bazzaro, Silvana Tosi e Sebastiano Costalonga. Nei Fratelli d’Italia sicura è Francesca Zaccariotto, mentre ieri sera l’altro scranno era conteso. Un consigliere spetta a Forza Italia, con Michele Zuin momentaneamente in pole position. Nel caso in cui dovesse essere riconfermato assessore al Bilancio, molto probabile, lascerà il posto al più alto in voti tra Deborah Onisto, Lorenza Lavini e Saverio Centenaro.

Le civiche

Il grande flop. E il successo di Brugnaro. I troppi individualismi hanno lasciato campo libero al sindaco uscente. Inutile nasconderlo. Idea Comune e Bergamo subito con Barettta. Gasparinetti, Marini, Sitran, Zecchi ognuno per proprio conto. Tanti. Troppi. E i voti si sono frazionati. Mestre Mia di Andrea Sperandio si è limitata a fare l’osservatore. Il Movimento Piero Bergamo di Chiaromanni si è tirato fuori. Se avessero lasciato da parte i personalismi poteva nascere una civica che portava a casa il 20%. A quel punto il ballottaggio era certo. Dato non da poco. Tutte le civiche erano anti Brugnaro. A chi sarebbe andato quel 20%?

L’opposizione che non c’è

All’opposizione spettano 14 consiglieri, con la coalizione che fa capo a Pier Paolo Baretta che ne annovera 10.  Il Pd avrà 8 consiglieri, tra i quali Monica Sambo è stata eletta Miss preferenze a furor di popolo. Poi dovrebbero entrare Emanuele Rosteghin e un gruppo formato da Paolo Ticozzi, Emanuela Zanatta, Alessandro Baglioni e Giuseppe Saccà. Qualche posizione ieri notte era ancora dubbia tra Alberto Fantuzzo e Lorenzo Varponi. Per Verde progressista entrerà in Consiglio Gianfranco Bettin. Alla lista Venezia è tua l’unico posto è stato conquistato dalla consigliera di municipalità uscente per Italia Viva Cecilia Tonon. Poi, un posto a testa avranno i candidati della civicha Terra e Acqua (entrerà Marco Gasparinetti), il Partito dei veneti (Stefano Zecchi) e Tutta la città insieme (Giovanni Andrea Martini). Forse è il caso di farsi un esame di coscienza. A partire dal PD.

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