Veneto

Verona preoccupa

L’andamento dell’epidemia da coronavius in Veneto ha «una crescita costante, lenta, che ci permette di essere più reattivi e più performanti nelle curve, ma c’è. Arriveremo a un punto che se non si ferma avremo difficoltà a far trovare un letto libero all’ultimo paziente che ce lo chiede». Lo ha affermato il presidente della regione, Luca Zaia, facendo il punto con i giornalisti. Ma quello che lo preoccupa di più è Verona. Nonostante la curva si stia abbassando. Anche se con un po’ di giorni di ritardo rispetto alle proiezioni.

L’emergenza

«L’emergenza – ha proseguito Zaia – è quella di creare posti letto in terapia intensiva, ne abbiamo 825 sulla carta, e siamo in attesa di un carico di 50 respiratori che abbiamo comprato in Svizzera e che è per strada. Poi aspettiamo i famosi 200 respiratori chiesti da subito alla Protezione civile, ad oggi dopo un mese ne sono arrivati una cinquantina. Siamo molto preoccupati per questo, e non è polemica, ma la nostra programmazione si è sempre basata sul fatto – ha concluso – che questi respiratori dovevano arrivare».

L’intervento della Lanzarin

Attualmente, secondo quanto ha riferito l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, in Veneto stanno per essere completati, con gli ultimi arrivi di apparecchi respiratori, 680 posti letto in terapia intensiva sugli 825 pianificati. I pazienti in terapia intensiva per Coronavirus sono ormai oltre 400. Quelli ricoverati per patologie non-Covid superano i 200. I morti stanno arrivando quasi a 400.

Zaia e Verona

«Dovremo continuare con le misure, non ho intenzione di allentarle, so che chiedo un sacrificio però è l’unico aiuto che chiedo, che questa “cura popolare” contro il coronavirus continui a essere una cura in team. Abbiamo uno studio fatto con Agenda digitale e Azienda zero che dimostra che la nostra ordinanza ha fatto diminuire del 44% i transiti nella nostra regione. Abbiamo censito tutti gli spostamenti con un gestore telefonico. Ovviamente in maniera anonima. I veneti si stano comportando bene, hanno dimostrato di avere rispetto per la propria salute e soprattutto di avere senso di solidarietà nei confronti del prossimo. Di chi vive in questa comunità. Per me i veneti sono tutti quelli che vivono qui».

Zaia e il modello

«Noi abbiamo un modello che ci dice che arriveremo a un punto in cui avremo due milioni di veneti contagiati. Ma molti positivi non sviluppano patologie, è bene ricordarlo. Un tampone positivo non è una condanna a morte». Zaia ha quindi sottolineato. «Raggiunto un certo livello di contagio nella comunità, con picchi come quelli che prevede il nostro modello che si potrebbero raggiungere a metà aprile per poi sfiammare verso fine aprile e i primi di maggio, è verosimile che ci sia un paio di milioni di persone che comunque direttamente o indirettamente siano state contagiate». 

Il cluster di Verona

Zaia ha anche detto che preoccupa il cluster di Verona, in forte crescita. «Verona era stata inizialmente una cenerentola nei focolai – ha ricordato Zaia – ma ora sta crescendo costantemente. E forse sta pagando il conto anche di una contiguità con altre zone focolaio, come la Lombardia. Abbiamo rinforzato la squadra, anche sull’emergenza-urgenza, e stiamo allestendo letti di terapia intensiva anche oltre misura, Speriamo di allestirli per nulla. Di certo continueremo a fare tamponi a tappeto».

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