Veneto

Verso il via alle mascherine

Via le mascherine all’aperto. Il pressing sul Comitato tecnico-scientifico, a cui il governo ha chiesto ufficialmente un parere, è partito. Non è solo la Lega di Matteo Salvini, che anche ieri ha ribadito la necessità di «tornare a respirare, sorridere, lavorare in serenità, come sta dicendo tutta Europa, perché non ce la si fa più». Ora a chiedere con forza la fine dell’obbligo all’aperto è anche il Movimento 5 stelle, con Luigi Di Maio: «Non possiamo perdere altro tempo, superare l’obbligo può segnare un momento di svolta – spiega il ministro degli Esteri – ed è un segnale anche per i turisti che vogliono venire in Italia, dobbiamo essere totalmente attrattivi».

Ora tocca al Cts

Gli esperti del Cts si riuniranno nei prossimi giorni, ma nessuno vuole ipotizzare date per il “no mask day”, anche se c’è chi scommette sul 5 o sul 12 luglio. Si attende un parere formale sulle «modalità e i termini della permanenza dell’obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie all’aperto», come recita la richiesta del ministero della Salute. I dubbi sono legati, soprattutto, all’impatto della variante Delta durante i mesi estivi. Ma, come al solito, c’è chi non aspetta il Cts e prova la fuga in avanti: in Alto Adige da domani non sarà più obbligatorio indossare la mascherina all’aperto, ma si dovrà sempre averla in tasca in caso di necessità, cioè di fronte a eventuali assembramenti o se si entra in un luogo chiuso.

Speranza

Intanto, sempre il ministro Roberto Speranza ha firmato e inviato alle Regioni una nuova circolare, che recepisce l’annuncio fatto venerdì dal premier Draghi e mette nero su bianco la possibilità, per gli under 60, di rifiutare il cosiddetto “crossing vaccinale”: chi ha fatto la prima dose con AstraZeneca, potrà chiedere di farsi inoculare lo stesso vaccino anche per la seconda, previo colloquio con il medico e dopo la firma del modulo di consenso informato. Per il ministero «tale opzione risulta coerente e bilanciata dal beneficio derivante dall’annullamento del rischio connesso alla parziale protezione conferita dalla somministrazione di una singola dose». Tradotto, piuttosto che non completare il ciclo vaccinale, fate pure come volete. Del resto, nel parere del Comitato tecnico-scientifico, allegato alla circolare, si spiega che «sulla base delle evidenze disponibili, la protezione conferita da una singola dose di vaccino è parziale e i rischi connessi possono assumere ulteriore pericolosità in contesti epidemiologici caratterizzati da elevata circolazione di varianti quali la Delta». Altro allegato, il modulo del consenso da far firmare a quel 10% (stima del commissario Figliuolo) di under 60 contrari al mix vaccinale. D’altra parte, sembra siano in aumento le richieste di quegli ultrasessantenni che hanno ricevuto la prima dose con Astrazeneca e adesso vorrebbero il richiamo con Pfizer, imitando così Mario Draghi. Ma in questo caso, fanno sapere dal ministero, sarà necessario avere il via libera del proprio medico, per verificare i presupposti dell’effettiva necessità del secondo shot con il siero a mRna.

Il J&J

Nella stessa circolare, poi, c’è un’indicazione importante anche sul vaccino di Johnson&Johnson: raccomandato agli over 60, ma il rapporto benefici-rischi del suo impiego potrebbe risultare favorevole anche in soggetti under 60, nei quali la vaccinazione monodose sia preferibile. Una strategia per raggiungere fasce di persone difficilmente rintracciabili attraverso le piattaforme sanitarie. Parliamo di senza tetto, migranti e, più in generale, «popolazioni non stanziali o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa». Una platea di circa 500mila “invisibili”, che sfuggono ai database regionali e sarebbe un’impresa recuperare nel caso di una seconda dose.

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