Vicentino

Esorcismo a Monte Berico. Parlano i protagonisti e i testimoni. «Esperienza tremenda»

Le fiammelle dei lumini rischiarano a intermittenza il volto chino di Cristo in croce. Nella cappella delle penitenze c’è silenzio. Una fila ordinata di fedeli attende il proprio turno per entrare negli stanzini delle confessioni. Terza porta a sinistra partendo dal fondo: lì dietro, seduto su una seggiola di legno, c’è un uomo che non riesce a togliersi un’immagine dalla mente.

Il caso

Quella di una ragazza di 26 anni che grida, impreca e bestemmia Dio. Dentro quel confessionale di due metri per due padre Giuseppe Bernardi, 80 anni, tiene in mano un libro: Rituale romanum de exorcismis, di Papa Paolo V. Padre Giuseppe è l’esorcista del Santuario di Monte Berico e domenica ha avuto uno dei corpo a corpo più difficili del suo lungo cammino.

Le dichiarazioni

Lì dove i fedeli arrivano a ciclo continuo per pregare la Madonna apparsa nel 1426, l’altro giorno ha bussato la porta Satana con le sembianze di una giovane donna. «Era una possessione diabolica», dice chiudendo gli occhi per qualche istante.

Un caso difficile

È un mondo difficile da spiegare, questo. È una realtà che si regge in un precario equilibrio tra Freud e don Gabriele Amorth, l’uomo che ha trasformato l’esorcismo in una pratica della chiesa cattolica. Corpi devianti e malattie dell’anima. Bisogno di fede e stigma sociale. Sono tante le forze opposte e contrarie che si affastellano nella fetta di società che domenica mattina era lì, nel Santuario dedicato alla Madonna che ha liberato Vicenza dalla peste.

La storia

Verso metà mattina fa il suo ingresso nella cappella delle penitenze una famiglia: marito e moglie tengono a braccetto una figlia e, poco distante, li segue il primogenito. Abitano tra le province di Verona e Vicenza ma da qualche tempo non trovano pace. «Una ragazza ha provato ad accostarsi al sacramento della riconciliazione ma ha reagito con gesti incontrollati fin da subito», dice Carlo Maria Rossato, priore e rettore del santuario di Monte Berico, cercando le parole giuste. «Urlava e bestemmiava. La presenza del maligno era visibile».

L’intervento

I frati presenti capiscono subito la situazione, si scusano con tutti i fedeli e li invitano ad uscire rapidamente. La cappella viene chiusa. Bisogna fermare quella ragazza. Bisogna aiutarla. «Nel nome di Gesù Cristo ordino e comando Satana di lasciare questa persona», è la formula ripetuta fino allo sfinimento da padre Giuseppe mentre gli altri, agli angoli della chiesa, ascoltano atterriti i rumori prodotti e le frasi pronunciate da una persona evidentemente in uno stato di alterazione. Tra i fedeli in preghiera c’è anche chi si è spaventato al punto da avvisare la polizia e il 118, che sono arrivati di lì a poco. Ma anche a loro è stato chiesto gentilmente di rimanere fuori. La medicina non c’entra, il codice penale neppure.

Le dichiarazioni

«Era venuta per confessarsi ma il demonio ha preso subito possesso di lei e quando mi hanno chiamato era già in combattimento», rivela l’esorcista del santuario. Che si trattasse di una situazione a rischio, questo si sapeva. «La giovane era già seguita da un padre esorcista della Diocesi di Verona ma domenica i genitori l’hanno portata qua, probabilmente spinti dal desiderio di guarire un male che dura da tempo», spiega il rettore nel chiostro della Basilica. Si avvicina a lui Alice, una delle responsabili del coro. «Ero lì per la confessione ma percorrendo il corridoio ho visto che c’era un volontario fermo con un frate. Ho sentito le urla e ho capito subito ciò che stava accadendo. La sofferenza di quella creatura era fin troppo evidente».

Il resoconto

In quattro frati l’hanno rincorsa tra i banchi per tutta la giornata mentre lei, sudata e con lo sguardo perso, continuava a gridare un dolore interiore difficile da capire, soprattutto per chi ha sempre e solo inteso questo stato dell’anima come la trama di un film dell’orrore. Invece è una realtà ben presente, anche nel Veneto bianco. Ogni Diocesi dispone di uno o due esorcisti, vengono investiti ufficialmente dal vescovo. «Senza l’investitura non potrebbero agire. Non è un problema amministrativo ma di protezione dal male. Finirebbero anche loro per essere travolti dal demonio», dice consapevole il priore.

Travolta

È finita proprio così. A un certo punto, intorno alle 20.30, quando i lampeggianti della volante della polizia illuminavano di blu l’ingresso del santuario, la ventiseienne è crollata. Esausta, sfinita, stremata. Solo allora è stata presa in braccio dal fratello e accompagnata in auto per il ritorno a casa. «Si è messa a dormire e noi pensiamo che quello possa essere un segnale di liberazione», testimonia l’anziano frate tenendo in mano il primo formulario per esorcisti, scritto completamente in latino. «La liberazione può avvenire subito, come no» aggiunge padre Carlo. «Dipende dalla forza della presenza e dall’entità del maligno: può essere un maleficio, una fattura, l’influsso di una messa nera. Dipende sempre da ciò che è stato fatto e da chi l’ha comandato».

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