Veneto

Violenza sulle donne, 750 casi in 8 mesi

Da gennaio ad agosto di quest’anno 750 donne hanno chiesto aiuto alla sezione padovana del Centro Veneto donna per maltrattamenti e abusi: un trend in aumento. Nella tragicità del dato c’è però un aspetto positivo per chi lavora tutti i giorni fianco a fianco alle vittime: «Più denunce significano meno sommerso», spiega Mariangela Zanni, referente per Padova. «Significa che la sensibilizzazione funziona, che farci conoscere funziona».

Il dato è stato presentato nell’Aula magna dell’Università, a margine del convegno “I percorsi di fuoriuscita delle donne dalla violenza maschile”, ovvero il lavoro di rete dei Centri anti-violenza con i servizi sociali e il sistema sanitario.bisogno di comunicazione«La richiesta di aiuto da parte delle donne è alta», continua la Zanni, «a Padova come in Veneto e in Italia. Non è la prima volta che succede dopo una campagna di sensibilizzazione: è un segnale che c’è bisogno di comunicazione. Basti pensare che appena il 3,8% delle 7 milioni di vittime in Italia ha chiesto aiuto al Centro. Sono ancora troppo poche le vittime che sono a conoscenza dell’esistenza di questi punti di aiuto. Ogni anno siamo sulle 800 richieste di aiuto, di solito c’è un 20% in più ogni anno, ma quest’anno il numero è ancora maggiore. Delle donne che si rivolgono a noi il 75% sono italiane e il 62% ha figli. Hanno tra i 30 e i 50 anni, sono sposate o convivono stabilmente e le testimonianze di abusi e vessazioni da parte dei loro compagni arrivano dopo almeno 5 anni, a volte anche 10».

Significa che queste madri, mogli, sorelle, amiche, fanno a tempo a sposarsi o a metter su casa, indebitarsi di un mutuo, dare alla luce uno o più figli prima di perdere ogni barlume di autonomia e dignità, finendo schiacciate dalla violenza maschile. Il convegno e la recente campagna di sensibilizzazione sono finanziate dalla Regione e il Comune ne è capofila. «Solo in ottobre», chiosa la referente padovana, «abbiamo ricevuto 18 nuove richieste telefoniche, abbiamo organizzato 52 colloqui, un nuovo inserimento, 5 nuove accoglienze e prestato 7 consulenze legali. A tutto questo lavoro deve aggiungersi la cultura di base: la dimensione di genere deve essere accettata da tutti».sabato manifestazione«Si deve partire dal presupposto che la violenza contro le donne è un fenomeno di genere e non solo criminalità. Altrimenti le vittime, prima di denunciare, cercheranno sempre di impersonare il personaggio che richiede la società: donne pazienti e di grande sopportazione sottomesse al maschio vincente.

Al contrario bisogna credere alle donne che denunciano».Prossima tappa sabato la manifestazione contro il decreto Pillon: appuntamento davanti a Palazzo Moroni alle 15 e alle 16.30 passeggiata femminista.

 

Giuliana Lucca 

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