Veneto

Zaia avanti per la sua strada nella ricerca dei vaccini

Ore decisive nella trattativa d’acquisto di vaccini in autonomia da parte del Veneto: «Un paio di canali si sono rivelati solidi, mi riferisco a intermediari internazionali autorizzati dalle case produttrici, perciò il dottor Luciano Flor ha richiesto agli interlocutori una proposta contrattuale in forma scritta, la attendiamo entro 48 ore, non voglio illudere nessuno ma stiamo esplorando prospettive concrete nel rispetto, ossessivo, dei princìpi di legalità e trasparenza». Parole di Luca Zaia che si astiene dal fornire ulteriori dettagli – «C’è un dovere di riservatezza, oltretutto io non partecipo direttamente ai negoziati, è giusto che a valutare le condizioni tecniche sia il direttore della sanità» – ma rivela che altre «due o tre regioni hanno manifestato interesse all’operazione, qualora di concretizzasse». L’allusione corre anzitutto all’Emilia Romagna di Stefano Bonaccini e al Friuli Venezia Giulia di Massimiliano Fedriga, partner collaudati nella maratona della pandemia: «La quantità minima obbligatoria per la vendita è rilevante», nell’ordine – sembra – di svariati milioni di dosi (tra Pfizer, Moderna e AstraZeneca),circostanza che consentirebbe alla cordata di spuntare termini più convenienti.

Blocco UE

«In verità riceviamo continue offerte, incluse quelle riguardanti il prodotto russo e cinese che scartiamo perché non validate da Ema e Aifa. All’inizio pensavamo che fosse impossibile comprare vaccini al di fuori degli accordi europei, una fonte importante me l’aveva confermato, ora però c’è un nuovo scenario, con una quota di mercato in mano ad emissari accreditati, professionisti, non faccendieri. Se è così, e se il camion si carica alla fabbrica, la cosa si fa interessante». Al riguardo, però, arriva un altolà da Bruxelles: «La base della nostra strategia è di lavorare insieme, senza negoziati paralleli sui vaccini, che metterebbero in difficoltà la nostra strategia comune. E gli Stati membri sono d’accordo su questo» afferma il portavoce della Commissione Ue per la sanità Stefan de Keersmaecker». Per parte sua, il ministero della salute avverte che eventuali acquisizioni ulteriori sul mercato «vanno concordate in coerenza con il piano vaccinale nazionale».

La gente ha paura

«Avremo sempre un dialogo con il ministero e se le carte non sono a posto non si procederà di un millimetro, la replica zaiana «anche nel picco dell’emergenza, quando siamo riusciti a reperire le mascherine e i respiratori introvabili, ci accusavano di truccare il gioco. Invece abbiamo sempre rispettato le regole e continueremo così». A proposito di attacchi, quelli provenienti dalla Cgil («Una scelta sbagliata») e dalle consigliere Anna Maria Bigon e Francesca Zottis del Pd («Un’operazione propagandistica») hanno fatto saltare la mosca al naso del governatore leghista: «Siamo senza vaccini, abbiamo gente disperata che ci telefona piangendo perché teme di ammalarsi, proviamo a procurare più dosi e qualcuno ci aggredisce… È allucinante, non ho parole, sono atteggiamenti dettati da odio personale. Ma i cittadini sapranno giudicare onestà e correttezza».

Botta e risposta

Ribatte a distanza il dirigente sindacale Christian Ferrari: «La reazione scomposta del presidente Zaia denota una certa allergia alle critiche e un’attitudine all’unanimismo. Nella nostra posizione non c’è nulla di politico, o di pregiudiziale, semplicemente abbiamo un’idea di società incompatibile con il “prima i Veneti” applicato alla sanità pubblica». In attesa di un incremento di forniture, capace di dare slancio ad una campagna rallentata da ritardi e restrizioni (in Veneto, ad oggi, hanno completato la vaccinazione 105.746 persone), AstraZeneca ha comunicato la sua tabella di consegne: «Martedì abbiamo ricevuto le prime 23.700 dosi, ne attendiamo 23.900 la prossima settimana e a fine febbraio dovrebbero arrivarne ulteriori 58. 900. Il richiamo è previsto a 12 settimane di distanza dalla prima inoculazione», fa sapere l’assessore Manuela Lanzarin; «La linea della Regione è quella di somministrarli ai lavoratori dei servizi essenziali, a cominciare dalla scuola, ai docenti e al personale amministrativo attivi nel circuito che va dagli asili all’università».

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