Veneto

Zaia chiude le superiori

Scuole superiori sigillate nel Veneto. L’atteso rientro in classe, previsto giovedì con una presenza di studenti contenuta al 50%, è stato revocato da Luca Zaia alla luce dell’elevato e persistente rischio pandemico: la sua ordinanza sanitaria chiude così gli istituti fino al 31 gennaio, decretando de facto l’adozione generalizzata della didattica digitale integrata. Il provvedimento – esteso a istituti statali, paritari e professionali – coinvolge circa 117 mila ragazzi e 18 mila tra docenti e personale tecnico-amministrativo: «Non ci sembra prudente riaprire in queste condizioni», le parole del governatore «tutti auspichiamo la didattica in presenza e il ripristino della socialità, si tratta di un ulteriore sacrificio, ne siamo coscienti, ma chi amministra ha anzitutto il dovere di tutelare la salute pubblica e il bene della comunità».

Palazzo Balbi vs Azzolina

La circostanza (già condivisa dal Friuli Venezia Giulia e ventilata dalle Marche) pone Palazzo Balbi in rotta di collisione con il ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, accesa fautrice delle lezioni in presenza: «Questa non è una partita politica, comprendo le sue motivazioni ma la situazione sta degenerando ed esige misure di prevenzione. La procedura seguita? Mi sono confrontato con la direttrice scolastica regionale Palumbo, ho raccolto il parere degli esperti, incluso il professor Palù, infine ho preavvertito della decisione il prefetto di Venezia, Zappalorto, con il quale abbiamo lavorato al piano dei trasporti scolastici; al riguardo chiarisco che non esiste alcun problema di capienza, il servizio allestito copre il 75% dei pendolari. I contratti firmati con le aziende di settore? Qualche disguido è inevitabile, sarà risolto».

Quanto incide la scuola?

Decisiva, si apprende, la definizione specifica del rischio: «Il monitoraggio del dipartimento prevenzione rivela che nelle medie di secondo grado il 28% dei ragazzi positivi infetta un compagno mentre la percentuale scende al 22% nelle primarie e si attesta al 16-13% in nidi e materne», fa sapere Luciano Flor, il direttore della sanità veneta. Ma come procede l’epidemia? Nella notte di domenica, la Conferenza Stato-Regioni ha tracciato un quadro allarmante e il Veneto, con il suo carico di contagi e ricoveri, si appresta ad abbandonare la rassicurante fascia gialla: «La nostra situazione è atipica, dopo 15 giorni di divieti i risultati non si vedono, la curva del virus non sale né scende, sembra stabilizzata su valori importanti mentre scontiamo la circolazione della variante inglese, più pervasiva», la replica di Zaia; «I virologi temono una terza ondata in Italia, analoga per intensità a quella che sta colpendo gran parte dell’Europa, il Governo intende modificare l’algoritmo di classificazione e abbassare a Rt 1 della soglia di rischio forte, comune in questo caso a circa la metà del Paese».

Botta e risposta

Se il ministro agli affari regionali, Francesco Boccia, richiama l’interlocutore alla coerenza – «Se si sposta l’apertura delle scuole a febbraio e si mantiene quella dello sci il 18 gennaio c’è qualcosa che non va… » – par di capire che, venerdì, il governatore non obietterà al probabile passaggio in arancione; «Non è una scelta istituzionale né una trattativa, ho chiesto che a pronunciarsi sia esclusivamente la scienza e in particolare l’Istituto superiore di sanità che dispone di ogni elemento di valutazione, noi rispetteremo le sue conclusioni mentre all’esecutivo sollecitiamo regole chiare, omogenee, che non richiedano ulteriori provvedimenti su base regionale e assicurino ristori adeguati alle imprese in ginocchio. Non è una rinuncia all’esercizio dell’autonomia: il Covid non conosce confini e richiede una regìa nazionale. La volontà resta quella di arginare l’infezione e scongiurare il collasso del sistema ospedaliero, obiettivi che richiedono impegno congiunto e senso civico, spesso disattesi».

Non si è riusciti a stabilizzare il virus

L’allusione corre a quanti ignorano le norme di cautela e ancor più a chi, positivo al test e in isolamento fiduciario, si rende irreperibile: «Abbiamo gente in quarantena che si dà alla macchia e fornisce recapiti telefonici falsi all’Igiene pubblica. Temo sia cambiato il sentiment rispetto alla prima fase. Da un lato i danni causati dall’ “università dei social”, dall’altro una sorta di familiarità con il virus rispetto a marzo. Capisco l’insofferenza, stiamo sopravvivendo da mesi, e prometto che ne verremo fuori: ma la velocità di uscita sarà proporzionale al nostro impegno di comunità».

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