Veneto

Zaia dà chance a Draghi

Mica facile tirarlo per la giacchetta. Da consumato leghista, Luca Zaia commenta l’incarico di governo a Mario Draghi alternando toni possibilisti ad altolà. Nel partito, il governatore del Veneto incarna un autonomismo lib-lab discretamente estraneo al sovranismo populista di Matteo Salvini ma egualmente scettico circa il ruolo salvifico dei tecnocrati prestati alla politica. «Il professor Draghi è figura di altissimo valore, possiede link internazionali pressoché unici in Italia», è l’esordio felpato «ora tutto dipenderà dalle proposte che rivolgerà alle forze parlamentari, la fiducia non può essere disgiunta dalla progettualità, noi siamo sempre responsabili ma non folli al punto da spingerci sul crinale del burrone».

Interviena Giorgetti

Decriptata, l’allusione suona come una rinuncia all’opposizione pregiudiziale, accompagnata però dalla riaffermazione del voto come strada maestra in caso di insuccesso: «Il discorso del presidente Mattarella, preciso, puntuale, se vogliamo anche irrituale, ci ha colti di sorpresa laddove intravede come unica soluzione quella di Draghi. Sul piano costituzionale, tuttavia, un’alternativa esiste: in assenza di una maggioranza credibile la strada maestra è quella del voto. Questo è scritto nella Carta: il popolo è sempre sovrano». I rumors leghisti, in verità, privilegiano una diversa narrazione, quella della convergenza «pragmatica» tra il governatore e il vicesegretario Giancarlo Giorgetti, entrambi riluttanti all’ipotesi di elezioni anticipate che, a fronte di una probabile affermazione del centrodestra, sancirebbero l’implausibilità della premiership del Capitano in felpa, giudicata divisiva all’eccesso e accolta alla stregua di una sfida all’Unione europea… «Sarà Salvini a valutare la situazione, io non partecipo in alcun modo alle trattative, chi mi attribuisce ruoli inesistenti più che un giornalista è un fantasista», è la replica sbrigativa.

L’attacco di Zaia

Zaia non risparmia le critiche alla maggioranza rossoverde uscita sbriciolata dalla crisi: «Se ci ritroviamo in questa situazione lo dobbiamo a quanti hanno trascinato per mesi l’agonia, inscenando un teatrino inconcludente. Non lo dico perché sto dall’altra parte della barricata: abbiamo perso tempo utile, che in una fase come questa equivale ad andare avanti con il freno a mano tirato». E riserva la bacchettata più severa all’altro Matteo: «Renzi vincitore della sfida con Conte? Parlare di vittoria in una situazione come questa non la ritengo una soddisfazione, penso che la sua sia stata una manovra improvvida. Non esprimo giudizi di merito ma quello che non volevamo, come cittadini, era proprio assistere a questi casini. Se il suo scopo era quello di sfasciare tutto gli diamo 10 e lode, di mezzo però ci sono un sacco di problemi sociali, è stato l’attivatore di un precipizio, ne prendiamo atto».

Per ora no al voto

Ma il ricorso alle urne rappresenta una risposta adeguata all’emergenza sanitaria, economica e sociale in atto? «Questo è l’esito delle liti nella maggioranza, non è certo l’opposizione che decise se e quando andare al voto. Di mezzo c’è il presidente Mattarella, che è garante della legalità costituzionale. Ne parlo in punta di piedi perché», la sottolineatura sapiente rivolta ai sospettosi rivali nel Carroccio «è oggettivamente difficile commentare fatti che non mi vedono coinvolto direttamente».

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