Veneto

Zaia discute con Arcuri

La trattativa, in divenire, per l’acquisto da parte del Veneto dei maxi lotti da 27 milioni di vaccini approvati dall’Ema si sposta su un piano nazionale. A confermalo è stato ieri lo stesso governatore Zaia. «Ieri ho parlato con il commissario Arcuri, che in serata ha parlato anche con Flor» ha spiegato il presidente.Primo passaggio di una comunicazione che, nei prossimi giorni, è destinata a infittirsi, vista la necessità del via libera del commissario, perché il Veneto possa dire di sì ai due intermediari che hanno offerto i due lotti da 12 milioni e 15 milioni di dosi. «Arcuri ha chiesto il numero e le matricole dei lotti, per identificarli, e Flor si sta muovendo in questo senso» spiega Zaia, precisando di non essersi ancora addentrato con il commissario sulla fattibilità dell’operazione. O, meglio, sul suo orientamento. Se dovesse arrivare il via libera, questo porterebbe a una trattativa destinata a superare i confini regionali. «In Veneto si vaccineranno circa 3,5 milioni di persone. Cosa ce ne facciamo di 27 milioni di dosi? Ce ne bastano 4-5 milioni» conferma il governatore a capo della regione che si è interessata per prima, con un’iniziativa che fa proseliti. Lo dimostra l’interessamento di Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Liguria, Campania e, da ieri, Alto Adige.

Le dosi

«I 27 milioni di dosi che ci sono stati offerti sarebbero sufficienti per 2-3 mesi di vaccinazioni in tutto il Paese. È importante non lasciare scorte nei magazzini, mentre altrove si potrebbe vaccinare» continua Zaia.Ma allora perché non è l’Italia, direttamente, a muoversi? «Perché lo Stato membro ha un vincolo contrattuale di non comprare fuori dall'”ombrello” europeo. Ma è un vincolo che non sussiste per le Regioni». In pratica, il Veneto diventerebbe una sorta di intermediario per Roma, aprendo la strada per l’arrivo dei 27 milioni di dosi (per tutti), ma tenendo per sé quelle necessarie. «Se questa dote di vaccino entrerà in Italia, il Veneto deve avere la sua parte per i veneti». E se Roma dovesse scalare dal contingente per la regione le dosi già arrivate? «Va bene, perché comunque guadagneremmo del tempo. Ma “coi schei”» sintetizza efficacemente il presidente. «Questo funziona se Roma ci paga i vaccini. Sono state promesse le dosi a 60 milioni di italiani, quindi anche a tutti i veneti. Che non pensino di toglierci i vaccini e di farceli pagare comunque».

I soldi

A proposito di soldi, il governatore continua a insistere su un punto: «I prezzi inseriti nei contratti sono uguali o persino inferiori a quelli pagati finora. Non ci sogneremmo mai di strapagare i vaccini. Comunque ho l’impressione che, di qui a un mese, il mercato sarà molto più florido». Intanto, per la Regione, c’è tanta altra carne al fuoco. Presentato a Roma il test rapido fai-da-te, in attesa di validazione («Lo ha presentato anche una grossa multinazionale» dice Zaia), il governatore è impegnato anche su un altro fronte: la nomina dei direttori generali. «Ci saranno nomi nuovi, conferme e cambi di Usl, che sto valutando con Lanzarin e Flor. Basta proroghe, nomineremo tutti entro la prossima settimana». La data è il 22 febbraio. Tra le ipotesi più accreditate, il passaggio di Giuseppe Dal Ben all’Azienda ospedaliera di Padova dall’Usl 3 veneziana, dove potrebbe arrivare Carlo Bramezza dal Veneto orientale. Verso la conferma Francesco Benazzi a Treviso e Giovanni Pavesi a Vicenza. Novità invece a Belluno e Verona.

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