Veneto

Zaia invoca i ristori e spera nel vaccino

Nel cielo del Veneto spunta un arcobaleno che sgranerà il giallo “hard”, il rosso e l’arancione con restrizioni crescenti e alternate. L’ordinanza regionale, anzitutto; entrata in vigore ieri, con il blocco della mobilità extracomunale a partire dalle due pomeridiane, avrà efficacia fino alla mezzanotte del 23: «A quel punto le nostre misure decadranno, cedendo il passo al lockdown deciso dal Governo, prevalente in via gerarchica», puntualizza Luca Zaia, visibilmente provato da una settimana ad alta tensione.

Da Treviso

Nel frattempo, l’esordio appare incoraggiante: «I dati che stanno arrivando dai territori e dai colloqui con diversi amministratori sono confortanti. C’è molta meno gente in giro e non ci sono gli assembramenti delle scorse settimane, probabili veicoli del contagio», fa sapere Mario Conte, presidente di Anci Veneto e sindaco di Treviso «l’ordinanza sta funzionando perché i cittadini raccolgono l’appello del governatore e rispettano le regole. Continuiamo così, questa è la strada giusta. Non è semplice, ma dobbiamo rimanere a casa. Il sacrificio di ciascuno contribuirà a salvare molte vite».

Tanta confusione sui ristori

Divieti, deroghe, eccezioni, disposizioni eterogenee tra feriali, festivi e prefestivi… «Rischi di confusione? Può essere, i provvedimenti sono sempre meno compresi, non conosco la ragione di questa discontinuità tra fasce di rischio tuttavia l’andamento epidemiologico imponeva una stretta», riprende Zaia «e a quanti si ostinano a negare l’evidenza, farneticando di complotti e Big Pharma, consiglierei una visita alle terapie intensive». Un’allusione, neanche troppo indiretta, agli attacchi sferrati al governatore da gruppi No Vax ed estrema destra, scanditi da insulti e minacce con un corollario di denunce penali. Ma il tacito consenso alla linea di Roma non è incondizionato: «Il premier si è impegnato in diretta televisiva ad erogare 645 milioni di ristori su scala nazionale. Ne prendiamo atto, è un inizio, ovviamente si tratta di risorse insufficienti, noi chiediamo siano calcolati sul modello tedesco, ovvero secondo i fatturati e le retribuzioni precedenti. Se alle ulteriori restrizioni si aggiungesse l’assenza di sostegno a lavoratori e imprese, è logico che la gente andrebbe fuori di testa. Di certo, vigileremo sul rispetto degli impegni».

Aspettiamo per la scuola

A fronte di un ventaglio record di tamponi rapidi e molecolari (quasi 59 mila nelle ventiquattr’ore) l’incidenza dei positivi resta elevata, nell’ordine del 6, 52%, tuttavia il calo tendenziale dei ricoveri apre, finalmente, uno spiraglio: «Da qualche giorno, una direzione calante delle curve c’è, non è il caso di cantare vittoria, tanto più che le infezioni sono in crescita in mezza Europa, ma dai direttori generali delle Ulss arriva qualche nota lieta. Anche a Verona, dove c’è una situazione di forte pressione, ci sono letti che si liberano nei reparti di malattie infettive e disponibilità, anche se limitate, nelle rianimazioni». Di più Zaia non aggiunge, un occhio all’orologio perché incombe la videoconferenza con il ministro dell’istruzione, Lucia Azzolina. In agenda, la riapertura scolastica del 7 gennaio: «È prevista una presenza in classe pari al 75%, tutti siamo favorevoli al ritorno di ragazzi e docenti in aula ma questa percentuale elevata mi sembra un azzardo, non dimentichiamo che si tratterà di una situazione particolare, caratterizzata dalla convergenza tra scuola, Covid, influenza e campagna vaccinale».

Lanzarin

A proposito di vaccini: sarà la città del Santo, il 27 dicembre, a ricevere il primo invio di 875 dosi destinate al Veneto. Ne dà notizia Manuela Lanzarin, reduce dall’incontro con il commissario all’emergenza Domenico Arcuri. «Le fiale arriveranno il 25 all’ospedale Spallanzani di Roma e da qui sarà avviata la consegna alle regioni»; «Ciascuna doveva indicare un punto di riferimento», fa sapere l’assessore alla salute «noi abbiamo scelto l’azienda ospedaliera di Padova, in particolare l’Unità farmaceutica. Le prime dosi andranno utilizzate in tempi molto brevi, quattro ore al massimo, perciò è immaginabile che rimarranno in un confine limitato rispetto alla consegna e la priorità, su base volontaria, andrà agli operatori sanitari, al personale e agli ospiti delle case di riposo».

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