Veneto

Zaia non chiude le scuole (per ora)

La scuola non chiude perché il Veneto è saldamente in zona gialla, con i reparti degli ospedali e le terapie intensive occupate al 25% rispetto al picco di dicembre. I ricoveri da Covid non hanno mai bloccato l’attività ordinaria nelle rianimazioni e il tasso settimanale di contagi è fermo a 142 su 100 mila abitanti, come hanno sottolineato il presidente Luca Zaia e il dg Luciano Flor. Nel nuovo Dpcm che entra in vigore il 6 marzo lo stop alla didattica scatta quando si raggiunge la soglia di 250 casi o con un eccezionale peggioramento del quadro epidemiologico che comporta di fatto il passaggio in zona rossa, anche di un comune o di una provincia: oggi sono 24 quelle off limits con i ragazzi a casa dagli asili alle superiori. Per aiutare le famiglie sono stati stanziati altri 200 milioni come bonus baby-sitter. Basteranno?

Scuole chiuse come ultima soluzione

«Le scuole chiuse sempre e solo come extrema ratio» hanno ribadito ieri i ministri Speranza e Gelmini, raccogliendo l’invito di Patrizio Bianchi che guida l’Istruzione dopo l’uscita di scena di Lucia Azzolina. Se gli studenti delle superiori possono restare nelle loro classi al 50 per cento il merito va attribuito solo ai medici e agli infermieri impegnati da un anno nella lotta alla pandemia. L’eccezionale professionalità dei 60 mila dipendenti degli ospedali mantiene il Veneto in zona gialla, senza alcuna restrizione nella mobilità tra i comuni, con i negozi, i bar e i ristoranti aperti fino alle 18. L’incubo “zona rossa” che ha colpito la Lombardia e ora sta condannando la Romagna e Bologna al giro di vite di tutte le scuole qui non si è mai materializzato. E c’è da augurarsi che non si debba mai entrare nel girone infernale: «I ricoveri in ospedale sono scesi a 1.317 con 151 persone in terapia intensiva e 9.888 vittime» ha spiegato ieri l’assessore Manuela Lanzarin che ha guidato il tg web perché Zaia era impegnato nel vertice tra i presidenti delle regioni, i ministri Speranza, Gelmini e Bianchi, l’Anci, Brusaferro del Cts e Locatelli dell’Iss.

Zaia

Alle 14, il presidente ha lasciato la Protezione civile e ai collaboratori ha ribadito che sulla base dei nuovi parametri fissati dal Cts, il Veneto in zona gialla non può chiudere le scuole. Eppure, con la loro puntigliosa offensiva i governatori delle regioni hanno fatto capire che l’epidemia galoppa con la variante inglese, brasiliana e sudafricana. Quindi meglio chiudere le aule piuttosto che riempire gli ospedali di nuovi malati. Emiliano, che guida la Puglia, ha invitato il governo a introdurre un parametro oggettivo per evitare i ricorsi delle famiglie che impugnano le ordinanze delle regioni. Anche in Veneto un gruppo di famiglie è ricorso (inutilmente) a Tar contro la chiusura di gennaio, misura che ha salvato il Veneto dal boom dei contagi.

Le regole

Ora il trend è in risalita ma non ci sono le emergenze di Campania, Puglia, Basilicata e dell’Emilia dove i contagi sono esplosi al ritmo di dicembre. Certo, si sviluppano dei focolai che fanno scattare l’allarme come quelli registrati ieri negli asili di San Martino di Lupari, Villa del Conte e al liceo Lucrezio Caro di Cittadella. Il giro di vite nell’Alta padovana qui sarà immediato. Basta per guardare con serenità al futuro? Dipende dai comportamenti dei ragazzi: tenete sempre la mascherina non solo a scuola, ma anche sui bus e nei bar quando brindate per bere lo spritz, raccomanda Luciano Flor. Prudenza assoluta o si torna a smanettare al computer da soli a casa.

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