Veneto

Zaia, rimpasto in vista?

Raccontano che una tentazione il governatore Luca Zaia ce l’abbia: dare un ulteriore segnale di riduzione dei costi della politica diminuendo ancora di più gli assessori a Palazzo Balbi. Ulteriore, perché un taglio rispetto alla precedente legislatura c’è già stato: nel quinquiennio 2010-2015 gli assessori erano 12 che, con Zaia, portavano la giunta a 13 componenti. Dal 2015, con lo Zaia bis, gli assessori sono scesi a 10, 11 con il governatore. Adesso che il veronese Luca Coletto si è dimesso da assessore alla Sanità per andare a fare il sottosegretario alla Salute nel governo di Giuseppe Conte, al Balbi gli assessori potrebbero restare nove.

Nei palazzi della politica veneta dicono che Zaia non abbia ancora preso una decisione in merito, anche se il rimpasto di giunta viene dato per imminente. A meno di rinvii Coletto dovrebbe infatti prestare giuramento davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, entrando così nel governo giallo-verde. Va da sé che in settimana – o forse anche prima visto che una seduta di giunta è in calendario martedì – Zaia dovrà decidere il da farsi.

Una scelta sarebbe già stata presa: le deleghe di Coletto andrebbero alla vicentina Manuela Lanzarin, destinata così a diventare un super assessore con due deleghe pesanti: il Sociale (che già gestisce) e la Sanità. Per alleggerirla, l’ipotesi è di toglierle alcuni incarichi minori come le Politiche per l’edilizia residenziale pubblica, i Flussi migratori, i Veneti nel mondo, le Minoranze linguistiche. Per dare a chi queste deleghe? Le opzioni che Zaia sta valutando sono due. La prima è di distribuire queste deleghe tutto sommato minori, dandone ad esempio alcune all’assessore al Turismo Federico Caner e altre all’assessore alla Cultura Cristiano Corazzari. La seconda opzione è nominare un nuovo assessore cui dare, appunto, l’Edilizia di culto, le Politiche per l’edilizia residenziale pubblica, i Veneti nel mondo e le Minoranze linguistiche, magari anche l’Attuazione del programma di governo e i Rapporti con il consiglio regionale.

Il totonomi sul nuovo assessore si è già scatenato e sarebbe proprio a causa delle tante aspettative che Zaia preferirebbe tutto sommato far scendere la giunta a 9 assessori. A Palazzo Ferro Fini i consiglieri regionali leghisti dati dai colleghi – ma non si sa se anche da Zaia – per papabili sarebbero il veronese Alessandro Montagnoli, il padovano Fabrizio Boron, il vicentino Nicola Finco, il trevigiano Alberto Villanova. Per ciascuno ci sarebbero vari problemi. Montagnoli è appena diventato presidente della Prima commissione al posto del dimissionario Marino Finozzi, senza contare che una sua nomina in giunta potrebbe innescare tensioni con l’altra veronese, la donna dei Trasporti e delle Infrastrutture Elisa De Berti.

Boron sa di Sanità essendo presidente della Quinta commissione, ma le quotazioni per un suo ingresso in giunta sono basse. Fosse Finco, bisognerebbe trovare un altro capogruppo. Villanova, che è medico dentista, è appena diventato presidente della Sesta commissione. Certo, potrebbe esserci una scelta esterna e non è un caso che a Verona, convinti che il posto di Coletto spetti a un veronese, scalpitino in parecchi, a cominciare dal vicesindaco del capoluogo scaligero Luca Zanotto, diventato tale dopo la nomina a ministro di Lorenzo Fontana. Il punto è che qualsiasi scelta per Palazzo Balbi, fosse anche esterna, rischia di rompere equilibri altrove. Di qui la tentazione: una Super-Manu e un po’ di deleghe distribuite tra gli altri assessori.

n.s. 

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close