Veneto

Zaia: studio su coagulazione pre e post-vaccini

Caso AstraZeneca, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha annunciato oggi l’intenzione di fare eseguire una ricerca sulla coagulazione del sangue pre e post-vaccino, in collaborazione con l’Università di Padova. Questo alla luce dei dubbi sollevati su un possibile nesso di causalità fra il vaccino (in questo caso AstraZeneca) e casi di trombosi ed embolie in persone che avevano ricevuto la somministrazione. “Ne hanno già discusso il direttore Flor e il professor Simioni dell’Università di Padova – ha detto Zaia – penso sia una ricerca utile, a campione, non solo su chi fa AstraZeneca ma già che ci siamo su tutti i tipi di vaccino”.

Salute o politica?

Sul caso politico dello stop ad AstraZeneca, Zaia ha ricordato che, in questo momento, in Veneto, ci sono 125 mila dosi ferme. «Per noi AstraZeneca pesa la metà sul totale dei vaccini. Spero che le autorità regolatrici e di controllo, e intendo Ministero e Aifa, pretendano e facciano estrema chiarezza immediata sui casi».

La rassicurazione

«A tutt’oggi – ha ribadito Zaia – sembra che non vi siano correlazioni tra vaccini e casi. Nel dato veneto, a fronte di migliaia di vaccinazioni non abbiamo avuto segnalazioni di gravi quadri clinici. Avendo vaccinazioni di massa così importanti, statisticamente ci possono essere casi di esordio di patologie e mortalità, che possono essere dissociati, per casualità, ma il magistrato con i suoi tecnici dovrà accertare se c’è o no correlazione. Fondamentale per noi è riavere autorizzate le vaccinazioni», ha concluso.

Nelle ultime 24, in Veneto, sono state fatte 11.942 somministrazioni, 6.526 come prime dosi, 5.410 come richiamo. «Con questa velocità di crociera perdiamo circa 10mila vaccinati al giorno. Contavamo di crescere fino a 50mila dosi al giorno, ma per noi pesa molto questa partita. L’obiettivo resta quello di mettere in sicurezza la popolazione target degli over70 prima dell’estate, potrebbe essere una grane sfida». 

La pandemia

La terza ondata continua a fare registrare numeri altissimi di nuovi casi: 2.191 nelle ultime 24 ore, e si impenna il dato delle vittime, 59 in un solo giorno. Il totale degli infetti da inizio dell’epidemia sale a 359.247, quello delle vittime a 10.259. Crescita anche nei normali reparti medici sono 1.600 i letti occupati nelle terapie intensive 207 (+4). Aumenta il numero dei soggetti attualmente positivi, 36.442 (+ 729).

«I nostri modelli ci dicono che prima di fine marzo si potrebbero oltrepassare oltre 300 prese in carico nelle terapie intensive. Sembra la replica di marzo dello scorso anno», ha detto Zaia. «I nostri modelli di proiezione – ha aggiunto – indicano che fino a fine marzo ci sarà la parte più impegnativa. Speriamo che ci aiuti la buona stagione e la campagna vaccinale, anche quella già fatta», ha concluso.
C’è un aspetto positivo: nelle case di riposo, dopo la vaccinazione di massa, oggi ci sono “solo” 100 contagiati, contro i 3.500 di dicembre.

La speranza

“Spero che dopo Pasqua riusciremo a vedere la luce in fondi al tunnel”, ha detto Zaia. Al momento (e tenendo conto della sospensione di AstraZeneca) il piano in vigore prevede che, fatte le prime dosi ai nati negli anni ’41, ’40, ’39 e ’29, questa settimana ricevono la chiamata i nati nel ’38 e i più anziani, i nati dall’11 al ’32. Per la prossima settimana è prevista la chiamata dei nati nel ’37 e negli anni ’30, ’31 e ’32. Per l’ultima settimana di marzo è prevista la convocazione delle classi ’33, ’34, ’35.

L’obiettivo è di arrivare a regime a 50 mila somministrazioni al giorno, con la partecipazione di 1.300 persone fra medici, infermieri, protezione civile.

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