Veneto

Zaia, «Va firmata l’intesa»

Nelle stesse ore in cui Draghi parla al Senato e presenta il programma del suo governo, il governatore Luca Zaia rilancia la madre di tutte le battaglie: l’autonomia differenziata. Costata al Veneto 10 milioni di euro per il referendum del 22 ottobre 2017, mentre l’Emilia Romagna ha avviato direttamente il negoziato con il presidente del consiglio Gentiloni senza spendere un centesimo. Zaia ieri ha nominato il comitato scientifico dell’Osservatorio regionale che dovrà affiancare la delegazione trattante, presieduta dal professor Mario Bertolissi. Il nuovo team è previsto dalla legge regionale 44 del 2019 e sarà guidato dall’avvocato Mario Caramel, ex segretario generale di Palazzo Balbi ora in pensione. La mente strategica e il braccio operativo si chiama però Maurizio Gasparin, neo segretario della programmazione della regione, che ha scritto in larga parte la bozza di autonomia differenziata con la richiesta delle 23 materie finita sui tavoli dei ministri Erika Stefani nel 2018 e di Francesco Boccia nel settembre 2019. Passi in avanti non se ne sono fatti perché la legge quadro con i Lea e il fondo di perequazione per le infrastrutture non è mai stata approvata dal consiglio dei ministri. Motivo ufficiale: l’emergenza Covid.

Le new entries

In realtà Giuseppe Conte non ha mai condiviso la svolta federalista del Nord, sostenuto dal M5s, Renzi e Zingaretti. Ora si apre la fase 3 con Maria Stella Gelmini che prima o poi dovrà riconvocare i tavoli istituzionali con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Le bozze d’intesa elaborate con Zaia, Fontana e Bonaccini non risultano trasmesse ufficialmente alla commissione bicamerale per il federalismo fiscale e a quella delle questioni regionali. Le audizioni con il ministro Boccia hanno riguardato solo i principi generali che hanno ispirato la “legge quadro”, finita in archivio. Nell’Osservatorio dell’Autonomia differenziata del Veneto entrano anche Alessandro Rota e Carlo Simionato, dirigenti del consiglio regionale e Alberto Cestari della Cgia di Mestre. Poi ci sono i docenti universitari: Dimitri Girotto di Udine, Matteo Cosulich di Trento, Anna Marenzi di Ca’ Foscari e Guido Rivosecchi, che guida la cattedra di diritto costituzionale a Padova da quando Bertolissi è in pensione. C’è anche l’avvocato Enrico Michetti, che rappresenta la Gazzetta amministrativa della repubblica italiana. Non è finita perché nella delegazione trattante è entrato il professor Luciano Flor, segretario generale della sanità, al posto di Ezio Zanon.

La lettera

GIANCARLO GIORGETTI LEGA

Nella lettera di convocazione Zaia definisce il perimetro dell’Osservatorio sull’autonomia: «Questo insediamento è un passaggio amministrativo di grande significato, perché segna la ripartenza verso l’obbiettivo finale. Significa che si va verso un lavoro di alto livello, che prenderà sempre più quota a supporto della nostra delegazione trattante per ripartire a tutto tondo con il tema dell’autonomia. L’obiettivo è uno solo: chiudere definitivamente la partita con la firma dell’Intesa con il Governo», scrive Zaia. Il nodo è proprio questo: la Lega è tornata al governo con la svolta europeista di Giorgetti che ha convinto Salvini a raccogliere l’appello del presidente Mattarella, ma l’autonomia non è certamente una delle priorità. Anzi. Risulta scomparsa dall’agenda e rimane il tema identitario di Zaia che la cavalca ad ogni cambio di premier. C’è un solo rammarico: dal 2008 al 2010 Zaia è stato ministro dell’Agricoltura nel governo Berlusconi a fianco di Bossi, Maroni e Calderoli. Nessuno sa spiegare perché nella stagione d’oro del centrodestra l’autonomia non abbia fatto un passo avanti. Ora si riparte, con 11 anni di ritardo e nel boom della pandemia Covid.

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