Veneto

Zaia vuole più severità

«Chiudere le scuole è sempre una sconfitta» ma se i contagi aumentano Luca Zaia ci sta pensando seriamente proprio per evitare il boom della terza ondata, che il ministro Speranza annuncia come «imminente». Prima di trovarsi con 3 mila ricoverati e 400 malati in terapia intensiva con il bis di Natale, meglio correre ai ripari subito. E bloccare le scuole, una delle cause primarie dei contagi, come dice un dossier del Cnr. Oggi però con il Veneto orgogliosamente in “zona gialla” non ci sono le condizioni epidemiologiche per il giro di vite. Il governatore aspetta solo il via libera del Cts che dovrà fissare i nuovi parametri con criteri omogenei. Se ne riparla oggi nel confronto tra le regioni e i ministri Speranza e Gelmini. Cosa vuol dire?Che va rispettato il principio cardine della statistica con un numero fisso di tamponi in rapporto alla popolazione di ogni regione. Oggi invece il tasso di contagio si calcola sul numero totale di tamponi nell’arco di una settimana. Il Molise ne fa qualche centinaio mentre il Veneto viaggia al ritmo di 40-50 mila test al giorno tra molecolari e antigenici. Si tratta solo di stabilire la nuova soglia oltre la quale scatta lo stop, con un provvedimento automatico. Senza polemiche e accuse.

La proposta del Cts

Il Cts la sua proposta l’ha messa per iscritto ancora venerdì scorso e l’ha inviata ai ministri Speranza e Gelmini: con 250 positivi su 100 mila abitanti scatta la chiusura totale delle scuole di ogni ordine e grado e da ieri 3 milioni di studenti sono a casa in Campania, Puglia e Basilicata. Con la fascia arancione invece saranno i presidenti di regione a decidere. Ma il Veneto è tenacemente in zona gialla grazie all’efficienza della macchina ospedaliera, anche se l’Rt viaggia verso l’1. E quindi per il momento si va a scuola con la dad al 50% nelle superiori, come ha sottolineato Luciano Flor, visto che l’indice dei contagi in Veneto è di 125 su 100 mila abitanti. Zaia cita anche Victor Hugo, secondo cui “chi apre la porta di una scuola chiude una prigione” mentre oggi si corre il rischio di chiudere tutte le aule e di studiare i Miserabili su Wikipedia. Nel suo tg web, il governatore ha ribadito che «l’Italia si sta colorando di arancione e anche in Veneto, che pur resta giallo, l’Rt è in crescita. Ciò alla luce del fatto che le relazioni sociali e le buone temperature portano a maggiori assembramenti, e non ultimo, anzi, per primo, la presenza delle scuole aperte. Molte delle regioni in difficoltà» ha aggiunto «hanno aperto le scuole quasi un mese prima di noi. Guardiamo i dati epidemiologici: credo che la correlazione con le scuole ci sia fino in fondo. Non lo dico io, ma la letteratura scientifica».

La questione politica

Dopo il preambolo, si entra nel nodo politico: «Va introdotto un criterio statistico oggettivo, scevro dalle interpretazioni politiche. Ci vuole l’obbligo dell’obiettività e ho chiesto il parere ai ministri Speranza e Gelmini. Sono passati 9 giorni e ora mi devono dire se posso tenere aperte le scuole o se invece non sia più corretto sotto il profilo della prevenzione tornare alla didattica a distanza per tutti. Il parametro dei 250 contagi su 100 mila abitanti fotografa una realtà al collasso che vogliamo evitare con la prevenzione del rischio».Zaia non vuole le crociate contro i ragazzi, l’ultimo test di sabato a Mestre sul popolo dello spritz ha trovato 4 positivi su 247 tamponi. La statistica racconta che se si chiude ogni giorno per 4-5 ore nelle stanze una popolazione di 700 mila persone il rischio del contagio è altissimo. Insomma, per Zaia meglio il giro di vite immediato sulle scuole piuttosto che trascinare l’ agonia fino a maggio. E il tema degli assembramenti con le folle di gitanti che danno l’assalto a piazze, spiagge, bar e ristoranti fino alle 18 come si regolamenta? Ci vuole forse un’ordinanza che rispolveri l’obbligo di passeggiare entro 200 metri dall’abitazione come un anno fa? Pericolo scampato: non si può chiudere la gente in casa, ribatte Zaia, che invita i sindaci a intensificare i controlli. Luciano Flor sottolinea con amarezza: «Ho l’impressione che la gente abbia dimenticato che l’epidemia è scoppiata proprio a marzo 2020. Oggi purtroppo ci sono le condizioni per far ripartire la malattia: state a casa, uscite solo per fare la spesa una volta al giorno e per il vaccino».

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close